08
giu

Roberto Gatti
in: Arrabbiature, News

Microplastiche in cozze, gamberi e sale. Contaminati 70 su 102 campioni analizzati

Prime analisi indipendenti mostrano l’emergenza in atto. Nella giornata internazionale degli oceani Altroconsumo dà un segnale forte: intervenire nella catena di consumo delle plastiche prima di soffocare per utilizzo e rifiuti eccessivi.

 

 

Più di due terzi di campioni di cozze, gamberi e sale sono risultati contaminati dalle microplastiche, dalle analisi in laboratorio di Altroconsumo. L’inchiesta è stata svolta in collaborazione con altre quattro associazioni di consumatori europee di Austria, Belgio, Danimarca e Spagna. Il laboratorio coinvolto ha analizzato in tutto 102 campioni: 38 di sale marino, 35 di cozze e 29 di gamberi. Nei grafici a torta le percentuali relative ai campioni europei (compresi quelli italiani), divisi per prodotto. Nelle tabelle dell’inchiesta integrale Altroconsumo segnala il dettaglio dei 30 prodotti acquistati in Italia, in cui sono indicati anche i produttori o nel caso di prodotti sfusi il punto vendita. L’indicazione è per completa trasparenza, non per consigliare o sconsigliare le aziende: il problema delle microplastiche non dipende da come sono condotti gli allevamenti né dalle zone di pesca. Molluschi derivanti da una stessa zona possono o non possono essere contaminati da microplastiche. Solo le analisi riescono a stabilirlo.

 

Il mare di plastica non è dato solo dai sacchetti o dagli imballaggi, bottiglie e oggetti di plastica. Questi macrorifiuti deliberatamente o accidentalmente rilasciati in mare da imbarcazioni, impianti, industrie o trasportati dai fiumi e dal vento costituiscono una parte del pervasivo inquinamento che affligge i mari. Otre a questo esiste un inquinamento fatto di plastiche direttamente rilasciate nell’ambiente sotto forma di microparticelle, per esempio quelle aggiunte a cosmetici e a detergenti; il rilascio di fibre nel lavaggio degli indumenti; i pellet usati nella produzione di materiali plastici; quelle prodotte dall’abrasione dei pneumatici o dalle vernici usate per dipingere sull’asfalto la segnaletica stradale.

 

La plastica massicciamente prodotta da sessant’anni a questa parte (300 milioni di tonnellate all’anno) è ovunque. La respiriamo. La beviamo: è stata trovata sia in acque minerali sia in acque potabili. La spalmiamo sulla pelle. La mangiamo. Da qui l’indagine di Altroconsumo su sale da cucina, cozze e gamberi. Non sono stati scelti pesci, perché le microplastiche rimangono circoscritte al tratto intestinale, che è una parte che normalmente non si consuma.

 

Di fronte al costante aumento dei rifiuti nei mari la Commissione europea propone nuove norme per i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati. Insieme, rappresentano circa il 50% dei rifiuti di plastica nei mari, un altro 27% è dato da attrezzatura da pesca che contiene plastica.

 

Le misure previste nella proposta di direttiva andranno da un vero e proprio divieto di commercializzazione per i prodotti usa-e-getta per i quali esistono già valide alternative più sostenibili, fino a target di riduzione dei consumi, obblighi per i produttori, target di smaltimento, obblighi di etichettatura e campagne di sensibilizzazione dei consumatori finali.

 

È tempo per tutti di fare la propria parte per salvare noi stessi.

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Inchiesta

 

 

 

( Fonte Altroconsumo )

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