A “Bollicine su Trento” un convegno dedicato al mercato degli spumanti

Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Trento


Ufficio Promozione


 


 


Trento, 26 novembre 2010


 


 


 


DIALOGHI SULLE BOLLICINE. EVOLUZIONI E TENDENZE DI MERCATO


Alcune idee per reagire alla crisi. Oggi presso la sede della C.C.I.A.A. di Trento


 


Gilles Fallowfield (esperto mondiale di Champagne e bollicine), Marco Sabellico (curatore della Guida Vini dItalia del Gambero Rosso e fine degustatore di bollicine), Enzo Vizzari (direttore Guide de LEspresso) e Licia Granello (food editor de La Repubblica) hanno dato vita questo pomeriggio, nellambito di Bollicine su Trento, ad un vivace dibattito sul mondo delle bollicine.


Fallowfield e la Granello hanno illustrato gli scenari del mercato: 8 milioni di bottiglie e un fatturato di circa 70 milioni di Euro sono i numeri del Trentodoc, 9,5 milioni di bottiglie e 140 milioni di Euro quelli del Franciacorta, 293 milioni di bottiglie e 3,7 miliardi di Euro quelli dello Champagne. Al netto del cosiddetto effetto millennio (i brindis per il 2000) -ha osservato Fallowfield- dal 1998 al 2008 le bottiglie di Champagne sono passate da 255,8 a 338,8 milioni con un aumento di oltre il 30%. Nello stesso periodo di tempo la crescita del Cava (metodo classico spagnolo) stata del 42%. Dopo il 2008 il tracollo. Lo Champagne sceso fino a 239 milioni. Tuttavia le previsioni per il 2010 lasciano sperare in una ripresa che dovrebbe riportare le vendite oltre i 255 milioni. Nel 2009 le bollicine francesi hanno fatto registrare esportazioni per un volume di oltre 112 milioni di bottiglie. A beneficiare del calo di vendite dello Champagne sono stati in Europa il Prosecco e il Cava i cui consumi nei primi mesi del 2010 hanno messo a segno un 14% circa su base annua. La domanda sorretta soprattutto dal consumo domestico, mentre si sta riducendo la quota dellHO.RE.CA. In particolare in Inghilterra nella fascia intorno alle 10 sterline il Prosecco un temibile competitor del vino da tavola. Due le tendenze che marcano i consumi di questi anni: la preferenza per le bollicine ros e per i prodotti extra brut (o pas dos), cio quelli che non subiscono aggiunta di zuccheri dopo la rifermentazione in bottiglia. Si tratta di un successo ha sottolineato Fallowfield – che riflette levoluzione delle tecniche di coltivazione e di vinificazione, oggi capaci di proporre al consumatore una bollicina secca, pi naturale, meno lavorata, ma non per questo meno piacevole.


Grande interesse per questo tipo di prodotti viene anche dai Paesi emergenti (B.R.I.C.) che si affacciano oggi con un potere di acquisto sempre maggiore sui mercati mondiali delle bollicine.


Sono questi mercati a rappresentare la terra di conquista per le bollicine italiane? Questa la domanda di Licia Granello. Il problema proprio questo: vale la pena di chiedersi ha osservato Enzo Vizzari se valga veramente la pena di impegnarsi in obiettivi che richiedono risorse sproporzionate rispetto ai risultati conseguibili. Per Vizzari le strategie vanno attentamente riconsiderate: innanzitutto privilegiare i consumi nazionali, educare il consumatore ad apprezzare il legame fra il prodotto e territorio evitando di ingaggiare battaglie commerciali senza speranza. Nessun metodo classico italiano ha i numeri per competere sui mercati emergenti con lo Champagne. Secondo: eliminare il termine bollicine che crea confusione fra metodo classico e metodo charmat. Daltro canto ha osservato Vizzari un altro grande problema del metodo classico italiano proprio quello legato allidentit: Francia Champagne, Spagna Cava, lItalia un insieme di prodotti con caratteristiche diverse incapaci di emergere e spesso in conflitto fra loro


LItalia il Paese delle diversit: ma questo anzich essere un limite deve essere unopportunit. Di tuttaltra idea Marco Sabellico che trova in questa caratteristica una delle cifre pi autentiche del made in Italy: Puntare sulle differenze deve diventare una strategia: la fama del made Italy daltra parte risiede proprio nella capacit di reagire allomologazione con la valorizzazione delle identit locali.


 


 ( Fonte Paolo Milani )