Amarone, un Recioto “scappato” o fatto “scappare” apposta?

 


 


La vera origine dell Amarone


 


La Cantina sociale della Valpolicella di Negrar affida a due giornalisti-storici il compito di riannodare i fili della vicenda e tentare di risolvere il dilemma 


 


 


La dibattuta questione delle origini dellAmarone, il celebre vino della Valpolicella che negli ultimi dieci anni ha suscitato lentusiasmo dei maggiori mercati internazionali, ha trovato una nuova significativa testimonianza. Dalle cantine di un collezionista anonimo sono recentemente comparse, in ottimo stato di conservazione a giudicare dallintegrit delle etichette, diverse bottiglie di Valpolicella, Recioto e Amarone della Cantina sociale Valpolicella di Negrar, riportanti le date del 1936, 1938, 1939, 1940 e 1942. Il presidente e il consiglio di amministrazione della Cantina, a cui le bottiglie sono state proposte per una cifra che non stata dichiarata, non hanno certo perso loccasione di recuperare una testimonianza storica cos significativa dellattivit dellazienda. Vino indovinato In particolare, desta grande entusiasmo il reperimento della bottiglia Amarone Extra datata 1939, perch nella storiografia dellazienda viene spesso citato laneddoto che uno dei fondatori della cantina, Gaetano dallOra, dopo aver assaggiato del Recioto dimenticato in botte, si fosse rivolto al cantiniere di allora, Adelino Lucchese, affermando che questa volta il vino era stato proprio indovinato. Si era invece trasformato in qualcosa di nuovo: con la completa fermentazione degli zuccheri, il Recioto era infatti diventato un vino amaro, ma importante e di grande struttura. Lepisodio viene fatto risalire al 1938 e proprio a questa provvidenziale dimenticanza si attribuisce la nascita di questo vino tra i pi celebri al mondo. Letichetta dellAmarone Extra 1939 raffigura Villa Mosconi a Novare, prima sede della Cantina sociale di Negrar, e con la celebre citazione del poeta Ippolito Pindemonte Son cari a Bacco questi colli. Insieme a un documento del 1942, una bolla di spedizione di sei casse di fiaschi da 2 litri di Amarone per un cliente di Udine, la bottiglia del 1939 oggi la pi antica testimonianza della nascita di questo prodotto e non risultano essere state dichiarate altre bottiglie che riportino una data antecedente. Con questo prezioso rinvenimento – spiega Daniele Accordini, direttore della Cantina sociale della Valpolicella – abbiamo pensato di affidare a due giornalisti-storici una ricerca per approfondire la realt storica e sociale del periodo in cui potrebbe essere stata prodotta la prima bottiglia di Amarone. Il periodo storico Se la nascita dellAmarone fosse solo un caso – questa la prima ipotesi di ricerca -, sarebbe un caso eccezionale, come daltronde le scoperte pi incredibili fatte dalluomo. Siamo convinti, ancora prima di intraprendere una ricerca accurata, che le scoperte eccezionali non nascono solo per caso, ma per un insieme di eventi che portano lattenzione umana a considerare la felice combinazione di errori come unincredibile scoperta. Per capire lambito sociale ed economico nel quale potrebbe essere stata prodotta la prima bottiglia di Amarone dobbiamo tornare a dopo la met dellOttocento. Siamo nel 1851, qualche anno prima dellannessione del Veneto allItalia (1866), che coincise con un periodo di depressione economica, quando la comparsa delloidio determin per un certo periodo una flessione notevole della coltivazione della vite. Solo a partire dal 1860 si cominciarono ad applicare costantemente e su larga scala le solforazioni. La produzione di vino nel Veronese, grazie anche a forti gelate verificatesi nel 1854 e 1855, diminu addirittura a 1/5 della media annuale, tanto che fu necessario importare vini dallUngheria. La successiva ricostituzione dei vigneti, rapida ed estesa, dopo che si conobbe lefficacia dello zolfo, port a nuovi criteri dimpianto e apr la strada a piantagioni specializzate. Contemporaneamente lo sviluppo delle conoscenze della chimica applicata e della pedologia port a tenere conto dellimportanza della combinazione pianta-terreno ai fini della qualit della produzione (divulgazione attraverso periodici quali il Giornale agrario-industriale di Verona).


 


Il congresso enologico del 1876


Nel 1876 Verona fu sede del secondo Congresso enologico nazionale, che ebbe luogo nel palazzo della Gran Guardia, allinterno del quale si tennero delle relazioni attinenti alla viticoltura e allenologia della provincia da parte di accademici veronesi come Antonio Manganotti, Gaetano Pellegrini e Antonio Bertoldi. In particolare la relazione Pellegrini- Bertoldi verteva su Quali terreni agrari specialmente nel Veronese e a quali vitigni meglio convenga la coltivazione a basso ceppo, ci a dimostrare quale sviluppo ebbe la vitivinicoltura veronese alla fine dellOttocento. Nel frattempo vi erano state le invasioni di antracnosi e soprattutto di peronospora, che in qualche caso determinarono uno spostamento della coltivazione della vite dalla pianura alla collina, ambiente riconosciuto pi favorevole alla vite. Dalle statistiche elaborate da Ciro Ferrari, le superfici occupate dalla vite erano cresciute da 37.260 ettari nel quinquennio 1879-83 a 52.720 nel periodo 1890-92. La fillossera comparve nel Veronese piuttosto tardi, nel 1908; ci consent di approfittare dellesperienza altrui e di predisporre iniziative e interventi validi a contrastare i danni provocati dal parassita. Dalla fine Ottocento ai primi del Novecento si determinarono quindi quelle condizioni affinch la viticoltura, una delle attivit agricole italiane pi lente a cambiare nelle tecniche e nella mentalit dei suoi operatori, si modernizzasse utilizzando nuove conoscenze e tecnologie allavanguardia con il mondo. Anche in provincia di Verona gli enologi avevano ormai a disposizione le conoscenze e la materia prima per poter produrre nuove tipologie di vino pi consone ai gusti moderni.


 


Acinatico e vin santo


La seconda ipotesi di ricerca muove i passi dalla Storia regionale della vite e del vino in Italia, da cui prendiamo come certezza che il nome recioto, indicante un vino dolce derivato da uve appassite, appaia solo dopo la met dellOttocento, mentre prima di quel periodo il vino veniva indicato come acinatico (raro) e vin santo (pi frequente). Dalle ricerche storiche effettuate finora questo confermato. Oltre a un uso liturgico e sacro dei vini dolci, fu sempre importante la produzione di vin santo, come tradizione comune a tutte le regioni italiane, e possiamo capire che molti di questi vini venissero prodotti anche con uve rosse, l dove fossero presenti in maggiore quantit (in Valtellina lAromatico, che diede origine allattuale Sforzato). La produzione di vini rossi dolci nel passato rimane per alquanto rara; al contrario la moda dei vini dolci bianchi si mantenne stabile per numerosi secoli, fino alla fine appunto del 1800. Un periodo lunghissimo in cui le attenzioni commerciali per vini dolci e fortificati condizionarono in qualche modo numerose realt produttive: dallintroduzione delle Malvasie nel 1300 in Italia dalla Grecia fino alla nascita della produzione del Marsala a fine Settecento Sicilia da parte degli inglesi. Nel 1950 ancora la stessa Australia era conosciuta pi per i vini fortificati che per gli Chardonnay o gli Shiraz di oggi. Cambio di gusto Riguardo al Recioto, importante la testimonianza di Giovanni Battista Perez, nel suo libro sui vini di Verona (1899), quando, prima di deplorare la produzione Recchiotto, perch non consono alle esigenze commerciali di allora, scrisse: Quantunque adesso sia passata la moda del vino rosso dolce. Possiamo quindi sempre solo ipotizzare che verso la fine dellOttocento, cambiati i gusti del vino in campo nazionale e internazionale (nonostante la richiesta di vini dolci e fortificati da parte di Paesi del Commonwealth fosse sempre determinante. Ricordiamo che anche lo Champagne era dolce allinizio della sua internazionalizzazione), anche le migliori cantine della Valpolicella provarono a cambiare il gusto del loro vino pi celebre e soprattutto pi pagato. Lo fecero intenzionalmente? Probabilmente fu in seguito a sperimentazioni enologiche in cui furono determinanti le nuove conoscenze in fatto di fermentazione e dellapporto degli zuccheri. Lo stesso Lamberto Paronetto, nel suo volume sulla Storia dei vini del Veneto, scrive in nota alle dichiarazioni del Perez: Da ulteriori indicazioni del Perez, si pu dedurre che le prime case vinicole che commercializzarono il Recchiotto furono quelle dei f.lli Bertani e le cantine di Novare del Co. Cesare Trezza. A queste case e a quella degli Arvedi di Cuzzano, si presumono appartenere i campioni dei vini da bottiglia analizzati dal Dal Sie e riportati dal Perez. Fra queste analisi si ritrovano anche quelle dei vini da bottiglia secchi con tenori alcolici piuttosto elevati sui 13-14 gradi che si ritengono essere i primi esemplari del cosiddetto recioto scapp, cio il Recioto amarone. Vino da arrosto Per arrivare agli anni di ritrovamento della bottiglia di Amarone in questione, ci sembra una prova eccellente quella pubblicata dal giornalista veronese Morello Pecchioli, riguardo alla lettera del conte Rizzardi, presidente della Cantina, inviata nel 1936 al re Vittorio Emanuele III, che accompagnava una serie di vini prodotti dalla Cantina, tra cui il Recioto Amaro. Chiamiamo Recioto, il vino superiore della Valpolicella, spremuto dalle recie, ossia dai grappoli scelti fatti a lungo riposare su graticci avanti la pigiatura. Laggiunta di amaro per differenziare il nostro tipo di vini di ugual nome, pure ottimi, ma che essendo di sapore dolce non riescono a tutti graditi; mentre noi abbiamo il compiacimento di aver ottenuto un vino scelto da arrosto ormai conosciuto ed apprezzato. Da questa dichiarazione del presidente della Cantina, sottolineiamo due importantissimi elementi: che i vini dolci ai primi del Novecento non erano pi graditi da tutti e che il vino scelto da arrosto, ormai apprezzato e conosciuto dai clienti della Cantina (che sappiamo in quellepoca essere state soprattutto famiglie agiate lombarde), era stato ottenuto, quindi frutto di un progetto enologico, anche se rimane lipotesi che sia nato da un caso. 


 


( Fonte Focuswine )