07
apr

Roberto Gatti
in: Recensioni

Rosa regale, un brachetto d’Acqui da Re

 castello-banfi-il-borgo

Banfi Piemonte

Via Vittorio Veneto, 76

15019 Strevi – Alessandria

Tel. +39 0144 362 600

Fax +39 0144 363 777

E-Mail: banfi@banfi.it

 

Prima di parlare e descrivere il vino di oggi, credo sia interessante e doveroso conoscere brevemente la storia della Banfi, una azienda italo-americana nata negli anni ’70, che ha fatto conoscere  il Brunello di Montalcino nel mondo, insieme all’altra capostipite che porta il nome di Biondi & Santi !

 

La storia

Banfi nasce nel 1978 grazie alla volontà dei fratelli italoamericani John e Harry Mariani.

Sin dall’inizio i due fratelli prevedono un progetto su larga scala, integrando una produzione viticola di qualità con una cantina moderna con l’obiettivo di mantenere sempre alto il livello qualitativo dei vini prodotti.

A fianco della famiglia Mariani, Ezio Rivella, uno dei più grandi enologi italiani, il quale ritiene subito che per la ricchezza della natura del suolo e la privilegiata posizione microclimatica, i territori acquisiti avrebbero avuto grosse potenzialità di sviluppo.

In quegli anni, i fratelli John e Harry rilevano inoltre la storica casa vinicola piemontese Bruzzone, attiva fin dal 1860 e specializzata nella produzione di spumanti, per farne il marchio piemontese del gruppo, oggi Banfi Piemonte.

Consiglio la lettura del volume “ Io ed il Brunello “ scritto dall’enologo Ezio Rivella, di cui in seguito un breve sunto :

“IO E BRUNELLO COME PORTAI MONTALCINO NEL MONDO”

Disponibile in Italiano ed Inglese su amazon.it

 

 

io-e-brunello-ita

 

“ All’alba degli anni Settanta, Montalcino è un paese della Toscana meridionale come tanti, anzi, forse se la passa un po’ peggio di altri. A Montalcino c’è però un vino che gli intenditori dicono essere buono, per il quale si utilizza l’uva Sangiovese che, da quelle parti, viene chiamata Brunello. È apprezzato, ma la produzione è limitata e, soprattutto, lo fanno in pochi. Poi, un giorno, arriva un signore piemontese. È un enologo molto noto, ma qui ancora quasi sconosciuto. Si chiama Ezio Rivella e inizia a girare fra le colline ilcinesi perché ha in mente un progetto ambizioso e in tasca i dollari di una famiglia italo-americana, i Mariani di New York, per realizzarlo. Da quel momento, nulla sarà più come prima a Montalcino. Questa è la storia di un sogno, della realizzazione di un’azienda vinicola pensata per essere un modello vincente e di riferimento; un’azienda che, nata dall’intraprendenza di un uomo, ha trasformato un intero territorio decretandone la fortuna e rendendolo famoso in tutto il mondo. Tuttavia questo libro non ci offre solo il resoconto di un’avventura imprenditoriale di successo, ma ci permette di addentrarci nell’universo del “nettare degli dei” accompagnati da chi l’ha cambiato per sempre.

«Le vostre botti sono vecchie, antiche. Bruciatele tutte se non volete che nel vostro Brunello ci sia robaccia». I produttori di Montalcino volevano inseguire con i bastoni l’astigiano Ezio Rivella quando, incontrandoli per la prima volta, li provocò su quanto avevano di più caro in cantina. Fine degli anni Settanta, l’era nera del Brunello. Rivella aveva le tasche piene di dollari, precise idee di marketing, una flotta di elicotteri, l’idea di costruire un finto castello (poi ne acquistò uno vero). Tra i toscani abituati a lenti cambiamenti secolari alcuni erano pronti a scrivere sulle antiche mura: «Yankee go home» contro Castello Banfi «l’azienda ideale» creata da Rivella e finanziata dalla famiglia italo-statunitense di John Mariani.

Nell’era del suo sbarco in Toscana, il mercato era molto diverso: 300 mila bottiglie. E dove c’è ora Castello Banfi, ha scritto Rivella nel suo libro «Io e Brunello» (Baldini Castoldi Dalai) la zona era «desolata, quattro case e una stazioncina ferroviaria con più treni che passeggeri, terreni incolti e nemmeno l’ombra degli agriturismi che si vedono ora». Che era accaduto? Eppure nel Seicento, come ha ricostruito Stefano Cinelli Colombini, discendente della casata della Fattoria dei Barbi, il vino di Montalcino veniva servito ai Reali d’Inghilterra, due secoli dopo raccoglieva premi in tutta Europa. Era il motore del mondo per il futurista Filippo Tommaso Marinetti che nel 1933 scrisse: «Il Brunello è benzina». Ma la fine della mezzadria e nel 1964 l’apertura dell’Autosole (la Francigena che passa da Montalcino si svuotò) decimarono i vignaioli.

Rivella diventò un enologo noto dopo aver scovato il sistema di rendere limpido il bianco della Cantina di Marino vendendolo in tutta Italia con il tappo a vite. Poi arricchì i Mariani inventando un Lambrusco prodotto dalle Cantine Riunite emiliane per gli Stati Uniti, leggerissimo (7 gradi) e frizzante: 25 milioni di casse l’anno esportate. Con i soldi spremuti dal Lambrusco, Rivella comprò per i Mariani a Montalcino, «a prezzi irrisori», 2.830 ettari, di cui 850 a Sangiovese e Moscadello, e il castello medievale di Giovanni Mastropaolo. Nel 1984 Castello Banfi aprì con una festa hollywoodiana, elicotteri e migliaia di palloncini colorati a formare grappoli d’uva in cielo. L’idea vincente di Rivella è stata quella di pensare in grande: allestì un cantina in grado di produrre allora il doppio delle bottiglie di tutti gli altri vignaioli messi assieme, arrivando in pochi anni, dopo il successo mondiale del Brunello nel 1995, a un milione di bottiglie. «Un’iniezione di forza e investimenti che ha giovato a tutti». “

 

 

 

Video Aziendale 

 

 

 

 

Scheda Tecnica

Rosa Regale Brachetto D’Acqui DOCG

rosa-regale-brachetto-2012-et-fr-400

Spumanti Dolci & Vini da Dessert

UVE IMPIEGATE Brachetto d’Acqui 100%.

METODO DI PRODUZIONE

La macerazione delle uve in rosso, protratta per circa 4/5 giorni a bassa temperatura, consente la cessione del colore e degli aromi caratteristici presenti nelle bucce. Seguono rapide e frequenti follature, la svinatura, la pressatura soffice, la filtrazione e la successiva conservazione del prodotto a 0°C. La presa di spuma avviene in autoclave, nelle Cantine di Strevi.

IL COMMENTO DELL’ENOLOGO

Spumante dolce ottenuto dal vitigno Brachetto, uva aromatica antica e complessa presente solo nella zona dell’Acquese, caratterizzata da profumi unici ed inimitabili. La macerazione a freddo dei frutti e la successiva pressatura soffice permettono l’estrazione degli intensi aromi tipici contenuti nella buccia e del caratteristico colore rosso rubino tenue. Un vino piacevole, straordinariamente elegante.

 

 cuve-alta-langa-premiato-2017

 

Note di degustazione Brachetto d’Acqui Docg Rosa Regale Banfi 2017 gr 7

 p_20180212_122004

Bello fin dal colore, di un rosa intenso, frizzante nel bicchiere con una leggera spuma evanescente ; al naso è aromatico e floreale con note di rosa , in bocca è delizioso, invitante, giustamente frizzante mai sopra le righe, abboccato, dolce equilibrato, un sorso invita al successivo, mai stucchevole. La bottiglia si involerà velocemente.

p_20180212_121953

Consigliato con pasticceria secca, dolci da forno, anche con creme leggere e panna.

Veramente ottimo !!

 

Roberto Gatti

07/04/2018

Tags: , , , , , , , , , ,

Condividi o commenta Rosa regale, un brachetto d’Acqui da Re

Lascia un commento


Seguici anche su: