Alla scoperta di Sebastiano Etzo, vignaiolo del Mandrolisai

Quando Sebastiano Etzo ha fatto la sua prima vendemmia nel 2019, il vigneto più vecchio della sua azienda aveva già sessantanove anni. Impiantato nel 1950, alberello sardo condotto in asciutto. Settantacinque anni oggi, iscritto all’albo comunale dei vigneti storici del Mandrolisai.

Sei ettari totali a 650 metri di quota, terreni granitici che si sbriciolano sotto i piedi, viti ad alberello che guardano a sud-ovest. Siamo ad Atzara, provincia di Nuoro, centro esatto dell’isola. Qui il paesaggio è fatto di piccoli appezzamenti vitati, condotti in asciutto. Vigneti di dimensioni ridotte, una viticoltura di antichissima tradizione che caratterizza ancora oggi questa zona.

 

 

Terreni poveri, scelte precise

I terreni sono sabbie grosse miste ad argille, tutto frutto del disfacimento granitico. Le radici devono scendere in profondità per trovare acqua. Il risultato: pochi grappoli per vite.

Il massiccio del Gennargentu domina queste colline con le sue cime che arrivano ai 1800 metri. D’estate porta correnti fresche che attraversano querce, lecci e macchia mediterranea prima di raggiungere i vigneti. Le piogge sono contenute, l’ambiente è secco e ventilato.

Sono queste caratteristiche geografiche – i venti e le precipitazioni contenute – che rendono il Mandrolisai una zona adatta a una viticoltura sostenibile. Sebastiano conduce i sei ettari con metodo biologico.

I vigneti hanno tra i 15 e i 75 anni.

Il rosso: Bovale, Cannonau e Monica

Il Mandrolisai DOC rosso è fatto con Bovale Sardo (qui lo chiamano Muristellu), Cannonau e Monica. Tre vitigni autoctoni che in queste colline ci sono da secoli e che definiscono l’identità del Mandrolisai.

Sebastiano vendemmia ogni varietà quando è pronta, le vinifica in acciaio aperto lavorando a mano. Sceglie di seguire il metodo tradizionale della zona, con un controllo tecnico rigoroso di ogni fase. L’affinamento è diviso tra acciaio e barrique usate, l’imbottigliamento senza filtraggi pesanti. Il deposito sul fondo della bottiglia è normale: è la conseguenza di lavorare con interventi minimi.

Al bicchiere è un rosso che profuma di frutti rossi, sottobosco e macchia mediterranea. In bocca ha struttura ma non pesa, con note speziate e un finale lungo.

 

 

Il rosato: l’ultimo nato

Il Mandrolisai Rosato è l’ultimo nato. Usa gli stessi vitigni del rosso (40% Muristellu, 30% Cannonau, 30% Monica), ma viene lavorato diversamente.

Le uve vengono refrigerate dopo la raccolta, pressate il giorno dopo estraendo solo una parte del mosto. Fermentazione spontanea con i lieviti indigeni presenti sulle bucce, affinamento in gres naturale molto simile al granito: la sua microporosità permette gli scambi con l’esterno favorendo l’evoluzione del vino. Imbottigliamento senza troppi filtraggi.

Il risultato è un rosato color petalo di pesco che al naso ricorda ciliegie e lamponi. Ma in bocca ha corpo, sapidità minerale che viene dai suoli granitici, persistenza.

 

 

Quel vigneto del 1950 sta ancora lì, ad alberello, sui terreni granitici di Atzara. Settantacinque anni di radici che scendono in profondità, pochi grappoli per vite. La Vitivinicola Etzo è nata nel 2019, ma le sue radici affondano molto più indietro.

 

( Fonte Lestradedelvino.com )