Abolizione Delle Commissioni Agricoltura, Sen. Stefàno: “Proposta Che Lascia Perplessi”

ROMA – “La proposta formulata dai 10 Saggi nella relazione finale consegnata al presidente Napolitano, riguardante  l’abolizione delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e che presumibilmente è stata pensata per ragioni di riduzione dei costi, lascia decisamente perplessi”.

Questo il commento del neosenatore di Sel Dario Stefano che propone le sue argomentazioni forte anche della lunga esperienza maturata in qualità di assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia.

 “Una perplessità – spiega – che nasce dalla consapevolezza (è il caso di dire “maturata sul campo”) della indiscutibile centralità del sistema agroalimentare italiano, nella gestione del territorio ma anche nella sua salvaguardia, come pure nella valorizzazione e “messa a reddito” delle enormi opportunità che la terra (e soprattutto il saperla utilizzare) regala al Paese.

La prova concreta è da intercettare nella tenuta produttiva ed occupazionale del settore nella attuale crisi, nelle ottime  perfomance delle esportazioni delle nostre eccellenze agricole, nella resistenza (faticosa) alla pressione della competizione di prodotti di importazione e nella lotta su scala planetaria alle frodi commerciali che privano di una gran quota di valore aggiunto le nostre migliori produzioni”.

 C’è poi da registrare “l’interesse crescente dei giovani – continua – verso l’agricoltura. Val la pena di ricordare che il giovane agricoltore di oggi è quasi sempre diplomato e spesso è laureato. Tutto questo avviene nonostante un assetto istituzionale  oserei dire “ostile”, benché quella agricola sia la più antica, la più onerosa e la più regolamentata  delle politiche comunitarie. Da sempre, infatti,  l’azione dello Stato ha latitato. Sia nella sua attenzione in termini di risorse che nella sua capacità (attraverso una efficace azione legislativa e di indirizzo) di essere elemento collante tra le Regioni e le Province autonome, dotate come è noto di competenza diretta sulle materie agricole.

Eliminare – conclude – quel poco che c’è dell’azione dello Stato, anziché conferirgli maggiore dignità e intensità,  è decisamente poco saggio. Sembra, anzi, allinearsi ad una visione poco contemporanea e ancor meno rivolta al futuro, che continua a concepire l’agricoltura, di fatto ignorandola, come residuale rispetto alle esigenze e alle prospettive del Paese. Ma così non è”.

( Fonte www.ilpaesenuovo.it )