• Agricoltura: è ormai crisi profonda, un’impresa su tre a rischio chiusura

Crisi: prezzi in caduta libera e costi stellari “tagliano” i redditi degli agricoltori, a rischio un’impresa su tre


La Cia, che si sta mobilitando con iniziative sull’intero territorio nazionale, denuncia una situazione sempre pi difficile


CIA.it – 04/11/2009



Crisi: prezzi in caduta libera e costi stellari tagliano i redditi degli agricoltori, a rischio un'impresa su tre




La Cia, che si sta mobilitando con iniziative sull’intero territorio nazionale, denuncia una situazione sempre pi difficile. Tutti comparti registrano drammatici problemi. Le aziende sono in grave affanno. Sono urgenti interventi straordinari e concreti.
 
Ormai emergenza vera per l’agricoltura italiana. Un’impresa agricola su tre a forte rischio. I bilanci aziendali sono sempre pi “in rosso”. I prezzi sui campi continuano la caduta libera (a fine anno il calo potrebbe arrivare anche al 16 per cento rispetto al 2008), mentre i costi produttivi crescono in maniera preoccupante e con essi gli oneri contributivi e il “peso” asfissiante degli adempimenti burocratici. Una serie di fattori che avr riflessi nefasti sui redditi dei produttori che anche quest’anno sono destinati a registrare il segno negativo. A lanciare questo nuovo allarme la Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha promosso una mobilitazione sull’intero territorio nazionale, per sollecitare una maggiore attenzione nei confronti del settore che ha bisogno urgente di interventi straordinari e concreti.

E’, comunque, il continuo crollo dei prezzi all’origine l’elemento che alimenta di pi le preoccupazioni. In questo senso – avverte la Cia – il 2009 si sta rilevando un anno disastroso. Tutti i vari comparti registrano cadute verticali e sono in drammatica difficolt. Nei primi nove mesi dell’anno per i cereali si ha una flessione del 39 per cento, del 13,7 per cento per la frutta, del 14, 5 per cento per il latte e i suoi derivati, del 19 per cento per l’olio d’oliva, del 23 per cento per il vino, dell’8,6 per cento per gli ortaggi, del 5 per cento per le colture industriali, del 2 per cento per gli animali vivi e le uova.

Uno scenario aggravato dai costi che per le imprese agricole sono diventati sempre pi insostenibili. Tra mezzi di produzione (concimi, mangimi, sementi, antiparassitari, gasolio), oneri contributivi e burocratici, siamo in presenza di un peso rilevante per gli agricoltori che, oltre a perdere competitivit sui mercati, vedono ridurre in maniera drastica i propri redditi. Negli ultimi dieci anni, dal 1999 al 2008, abbiamo assistito – sottolinea la Cia – ad aumenti che superano abbondantemente il 300 per cento. Un trend che si confermato anche nei primi nove mesi del 2009, anche se in maniera meno vistosa rispetto al passato, ma comunque sempre gravosa.

E proprio questa situazione si sta appunto traducendo in “tagli” netti dei redditi agricoli. Elemento che – ricorda la Cia – viene evidenziato anche dall’Ismea nel suo ultimo rapporto sulle tendenze agroalimentari. In esso risulta che anche il terzo trimestre del 2009 stato caratterizzato da una contrazione della redditivit per gli agricoltori, misurata in funzione dell’andamento della ragione di scambio tra i prezzi alla produzione agricola e quelli dei mezzi di produzione, che si ridotta ulteriormente arrivando sotto la soglia di 78. La “forbice” tra la dinamica dei prezzi ricavo e dei prezzi costo, dopo essere aumentata per tutta la seconda met del 2008, ed aver mostrato un ridimensionamento in apertura del 2009, ha ripreso cos ad accrescersi in maniera sensibile.

La contrazione della ragione di scambio del terzo trimestre 2009 – secondo Ismea – attribuibile esclusivamente al cattivo andamento dei prezzi costo e ricavo delle coltivazioni. La ragione di scambio relativa a tale segmento ha perso, infatti, 12 punti arrivando a quota 76, mentre la ragione di scambio degli allevamenti cresciuta di 2,4 punti vicino sfiorando quota 84. Rispetto al terzo trimestre del 2008, la ragione di scambio ha ceduto 9,6 punti, con una flessione di 16 punti per le coltivazioni e di 2 punti per gli allevamenti.


 


( Fonte Newsfood- Cia )