“ZECCHE DEI BOSCHI”, IN TRENTINO SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO

COMUNICATO STAMPA                             S.Michele allAdige, giovedì
14 agosto 2008

Zecche in diminuzione nei boschi trentini
Nei laboratori delle Viote del Bondone si estrae il codice genetico per
verificare la presenza o meno di virus e si producono le mappe di rischio

Questa estate si caratterizza per una moderata presenza di zecche nei
boschi trentini, in misura decisamente inferiore allanno scorso. Il
fenomeno va attribuito ad un processo naturale legato al minor numero di
topi selvatici, del cui sangue si cibano i minuscoli invertebrati
appartenenti alla famiglia degli acari.
Dunque, ci sono meno zecche perché ci sono meno topolini, i quali a sua
volta presentano cicli di sviluppo condizionati dalla produzione dei semi
da parte delle piante e dalle condizioni climatiche.
Ad affermarlo sono i ricercatori della Fondazione Edmund Mach che, grazie
allesperienza maturata in questi anni dal Centro di ecologia alpina, è
impegnata in primo piano anche nel monitoraggio  e nello studio di alcune
malattie trasmissibili dalla fauna selvatica alluomo.
Il nome scientifico è Ixòdes Ricinus, ma è comunemente chiamata zecca dei
boschi. E diffusa un po ovunque, nei boschi di tutto il Trentino così
come in tutta Europa. Le zecche, il cui apparato boccale è formato da una
specie di ago provvisto di uncini che penetra attraverso la cute
dellospite raggiungendo il circolo sanguigno, possono trasmettere la
malattia di Lyme perché in alcune di esse è contenuto il batterio
denominato borrelia.
 Lattività di studio inizia con il monitoraggio che si svolge una volta
al mese in due siti in provincia di Trento, uno in provincia di Bolzano,
due in provincia di Belluno e uno in provincia di Reggio Emilia. Una volta
raccolti e  portati in laboratorio, questi parassiti vengono sottoposti ad
analisi genetiche per verificare la presenza o meno di agenti patogeni
spiega Annapaola Rizzoli, medico veterinario, specializzata nelle malattie
trasmesse alluomo dalla fauna selvatica.
Nei laboratori alle Viote del Bondone si studiano le popolazioni, si
individuano gli individui responsabili della diffusione delle malattie, si
analizzano i fattori ambientali che portano a creare i focolai di infezione
e si producono modelli matematici  per simulare la dinamica di trasmissione
delle infezioni. Ma non è tutto. I ricercatori producono mappe di rischio,
verificano il rischio di esposizione a queste infezioni del personale di
sorveglianza della Provincia autonoma di Trento attraverso indagini di tipo
sierologico e collaborano con lAzienda sanitaria per realizzare programmi
di formazione e informazione sanitaria. In questo studio la Fondazione Mach
è collegata, oltre alla Fondazione Kessler e allospedale S.Chiara di
Trento, alle maggiori istituzioni scientifiche nazionali e internazionali.
Le principali si trovano in Francia, Inghilterra, Stati Uniti.
Al di là dei fenomeni naturali legati al ciclo di sviluppo della fauna
selvatica, anche lo sfalcio dei prati riduce drasticamente la presenza di
zecche sul terreno così come la ripulitura del sottobosco e dei sentieri.

Con cortese richiesta di pubblicazione e/o diffusione
        Ufficio Stampa


Ufficio Stampa
Fondazione Edmund Mach
Istituto Agrario di San Michele all’Adige

dott.ssa Silvia Ceschini
Via E.Mach, 1   38010 San Michele all’Adige (Tn) – Italy
dir. 39. 0461.615 126                fax 39. 0461.615 161
mob. 39. 339.73 929 73
[email protected]              www.iasma.it