E’ stato il professionista del vino più influente degli ultimi decenni nel mondo. Seguiva 200 cantine in 22 Paesi
È morto Michel Rolland, l’enologo volante. Lo chiamavano così perché girava il mondo in aereo o in elicottero per seguire le aziende di cui era consulente, da Bordeaux all’Argentina. In Italia lavorava con Caprai, Monteverro, Tenuta di Biserno, Tenuta del Nicchio e in passato Ornellaia e Masseto. Aveva 78 anni. Veniva da una famiglia di agricoltori francesi, di Pomerol. Aveva studiato a Bordeaux, enologia ovviamente. Si era messo in luce giù negli anni 70 anni ’70 nelle aziende vinicole della Rive droite, tra Merlot e Cabernet franc. Nel 2020 aveva venduto la maggioranza dell’azienda ai suoi dipendenti.
Il suo stile: vini rossi potenti, spesso da uve molto mature e con passaggi in barrique nuove.
Una caratteristica che ha esportato in tutto il mondo e che è stata valorizzata dal critico americano, e suo amico, Robert Parker.
Il regista statunitense Jonathan Nossiter nel film «Mondovino» (premiato a Cannes nel 2004) lo accusò di rendere standardizzati i vini rossi, simili in tutto il pianeta, sullo stile della Coca cola. In una conversazione di qualche tempo fa, durante una sua visita a Monteverro, a Capalbio, Rolland respinse con forza queste critiche. Ecco le domande e le risposte.
C’è chi ancora oggi la critica per costruire rossi con caratteristiche troppo simili.
«Non ci sono scelte enologiche più o meno giuste – rispose – c’è chi esagera quando si parla di ‘surmaturità’ o dell’uso del legno nel mondo del bio, io non ho mai detto che si deve usare al 100% legno nuovo. O lavorare sempre con uve supermature. Alla fine queste critiche mi scivolano addosso, senza crearmi problemi di nessun genere».
Quali scoperte sui vitigni e su nuovi vini ha fatto nel mondo?
«Scoperte estremamente importanti in tutta la mia vita, grazie al contato con più di 200 proprietari di aziende. Sono riuscito a fare produrre vino in 22 Paesi, nonostante tutte le critiche che ho raccolto nella mia vita, 50 anni di carriera nel mondo dell’enologia sono un esempio vivente».
Cosa l’ha attratta di più sui vini?
«Occuparmi di diverse situazione. Tutto è nuovo e tutto è differente, quando lavori in Sudamerica, in India, in Italia o in Argentina. Si tratta di aperture verso il territorio e verso la filosofia del proprietario».
Qual è il vino che preferisce?
«Non voglio farmi 199 nemici».
I cambiamenti di mercato cambiano anche il carattere dei vini?
«Penso che lo stile e la vinificazione non cambieranno, cambierà invece la comunicazione, prevedo che il vino abbia in generale affinamenti meno lunghi, con il tempo per essere pronto e con la giusta bevibilità, un invecchiamento 2 o 3 anni».
Cosa è cambiato dal 1990 quando ha iniziato a collaborare con Ornellaia?
«È cambiato tutto, avrei bisogno di un intero libro per rispondere, per prima cosa la vigna, in Italia c’è stato un grande progresso da allora della qualità del vigneto. La base è creare un vigneto all’altezza di quello che si vuole fare».
Come funziona il suo famoso laboratorio?
«Grazie alla mia équipe ho uno straordinario strumento di lavoro per considerare e studiare le condizioni climatiche delle varie zone e le nuove sfide». Il mio gruppo mi aiuta poi negli assemblaggi».
Il clima cambierà la geografia del vino e ridurrà la produzione nelle zone tradizionali?
«Oggi penso che non abbiamo molte zone che soffrono dei cambiamenti climatiche, al contrario altre per clima e per la tecnologia sono migliorate»
Non sono pessimista a priori. Non si sono mai prodotti così tanti vini buoni nel mondo. Sono un grande lettore di libri di fantascienza, ma niente di quello che ho letto è successo».
I suoi prossimi obiettivi a Monteverro?
«Pensare a vini per i prossimi cento anni, migliorandoli anno dopo anno».

( Fonte Corriere.it )
ANNOTAZIONI DI WINETASTE
CHI ERA MICHEL ROLLAND
Nato in una famiglia di viticoltori a Libourne, Rolland crebbe nella tenuta di famiglia, Château Le Bon Pasteur a Pomerol.[2] Dopo il liceo, su incoraggiamento del padre, Rolland si iscrisse alla scuola di viticoltura ed enologia Tour Blanche di Bordeaux. Eccellendo negli studi, fu uno dei cinque studenti scelti dal direttore Jean-Pierre Navarre per valutare la qualità del programma rispetto a quella del prestigioso Istituto di Enologia di Bordeaux. Rolland si iscrisse poi all’istituto, dove conobbe sua moglie e collega enologa, Dany Rolland, e si laureò nel 1972.
All’istituto, Michel Rolland studiò sotto la guida dei rinomati enologi Pierre Sudraud, Pascal Ribéreau-Gayon, Jean Ribéreau-Gayon ed Émile Peynaud. Rolland ha affermato che questi uomini ebbero una grande influenza su di lui e li considera i “padri dell’enologia moderna”.

Non credo di sbagliare se scrivo che il piu’ grande enologo degli ultimi 100 anni è stato Emile Peynaud, al quale ho dedicato molti articoli. Lo stesso Giacomo Tachis

si era formato alla sua scuola, cosi’ come Patrick Vallette, già direttore della grande ed avanguardistica azienda Vik in Cile.
Ne ho scritto approfonditamente qui
ed anche qui























