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Biodiversità in viticoltura

 

Lorenzo Tablino

 

Introduzione

 

 

 

Sulle coste della penisola Italiana, immersa nel mar Mediterraneo, grazie ai commerci marittimi, furono portate, sin dal VIII sec. A.C., molte varietà di vite di diversa provenienza.  Oggi sono in gran parte estinte, oppure restano, soltanto, nella memoria orale di anziani viticoltori.  In Italia, a metà ottocento, si contavano nei vigneti oltre 4000 vitigni, oggi ne sono rimasti soltanto 450. La tutela della biodiversità è un problema di rilevanza internazionale, con forti risvolti culturali, sociali ed economici: quante specie di animali o vegetali sono andate purtroppo perse per sempre?   

 

Il vigneto sperimentale di Grinzane Cavour (Cn)

 

 

La giacitura è ideale, la superficie limitata, soltanto 1,3 ettari: qui si trova la massima concentrazione di cultivar di vite di tutto il Piemonte.

Sono con la dott.sa Anna Schneider del C.N.R, la responsabile scientifica del "Vigneto sperimentale di Grinzane Cavour"in provincia di Cuneo. Collaborano con lei, Rimondi Stefano e Daniela Torelli Marinoni.

" Vi sono coltivate 659 accessioni, riferite a 400 cultivar minori o rare ed a 50 cultivar di riferimento. Il territorio interessato è il Piemonte con i territori confinanti che hanno avuto rapporti con detta regione: Liguria, Oltrepo’ Pavese, Valtellina, Valle d’Aosta e Francia Sud Orientale.

Per ogni cultivar abbiamo almeno 5 esemplari, in certi casi anche 10-15, per un totale di circa 4500 viti coltivate.  

 

D."Quali motivazioni hanno mosso un progetto così complesso ed articolato?”.

 R. "Tre sono i motivi principali:

1 -Innanzitutto il recupero di vecchi vitigni; la provincia di Cuneo nell'ottocento ne era ricchissima, almeno 111 vitigni, oggi ridotti a 15

Di fatto c’è molto materiale ampelografico in Piemonte, la ricerca è molto vasta e interessante.

Inoltre abbiamo iniziato per primi questa attività specifica e abbiamo orientato la ricerca ai vitigni autoctoni minori.

Altre raccolte ampelografiche sono orientiate sui vitigni in generale o su quelli internazionali.

2 - La valutazione dei materiali: a partire dal 1994, nel vigneto, sono stati effettuati rilievi di tipo fenologico, ampelografico e biometrico.                          

3 - La disponibilità di materiale didattico per il riconoscimento " in campo" dei numerosi vitigni”.

 

D. “Come è nato il progetto?”.

R. “Il vigneto sperimentale è nato nel 1992 per interessamento del Centro Miglioramento Genetico della Vite di Torino, oggi istituto di virologia vegetale ( I.V.V. ), in collaborazione con la Vignaioli Piemontesi.

 La sezione staccata della scuola enologica di Alba, con sede a Grinzane Cavour, ospita il campo e provvede alle cure colturali, mentre la regione Piemonte supporta finanziariamente l'iniziativa.  La gestione a livello scientifico è curata dai ricercatori dell’Istituto di Virologia.

 

 

D. "Le varietà impiantate? ".

R. “Abbiamo le più diffuse cultivar piemontesi, nazionali ed internazionali, ma è l'estrema varietà e diversificazione del vigneto Piemontese che rende l'elenco interessantissimo. Pensiamo al Rossese bianco coltivato nel passato qui a Grinzane e in tanti paesi della Langa, oggi quasi scomparso, stesso discorso per la varietà Gamba di pernice, uva a bacca nera dell'Astigiano, oggi valorizzata anche commercialmente. Penso all’uva rugra che si conserva bene d’inverno, all’uva pupacagna con buccia e polpa consistente che si utilizza sottograppa, al carica l’asino o pagadebit, che produceva molti grappoli e quindi serviva a pagare i debiti.

L’ uva passeretta serviva per l’appassimento, l’uva di rock per l’impiccagione.( )

Troviamo nel vigneto di Grinzane Cavour rare cultivar, legate ad un comune, a piccole zone, specie fortunatamente rintracciate e salvate dall'estinzione certa, qualche nome: galletta, rosa di Benevagenna, tadone, barakuciat, montanera di Perosa.

 

Aggiungo che in caso di sinonimie è talora avviato uno studio sulla caratterizzazione del dna con marcatori molecolari; e'una tecnica di analisi molto sofisticata che vorremmo estendere ad una buona parte del vigneto sperimentale".

 

D “In pratica come si svolge il lavoro nel corso dell'anno?”.

R "Valutiamo molteplici aspetti partendo da quelli strettamente biometrici, ovvero misurazione e fotografie di foglie, acini e grappoli, a quelli più agronomici, dal peso del legno di potatura, per stimare il vigore della pianta, alle curve di maturazione, alla resistenza alla malattie, alla quantità di uva prodotta.

 

D. "Vi proponete altri obiettivi per il futuro ?".

R. "La principale a attività resta l'iscrizione, delle cultivar più adatte nel catalogo nazionale delle varietà di vite al fine di poterne eventualmente autorizzare la coltivazione nelle aree più vocate. Inoltre la mole di dati raccolta sarà, tramite Internet, a disposizione per gli studiosi di tutto il mondo tramite un apposito sito.

Il tutto finalizzato ad orientare le scelte programmatiche della futura economia vitivinicola Piemontese. Aggiungo che la regione Piemonte, tramite i vari assessorati competenti è sempre stata sensibile a questa struttura. Sono imminenti i finanziamenti per il suo reimpianto totale al fine di razionalizzarlo sotto vari punti di vista”.

 

 

Ricerche in Liguria

 

A)  Quiliano nel Savonese

 

Dino è un viticoltore speciale, unico direi: quante viti ha impiantato nella sua vigna a Quiliano nel Savonese?

Ha percorso, per anni, stradine dell’entroterra Ligure, tra vigneti dismessi, gerbidi e cascine quasi abbandonate. Cercava rare cultivar, di cui si era persa la conoscenza e la memoria.

Le ha trovate da anziani viticoltori, spesso raggiungibili in frazioni isolate, con pochi abitanti e tante vigne abbandonate da anni. Ascoltava storie antiche, spesso commoventi, poi prendeva il legno e innestava le marze. L’ elenco è lungo ma una vite resta sconosciuta, un vero mistero per nulla risolto. Dino l’ha sempre chiamata “granaccia bianca”, ma è un nome che le hanno dato nella vigna dove era in precedenza coltivata. Enologi, viticoltori, ricercatori, storici, botanici hanno visto e valutato con attenzione foglie e grappoli. Non capiscono cosa sia, non sanno darle un nome, paragonarla a qualcosa. E’ bene ripercorrere la storia di questa strana vite. Ormai si trova solo nella vigna di Dino, per quanto ci è dato sapere. In pochi esemplari, al massimo venti. Pertanto a rischio.

 Molti anni fa, in un vigneto di Quiliano, in una grossa tenuta a conduzione colonica, di proprietà di Mario Isetta, furono prese delle gemme da una vite chiamata da tutti “granaccia bianca”. L’innesto, su base americana, attecchì; in seguito altri innesti furono effettuati sempre con lo stesso metodo.

Dino, in seguito, seppe, da suo padre, fattore nella medesima tenuta, che, ad inizio '900, c’erano nelle vigne di Quiliano, più viti di granaccia bianca che di granaccia nera.

Il forte ridimensionamento della viticoltura nell’entroterra Savonese, portò alla scomparsa di questo vitigno.  Della falsa “granaccia bianca” è rimasta soltanto la memoria orale, oltre alle venti viti salvate da Dino, figlio del fattore della famiglia Isetta.

 

B)  Ceriana nell’Imperiese

 

 

In Liguria è in atto un progetto, avviato da pochi anni tra regioni Piemonte e Liguria, per realizzare delle vigne sperimentali di“Moscatello di Taggia”, finalizzate alla conservazione, all’incremento e alla valorizzazione di questa antico vitigno. Il territorio interessato al momento è il Comune di Ceriana (IM) con la Comunità Montana Argentina - Armea nella Riviera Ligure di Ponente.

 

Sin dal sec XIV il Moscatello di Taggia era uno dei vini più conosciuti della Riviera ligure; grazie al vicino porto di Ventimilia era esportato in Inghilterra e nelle Fiandre, oltre a numerosi paesi del bacino del Mediterraneo.

Solamente l’arrivo della filossera e delle altre malattie della vite nel sec XIX segnarono la scomparsa di questo vitigno. L’ulivo prese il sopravvento sulla vite, con il passare del tempo rimasero, nei filari terrazzati dell’entroterra Imperiose, rari ceppi di questo importante vitigno. (1)

 

Nel progetto, sono cointeressate le aziende agricole Mammoliti, Barucchi e Rodi, del Comune di Ceriana. Mettono a disposizione porzioni dei propri terreni e materiali da innesto.

Nel corso dell’annata agraria 2002/2003 è stato eseguito uno studio di massima avente ad oggetto l’osservazione e la catalogazione di rare piante del vitigno in oggetto, rinvenute nel territorio del Comune di Ceriana.  Ha collaborato allo studio la dott. Schneider Anna del C.N.R. di Torino.

E’ stato contattato il vivaio F.lli Obice di Santo Stefano Belbo (Cn), specializzato nella produzione di barbatelle di vitigni della famiglia “moscato”, al quale è stata affidata la riproduzione delle barbatelle a partire dalle potature delle piante assenti da patologie.

Ottenute le prime uve, si passava negli anni seguenti alla fase successiva, ovvero alla valutazione del mosto e del vino ottenuto mediante particolari microvinificazioni. Le vendemmie interessate sono state al momento cinque.

Le prime analisi –sul mosto a zero e a quattro gradi - dei quadri aromatici è molto interessante.

Sono state effettuate dal dr. Bezzo, direttore del laboratorio Consorzio Tutela dell’Asti.

 Ecco qualche dato: il valore del diendolo 1 è elevato = 1205 ppb, se riconfermato e’ superiore ad altre zone vocate.   Il valore linaiolo 211 ppb riferito a zone vocate è comunque interessante:

Attualmente sono in produzione circa 4000 mq di vigneto specializzato, il progetto prevede un consistente ampliamento della superficie vitata, coinvolgendo altre aziende viticole dell’Imperiose.