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Roberto Gatti
in: News

Produrre vino nelle Alte Madonie: la scommessa (vinta) di Tenuta San Giaime

Se vi trovate a Gangi, un “salto” alle tenute San Giaime dovete farlo.

 

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Per conoscere innanzitutto la famiglia Cicco. Ospitale, gentile e cordiale come non mai. Ma soprattutto per conoscere questa realtà vitivinicola delle Alte Madonie. Unica. Perché non c’è nessun’altra cantina in giro da queste parti, che produce vini con uve coltivate a quasi mille metri di altezza. E con questo clima che sempre più tende a tropicalizzarsi con temperature medie che ogni anno crescono considerevolmente, ormai è chiaro che il futuro vinicolo siciliano sia destinato agli alti colli.

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A condurre l’azienda è Salvatore Cicco che ha realizzato il suo sogno di avviare una cantina da queste parti. Si tratta di un’azienda miscroscopica, a conduzione familiare, ma che ha intenzione di crescere. E in tempi rapidi. Noi siamo andati a trovarli nel corso di un press tour delle Madonie organizzato dall’agenzia di stampa Migi Press.

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La famiglia di Salvatore possiede un’azienda agricola di 25 ettari in quella contrada, con terreni di natura argillosa di medio impasto a quote comprese tra 600 e 1.000 metri. Vengono coltivati essenzialmente cereali, ma come in tutte le campagne c’erano alcune viti per fare il vino per la famiglia. Salvatore scoprì che erano di Syrah allora gli si accese la lampadina: impiantarne un vigneto che fu di un ettaro e mezzo a cui ne aggiunse un altro mezzo di Grillo. Accanto a Salvatore, ci sono il figlio Alessio e il cognato Franco Mastrandrea. I primi vini “targati ” Tenuta San Giaime risalgono al 2012 con l’annata 2008 del Syrah. Oggi sono 4.628 bottiglie più 150 magnum di Syrah nel millesimo 2015, che si chiama S’15 a cui se ne aggiungono altre 3.500 di Grillo, G’16. Il vino è molto buono per cui lo si può trovare in molti locali di Milano dove i Cicco hanno un’avviata attività imprenditoriale e perfino in ristoranti italiani a Tokyo.

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Adesso la famiglia Cicco sta pensando al futuro dell’azienda, a produrre nuovi vini. E così è stato piantato un ettaro di Nerello Mascalese affiancato da poco Pinot Noir ed entro l’anno se ne impianteranno altri 4 di Catarratto, Grillo e Perricone, portando avanti in contemporanea, il progetto di una vera cantina che possa sopportare anche possibili ulteriori ampliamenti.

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In campagna una conduzione agricola rispettosa dell’ambiente e della vite secondo i principi della viticoltura biologica: pochi trattamenti minerali, concimazione con sovescio di favino e quelle pratiche potatorie atte a limitare la produzione. Anche in cantina rispetto rigoroso delle uve. Il rosso S’15 viene da vigne mediamente a 900 metri, fermenta in tini in cemento con lieviti spontanei, un vino pulito senza aggiunta di chimica e di additivi che affina 9 mesi in barrique di secondo passaggio e almeno 3 mesi in bottiglia senza chiarifica né filtrazione, dando un ottimo vino dai sentori di frutta rossa, liquirizia, spezie ed una bevuta fresca per la notevole acidità, buoni tannini ed ottima struttura, un vino che si accompagna praticamente a tutto un pasto a base di carni, ortaggi grigliati, frittate, formaggi.

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Il Grillo G’16 proviene da vigna a Guyot a 750 metri di altezza, coltivata sempre alla maniera biologica; nel garage: diraspatura, pressatura soffice e decantazione del mosto a bassa temperatura, fermentazione a temperatura controllata con lieviti selezionati e affinamento in acciaio.

 

 

( Fonte Madoniepress )

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