ANGELO GAJA SI ESPRIME A FAVORE DI UNA MODIFICA DEI DISCIPLINARI







MONTALCINO DEVE PENSARE AD UN CAMBIO DI DISCIPLINARE











Montalcino – 26 Agosto 2008


LE ROI DELLENOLOGIA ANGELO GAJA: MONTALCINO DEVE PENSARE AD UN CAMBIO DI DISCIPLINARE CHE CONSENTA A PRODUTTORI-ARTIGIANI E A QUELLI DI GRANDI DIMENSIONI DI ESPRIMERE LE LORO PECULIARIT SOTTO IL NOME BRUNELLO


Riceviamo e pubblichiamo lintervento di uno dei produttori pi famosi ed illuminati dellenologia italiana, Angelo Gaja: il caso Brunello di Montalcino

Nella decade sessanta i vigneti di Sangiovese atti a produrre Brunello di Montalcino non raggiungevano i 60 ettari, i produttori una ventina, le bottiglie prodotte non pi di 150.000; nello stesso periodo gli ettari piantati a Nebbiolo nellarea del Barolo erano 500, 115 i produttori/imbottigliatori, 3.000.000 le bottiglie di Barolo prodotte annualmente.
Mentre per il Barolo non aveva un leader il Brunello di Montalcino aveva gi in Biondi Santi un padre fondatore, lartigiano che nel tempo aveva tenuto altissima la bandiera della qualit e del prezzo di un Brunello aristocratico, raro, prezioso, alla portata soltanto dei pochissimi che se lo potevano permettere.
E poi arriv Banfi. Per capire come sia esploso il fenomeno del Brunello di Montalcino non si pu prescindere da Biondi Santi e da Banfi.
Banfi, di propriet dei fratelli americani Mariani distributori di vini sul mercato Usa, innesca nella rossa Montalcino il sogno americano: il futuro vostro amico, crescete e moltiplicatevi.
Lavventura inizia con una serie di errori clamorosi. Con il benestare delle amministrazioni locali e dei sindacati agricoli i siti da destinare a vigneto vengono letteralmente stravolti, boschi e querce secolari abbattuti, colline abbassate di decine di metri ; con lassistenza dei guru della viticoltura vengono introdotte tecniche culturali che stanno agli antipodi della coltivazione accurata della vite; anzich piantare Sangiovese per produrre Brunello di Montalcino vengono piantati 500 ettari di Moscadello per produrre una specie di lambrusco bianco che non avr successo. Limpresa sembrava volgere verso un fallimento clamoroso.
E invece, miracolo, dopo lo sbandamento iniziale Banfi prende atto degli errori commessi, attua con tempestivit la riconversione dei vigneti, punta con grande decisione alla produzione del Brunello di Montalcino e diventa il motore trainante della denominazione costruendo sul mercato Usa, il pi importante al mondo per i vini di immagine e di pregio, una forte domanda che ben presto ricade sugli ignari produttori di Montalcino e si propaga in tutto il mondo.
Nessunaltra Docg italiana ha la fortuna di avere un leader storico ed un leader di mercato come ha il Brunello di Montalcino. Grazie ad essi mont linteresse, da parte di produttori/investitori italiani ed esteri, di venire a tentare limpresa a Montalcino contribuendo cos a consolidare la straordinaria spinta di crescita e di affermazione della denominazione sui mercati internazionali.
Oggi gli ettari di Nebbiolo iscritti allalbo del Barolo sono 1.800 mentre quelli di Sangiovese riconosciuti idonei alla produzione del Brunello sono diventati 2.000 – e s che i produttori hanno cercato di frenarne la corsa introducendo il blocco degli impianti – 250 i produttori e 7 milioni le bottiglie prodotte annualmente. E stato da pi parti fatto osservare che la maggioranza dei nuovi vigneti non possiede caratteristiche pedo-climatiche tali da assicurare al Sangiovese di esprimere vini di eccellenza e si lamentata la mancata zonazione (catalogazione scientifica dei terreni con la delimitazione di quelli vocati e di quelli no): ma la zonazione in nessuna parte del mondo – ad esclusione forse della Borgogna che riconosce per non una, ma oltre cento denominazioni dorigine diverse – diventata il principio ispiratore dei disciplinari di produzione. Meno che mai in Italia ove si pi propensi a coltivare la solidariet e la compiacenza.
Oggi a Montalcino c una minoranza di produttori che gode di un doppio privilegio: di avere vigneti iscritti allalbo ed in pi di possedere vigneti di Sangiovese altamente vocati capaci di esprimere vini di eccellenza. E poi esiste una maggioranza di produttori che gode a pieno titolo soltanto del primo privilegio. Sia dagli uni che dagli altri i consumatori si attendono un Brunello di Montalcino di elevata qualit.
Il disciplinare di produzione, redatto nella decade sessanta, quando gli ettari iscritti allalbo erano ancora una sessantina, impone il 100% di Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino. Con lesplosione della superficie vitata la maggioranza dei produttori in possesso di vigneti di dubbia vocazione avvertiva la necessit di migliorare la qualit dei loro vini e apparve ai pi evidente che limposizione del 100% di Sangiovese risultasse penalizzante.
Si ritenne che il miglioramento genetico del Sangiovese attraverso la selezione clonale e lintroduzione di nuove tecniche di vigneto e di cantina avrebbero cambiato la situazione, mentre invece la questione resta sul tavolo oggi come allora.
Se le indagini che la Magistratura ha in corso accertassero limpiego di variet diverse dal Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino, la mancanza pi grave commessa dai produttori sarebbe stata a mio avviso quella di non essersi adoperati prima per modificare il disciplinare di produzione e rimuovere il vincolo del 100% di Sangiovese. Voglio ricordare che il disciplinare del Rosso di Montalcino ancora pi inadeguato, presuntuoso e fuori del tempo.
I disciplinari di produzione si possono modificare ed il compito spetta esclusivamente ai produttori.
Ad ostacolare la modifica del disciplinare il conflitto di sempre tra i produttori artigiani ed i produttori di grandi volumi, ispirati come sono a filosofie di produzione e a strategie di vendita diverse. Per, se si guarda allo strepitoso successo del Brunello di Montalcino, occorre riconoscere che esso nato dallazione sinergica degli uni e degli altri, che gli uni e gli altri sono stati preziosi nel procurarlo e consolidarlo.
Ho letto che si ritiene inadatto ora un intervento atto a modificare il disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino, quando lindagine avviata dalla Magistratura ancora in corso.
A mio avviso invece arrivato il momento di pensare seriamente al dopo cominciando dalla modifica del disciplinare; essa richiede coraggio, tolleranza e rispetto reciproco da parte dei produttori. Occorre individuare una formula che consenta agli artigiani di esprimere nei loro vini la straordinaria dignit del Sangiovese e di poterla dichiarare in etichetta rendendo cos riconoscibile la loro fedelt al 100% della variet, ed ai produttori di grandi volumi di potere operare con maggiore elasticit: e tutti e due i vini debbono potersi fregiare del nome Brunello di Montalcino.

Angelo Gaja


( Fonte Winenews )


Considerazioni di Winetaste


Osservo con piacere, che le mie osservazioni pubblicate in questi giorni, in merito alle modifiche da apportare ai disciplinari, sono suffragate da un’ altro autorevole parere in materia oltre quello dell’ En. Fiore, quello di uno dei produttori piu’ rappresentativi in Italia ed all’estero del buon vino italiano.


Roberto Gatti


27-08-2008