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apr

Roberto Gatti
in: Arrabbiature, News

Truffa Brunello, il Tribunale di Siena ammette Mdc come parte civile

La vicenda risale al 2014, quando, grazie ad una segnalazione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, la Procura e la Guardia di Finanza senesi hanno scoperto la frode a danno dell’immagine di uno dei vini più famosi nel mondo

 

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Il Tribunale di Siena, con ordinanza del 20/03/2018, ha ammesso la costituzione dell’Associazione Movimento Difesa del Cittadino come parte civile nel processo penale della c.d. “truffa del Brunello”. Varie persone rinviate a giudizio per avere a vario titolo falsificato documentazione contabile e amministrativa, nonché partire di vino denominate Brunello di Montalcino o Rosso di Montalcino prodotte senza rispettare il disciplinare, utilizzando cioè per la quasi totalità un semplice sangiovese che veniva poi ”spacciato” per il più blasonato e costoso brunello.

 

La vicenda è nota e risale al 2014, quando, grazie ad una segnalazione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, la Procura e la Guardia di Finanza senesi hanno scoperto la frode a danno dell’immagine di uno dei vini più famosi nel mondo. Il proprietario di una piccola azienda vitivinicola a Magliano in Toscana (GR), lavorava anche come enologo e responsabile di cantina presso alcune delle più importanti aziende vitivinicole nel senese, produttrici di Brunello di Montalcino DOCG e Rosso di Montalcino DOC. All’insaputa dei titolari di queste aziende, inizia ad “esportare“ il proprio vino (un semplice Sangiovese) nelle cantine più blasonate, manipolando i registri di cantina, producendo fatture false e trasformando il proprio vinello da pochi euro in un vino che può costare, a seconda delle annate, oltre € 50 a bottiglia. Il tutto, chiaramente, avviene con la complicità di una ditta di commercio di vini, che acquistava le false bottiglie di Brunello e Rosso di Montalcino per rivenderle come “vere”, accompagnate anche dai contrassegni del MIPAF letteralmente “rubati” al Consorzio per la tutela del Brunello. L’uomo, inoltre, aveva eseguito ripetuti accessi telematici al sistema informatico Artea, l’azienda regionale per le erogazioni in agricoltura, falsificando i dati delle dichiarazioni di produzione delle vendemmie, delle giacenze contabili e delle cessioni di vino sfuso. A seguito di numerose perquisizioni, la GDF di Siena sequestrava migliaia di bottiglie di vino taroccato, con enormi danni per le aziende truffate e per I consumatori ingannati.

 

 

( Fonte lanuovaecologia )

 

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