08
ott

Roberto Gatti
in: News

Vino: cosa cambia con le nuove norme?

GRINZANE CAVOUR Nei giorni scorsi, al castello, si è parlato di norme sul vino (attuali e di prospettiva), in un importante convegno tecnico promosso dall’Unione giuristi della vite e del vino.

 

 

Il momento, d’altronde, è strategico, sia a livello europeo che italiano. Da un lato, l’Unione europea sta valutando alcune riforme sulla struttura e l’organizzazione delle misure di sostegno, che influiranno sui fatti economici e strutturali del settore. Lo stesso vale per i progetti di modifica dei requisiti che caratterizzano i prodotti a denominazione di origine. Inoltre, nel diritto comunitario sono state introdotte alcune novità nella disciplina della concorrenza applicabile alle organizzazioni di produttori e alle loro associazioni. In Italia, poi, sono in fase di emanazione i principali decreti attuativi del testo unico sul vino, come quelli in materia di consorzi, controlli e commissioni di degustazione.

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La nuova Pac. Gabriele Castelli dell’Alleanza cooperative italiane ha fatto un quadro ampio sulla nuova Pac (Politica agricola comune) 2021-2028, con uno specifico approfondimento sulla parte normativa, che prevede un cambio rispetto al passato. Il new delivery model prevede che ogni Stato membro definisca un suo piano strategico nazionale che sarà la Pac per quel Paese. L’Unione europea esaminerà ogni piano e lo approverà. La nuova impostazione si dibatte tra la possibile sussidiarietà degli Stati membri e una più o meno palese “rinazionalizzazione”. In tale ambito, i programmi per il settore vitivinicolo confermerebbero le attuali misure di sostegno (circa 380 milioni per l’Italia), introdurrebbero il concetto della “condizionalità” ovvero maggior attenzione all’ambiente, mentre confermerebbero le autorizzazioni per i nuovi impianti (1 per cento del patrimonio viticolo come incremento massimo annuale), ma con una formula che potrebbe prevedere un parziale recupero dei vecchi diritti di impianto non usati. Altre novità riguarderebbero la definizione delle Dop con un approccio non più legato solo all’origine geografica, l’introduzione in coltivazione di nuove varietà, l’ammissione di ibridi anche per le Dop e, infine, un nuovo capitolo dedicato ai vini con ridotto tenore alcolico.

 

Etichettatura e non solo. I temi dell’etichettatura dei prodotti enologici sono stati affrontati da Antonio Rossi dell’Unione italiana vini. I punti più critici sembrano essere quelli dell’indicazione in etichetta di ingredienti e valori nutrizionali, con l’infoltimento delle scritte che potrebbe appesantire il “vestito” della bottiglia. Non c’è nulla di definitivo. Pertanto, il settore sta facendo azione di lobby per ridurre il numero degli ingredienti e aumentare quello dei coadiuvanti in modo da limitare il possibile affollamento di scritte. Per quanto concerne ancora l’etichettatura, la bozza del nuovo regolamento, approvata dalla Commissione e all’esame del Parlamento europeo, prevede alcune novità come l’introduzione del concetto di “caratteri indelebili”, l’indicazione del riferimento all’importatore non più fuori dal campo visivo, la possibilità di usare materiali diversi dal vetro per i contenitori utilizzati sugli aerei e l’eliminazione delle dimensioni specifiche per il grado alcolico, che potrebbe essere genericamente scritto a 1,2 millimetri.

 

Per parlare dei nuovi decreti applicativi riferiti al testo unico del vino – in particolare di quelli riguardanti i controlli certificativi e non, i consorzi di tutela, le commissioni di degustazione e i concorsi enologici – sono intervenuti Oreste Gerini, direttore generale del Servizio repressione frodi del Ministero dell’agricoltura, Luigi Polizzi, direttore generale per la promozione della qualità agroalimentare del Ministero, Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio dell’Asti e Michele Alessandria dell’Organizzazione nazionale assaggiatori di vino.

 

( Fonte Gazzetta d’Alba )

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