di Mario Fregoni
Questo contributo del Prof. Mario Fregoni, Docente all Universit Cattolica di Piacenza, facolt di viticoltura, Presidente Onorario dell OIV che una istituzione paragonabile all ONU del vino, e ricercatore conosciuto a livello planetario, risale a qualche anno fa, ma a mio avviso estremamente attuale. Un contributo che ci induce a riflettere, senza prendere posizioni precostituite e determinate solo dal fattore emotivo, e la vicenda dei chips insegna ( o dovrebbe insegnare ) molto. Quindi lasciare campo libero alla ricerca, incentivandola, ed una volta giunti a risultati certi trarne le dovute conseguenze, avendo sempre, come obiettivo primario, la salute del consumatore. Quindi no a posizioni preconcette e precostituite, sospendere i giudizi, in attesa che la ricerca compia il suo corso, una ricerca che va finanziata e spronata, per il bene di noi tutti.
Buona lettura
Roberto Gatti
Per comprendere limportanza scientifica dellargomento, sfrondato dallempirismo e
dallipersensibilit emotiva, occorre richiamare che la Vitis vinifera, che si coltiva in
tutto il mondo su circa 8 milioni di ettari, deriva dalla Vitis silvestris (selvatica);
questa dioica ossia ha fiori maschili e femminili su piante distinte, mentre le variet di
Vinifera attualmente coltivate sono a fiori aventi sessi uniti nello stesso fiore (ermafroditi).
Le nostre viti sono pertanto frutto di mutazioni genetiche. Altrettanto si pu rammentare che la struttura attuale di 38 cromosomi deriva dalla moltiplicazione di un patrimonio base di 7 cromosomi, a cui si sono aggiunti altri cromosomi, per cui la nostra vite da considerarsi un poliploide. Le variet oggi coltivate sono il risultato di incroci spontanei (es. il Cabernet Sauvignon deriva dal Cabernet franc nero x Sauvignon bianco) o di incroci artificiali (es. luva da tavola Italia deriva da Bicane x Moscato dAmburgo). A Piacenza abbiamo incrociato il Barbera e la Bonarda per ottenere un vitigno che dar il Gutturnio con una sola variet anzich con i due genitori, come avviene attualmente. Gli esempi di incroci sono numerosissimi. Cos dicasi per i cloni che noi abbiamo selezionato in tutto il mondo per migliaia di variet di Vinifera, frutto di mutazioni genetiche naturali od indotte artificialmente. Ad esempio il Pinot nero ha dato origine al Pinot grigio, al Pinot bianco, al Pinot verde. Le mutazioni genetiche dei caratteri morfologici (grossezza del grappolo e dellacino, ecc.), e dei caratteri qualitativi (zuccheri, aromi, ecc.) sono allordine del giorno.
Chi scrive ha selezionato e clonato una Malvasia rosa ed una Malvasia grigia provenienti
da mutazioni genetiche della Malvasia bianca di Candia aromatica e le due nuove
variet sono ben diverse dalla madre, soprattutto come caratteri qualitativi, migliori
secondo i consumatori.
In sostanza possiamo affermare che da millenni in natura si formano OGM di vite sui
quali si applica la clonazione come forma di propagazione (ossia la moltiplicazione per talea e per innesto di gemme, prelevate da incroci o da cloni). Il miglioramento qualitativo stato sempre ottenuto provocando variazioni genetiche ereditarie.
La crisi fillosserica
Lavvento della fillossera (insetto che attacca le radici) ha cambiato la nostra vite, che
prima viveva su radici proprie mentre ora possiede radici americane. La vite bimembre, vale a dire composta da due individui (uno di Vinifera ed uno di ibridi di viti americane, il portinnesto). Di per s si tratta gi di un OGM. Ma sorvoliamo. Quando sono state individuate le viti americane resistenti alla fillossera vi furono molti avversari alla loro introduzione in Europa per paura che modificassero la qualit del vino. Addirittura la Francia approv un decreto che proibiva luso delle viti americane come portinnesti. Dopo oltre un secolo di uso dei portinnesti americani quel divieto fa sorridere e ricorda molto latteggiamento attuale fondato sullostracismo agli OGM. In effetti si visto che le nostre variet innestate sopra le viti americane conservano la loro individualit qualitativa, cosicch il sapore foxy (selvatico) americano non passa nel vino. Dagli innesti di uve aromatiche su viti neutre o non aromatiche e viceversa, si confermato che laroma non passa alluva, non riesce a superare linnesto, che rappresenta una barriera invalicabile per molti composti.
Una prima idea da seguire pertanto quella di predisporre OGM di viti americane resistenti ai parassiti, perch queste rappresentano solo la parte sotterranea (apparato radicale) delle nostre viti bimembri e non danno grappoli e quindi vino. Non dimentichiamo che quando le viti erano franche di piede, cio non avevano radici americane, duravano oltre un secolo (ve ne sono ancora nel mondo). Oggi le nostre viti durano 20-25 anni! Le cause sono le malattie dei portinnesti americani, fra le quali i virus (diversi) sono i pi temibili, ma anche i marciumi radicali, i nematodi (alcuni sono vettori dei virus), certe cocciniglie (Margarodes, ecc.). Ci domandiamo: che problema potrebbero comportare gli OGM dei portinnesti americani? Modificarli facile perch con una decina o poco pi di portinnesti si possono accontentare tutte le esigenze del mondo.
Diversa invece la modifica delle variet di Vinifera ( che danno i grappoli) perch sono
oltre 10.000! Per quanto attiene i portinnesti OGM si deve sottolineare che i composti azotati che possono passare dalle radici ai grappoli non devono preoccupare poich praticamente impossibile che si crei un livello di proteine tossiche od allergeniche, in quanto nelluva od ancor meno nel vino le proteine sono ridottissime. I vinaccioli (semi) sono pochissimi e non influenzano il bassissimo tasso proteico del vino.
In conclusione, chi scrive, che conosce la situazione mondiale delle ricerche, paventa il
pericolo prossimo dellimportazione dei portinnesti OGM americani dagli USA: la storia si
ripete! Perderemo cos il mercato europeo delle barbatelle che rappresenta l80% di quello mondiale o dovremo pagare royalty ai costitutori americani o di altri Paesi extra comunitari, la cui ricerca sulle resistenze continua.
La nostra vite
La Vitis vinifera possiede migliaia di variet ed insuperata dal punto di vista qualitativo, ma non possiede resistenze genetiche alle malattie ed ai parassiti animali, che invece si ritrovano nelle viti americane od in quelle asiatiche. Da qui nata lidea di ibridare le nostre viti con quelle americane ed asiatiche. Un secolo di tentativi ha dato risultati deludenti, specialmente dal lato qualitativo, in quanto le viti resistenti hanno fornito ibridi che producono vini cattivi. Sono, infatti, proibiti per la produzione di vino (salvo eccezioni). I risultati negativi sono dovuti al fatto che nellibridazione artificiale si mischiano tutti i geni, sia quelli buoni che quelli cattivi. Si tratta allora di studiare il genoma delle viti (cosa che si sta facendo) per individuare, sui cromosomi, dove sono collocati i geni che interessano, prelevarli e trasferirli nelle nostre viti (transgeniche), al fine di turbare il meno possibile lassetto genico delle nostre variet ed unire qualit e resistenza ai parassiti. Si eviterebbero i numerosi e costosi trattamenti chimici, che oggi facciamo nei vigneti, spesso pericolosi per luomo e lambiente.
Gli obiettivi perseguibili pi accettabili dai responsabili pubblici riguardano il miglioramento qualitativo delle nostre variet, ovviamente a cominciare da quelle pi coltivate. Per fare alcuni esempi si cita la possibilit di ridurre leffetto delle polifenolossidasi, enzimi che determinano lossidazione dei vini e quindi limbrunimento, la maderizzazione. Sono gi stati individuati e clonati i geni per lincremento degli antociani (colore) e del resveratrolo (la stilbene sintasi). E gi stato individuato e clonato il gene che determina lapirenia (assenza di semi), molto interessante per le uve da tavola e da essiccare, ma anche per le uve da vino (di qualit superiore). Si pu pensare di ottenere viti di forma eretta (pi luce sulle foglie, meno pali e fili, meno potatura verde) e cos via.
Un secondo grande obiettivo inerente la Vitis vinifera riguarda i parassiti. Oltre alle malattie classiche (peronospora, oidio, botrytis), oggi preoccupa moltissimo il Mal dellEsca, che provoca la morte di molte viti e contro il quale non abbiamo strumenti di lotta chimica.
Analogo discorso si pu fare per la flavescenza dorata, dove per esistono trattamenti
contro il vettore (una cicalina). Il cancro batterico della Vinifera, diffuso in molte zone,
pu trovare resistenze in altre specie di Vitis. La malattia batterica di Pierce fortunatamente non ancora giunta in Europa, ma non vi sono trattamenti chimici di lotta. Sono stati ottenuti ibridi resistenti alla Malattia di Pierce fra la Vitis vinifera e la Vitis Caribaea, ma la qualit dei vini assai lontana da quella delle nostre variet. Lottenimento della resistenza ai virus (trasmessi dai nematodi e dalle cocciniglie) possibile ed in corso in alcuni Paesi. Gli obiettivi delle modifiche genetiche sono pertanto molteplici, ma si ritengono fondamentali quelli contro i parassiti e quelli qualitativi.
I Paesi pi avanzati nelle ricerche sulle modificazioni genetiche con il transfer di geni sono gli USA, lAustralia ed Israele, nonch alcuni Paesi europei, che meglio lasciare lavorare in pace. Per quanto attiene i tempi, si ritiene che nel giro di pochi anni potremo disporre di portinnesti transgenici resistenti ai virus, ma anche di uve da tavola di OGM, mentre il traguardo per le uve da vino transgeniche ancora lontano.
Circa i rischi che si corrono con gli OGM di vite si gi discusso parlando dei portinnesti,
mentre per quanto attiene le variet da vino ci soffermiamo ancora brevemente. Si sostiene che le viti transgeniche elimineranno le nostre variet autoctone e tradizionali (per le quali non si spende gran che per salvarle!). Al contrario facciamo presente lobiettivo opposto e cio che proprio inserendo geni di resistenza e di qualit che si potranno conservare le nostre vecchie variet di Vitis vinifera, complessivamente deboli ed incapaci di reagire ai parassiti, dopo millenni di coltivazione e di propagazione agamica, cio non attraverso il seme, che preserva dai virus e fornisce piante pi resistenti, ma geneticamente diverse dalla pianta madre, perch il vinacciolo provvisto di caratteri mescolati (padre e madre). La vite una pianta altamente eterozigote, perch derivante da molti inserimenti di geni esterni di variet geneticamente differenti.
Unaltra obiezione riguarda la qualit del vino. In parte si gi illustrato il problema, ma si desidera aggiungere qualche riflessione. Si ha paura dellinquinamento della tipicit dei vini DOC, che sono il 20% della produzione e per i quali esiste una legge che prevede un controllo di 5 anni produttivi prima di usare una nuova variet nella produzione delle denominazioni di origine. Inoltre, per fortuna, sono i produttori a decidere la coltivazione di una variet ed evidente che se il vino peggiore non la coltivano. Cos avvenuto per i vecchi ibridi produttori diretti. Per quanto attiene i vini da tavola (80% della produzione) la tipicit pi blanda per le IGT e nulla per i vini da tavola correnti. Si pu quindi immaginare di iniziare la coltivazione degli OGM (una volta seriamente controllati), prima per i vini da tavola anonimi e per le uve da tavola, poi per le IGT, indi per le DOC e DOCG. Ci domandiamo, tuttavia, come mai non ci si preoccupa del radicale cambiamento che sta avvenendo a livello di DOC con lintroduzione dei vitigni internazionali. Ormai molti vini sono Cabernettizzati, Merlottizzati, Syrizzati, Chardonizzati, Sauvignonizzati, ecc. Questo
scandalo sta veramente annullando la tipicit delle nostre produzioni, omogeneizzando la produzione, assimilandola a quella dei vini dellemisfero sud e degli USA. Eppure nessuno prende posizione.
Un altro rischio che viene paventato quello dellimmissione nellatmosfera di polline di
variet OGM che impollinando le altre variet indurrebbe unevoluzione genetica contraria alla salvaguardia dei nostri vitigni. Nessuno si chiede come mai, dopo un secolo di coltivazione di viti americane, accanto alle nostre variet, non sia mai avvenuta unibridazione che abbia creato una variet nuova. Finora gli ibridi ottenuti sono stati tutti programmati dai genetisti. Gli che per la vite non si usa il seme (se non per scopi genetici), ma il legno (per le talee e per gli innesti), il quale legno (o tessuto verde) non viene minimamente influenzato dal polline circolante. Per la vite, pertanto, questo rischio genetico di liberazione nellambiente di polline OGM non esiste.
Tutto semplice? Assolutamente no, perch non vi sono fondi, i giovani ricercatori sono
scoraggiati e se ne vanno allestero, i programmi sono complessi ed assai lunghi.
Infine i controlli: si ha limpressione che si dica di no ai transgenici (anche della vite) perch non si hanno gli strumenti per i controlli. Si facciano le leggi ed i regolamenti, si diano gli strumenti ed il personale e si seguano le ricerche, dallimpostazione ai risultati, sino allimmissione in coltivazione. E contraddittorio ammettere le ricerche genetiche per salvare luomo ed impedire quelle per salvare la vite; spesso si tratta proprio di mortalit diffuse e di danni ingenti causati dai parassiti.
E inutile e dannoso arrestare il progresso scientifico, perch luomo cercher sempre il
meglio, soprattutto dal lato qualitativo ed economico. Ci non significa libert assoluta ma vigilata, al fine di evitare errori e dirigere il progresso verso le mete desiderate. Gli OGM vanno, inoltre, valutati caso per caso e non condannati in gruppo.
La vite , comunque, un caso a se stante e non pu essere paragonata alle piante erbacee che si riproducono per seme.
Mario Fregoni

















