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ASSOENOLOGI ED AIS AI FERRI CORTI ?

 

 

ANTEFATTO

Leggo la notizia sul numero della rivista L’ Enologo di maggio 2012,

dove il Presidente dell’Assoenologi Giancarlo Prevarin, associazione nazionale degli enologi ed enotecnici nazionali, esprime “ grande sorpresa e disappunto “ per il fatto che “ siamo venuti a conoscenza che l’ Associazione Italiana Sommelier, attraverso la senatrice Laura Bianconi ( Pdl ) ha presentato un emendamento, il 41/bis, al Ddl sulla semplificazione con lo scopo di far monopolizzare dall’Ais la gestione di tutti i concorsi enologici italiani “. Continua Prevarin Presidente Assoenologi :

“ Il provvedimento è stato approvato dopo avere cassato l’emendamento in questione, ma questo non ci conforta, anzi ci rammarica, vista la nostra sempre viva e costruttiva collaborazione che negli anni, ovviamente nel rispetto dei ruoli e delle competenze, abbiamo cercato di tenere con questa associazione “. La modifica all’art. 41/bis proposta con l’emendamento oggetto del contendere recitava :

“ All’art. 21 del decreto legislativo 8 aprile 2010 n. 61, il comma 3 è sostituito ( o meglio doveva essere sostituito nelle intenzioni dell’ Ais ndr ) dal seguente :

le disposizioni per la disciplina del riconoscimento degli organismi di cui al comma 1 ) , della partecipazione al concorso, del regolamento di concorso, nonché del rilascio, gestione e controllo del corretto utilizzo delle distinzioni attribuite, sono stabilite con apposito Decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Spetta alla Associazione Italiana sommeliers la nomina, secondo criteri stabiliti nel medesimo decreto, delle Commissioni di degustazione, composte da Sommeliers, e l’organizzazione dei concorsi enologici “.

 

Considerazioni di Roberto Gatti

 

Voglio partire dalla premessa che ho buoni rapporti con entrambe queste due Associazioni che lavorano ed operano con grande professionalità nel mondo del vino italiano, purtuttavia non posso esimermi dallo scrivere ciò che penso fino in fondo, perchè questo caso merita una seria e ponderata riflessione, che ritengo di essere in grado di fare perchè non ho rapporti economici con nessuna delle due e soprattutto perchè sono fermamente convinto di essere , da almeno una decina di anni, il sommelier/giornalista italiano che partecipa al maggior numero di concorsi enologici in Italia e nel Mondo ( questo ho dovuto dirlo per fini statistici ).

Partendo da questo presupposto, devo dire che mi è ventilata la convinzione che alla base di questa “ diatriba “ vi siano in primis motivi economici , ma anche motivi di prestigio e supremazia.

Attualmente nei 10/12 Concorsi organizzati, devo dire in tutta onestà, in maniera impeccabile ed inappuntabile dall’Assoenologi, siedono nelle commissioni 5 enologi chiamati dall’associazione ed un giornalista e/o sommelier italiano o internazionale a seconda del tipo di concorso ( italiano o internazionale ).

Credo che se l’Ais ne avesse parlato direttamente e preventivamente con Assoenologi, avrebbe salvato la faccia e non sarebbe stata accusata di avere tirato un colpo basso alle spalle degli enologi, ma non ne avrebbe cavato un ragno dal buco ugualmente.

Resta però il fatto che la supremazia assoluta del numero degli enologi in commissione di concorso non mi vede favorevole. Personalmente credo, e questo pensiero l’ho espresso personalmente con alcuni amici enologi, che oggi in Italia e nel Mondo vi siano tanti giornalisti e/o sommelier come il sottoscritto, che in un anno degustano qualche migliaio di vini provenienti da ogni angolo del pianeta. Quanti enologi nostrani possono dire lo stesso, quando si trovano a seguire alcune cantine magari della stessa regione se non della stessa provincia ?

Hanno il loro bel da fare per assaggiare altre tipologie di vini, ma non possono certamente degustare piu’ di una bottiglia al giorno ( che non sia della loro produzione ) o poco piu’.

Alle anteprime italiane non ho mai incontrato un enologo/degustatore ma solo buyer, giornalisti ed altri addetti ai lavori, solo in queste occasioni si possono degustare in poche giornate anche 150/200 vini di una zona .

Credo in buona sostanza che una commissione ideale, la quale auspico venga realizzata a breve, con una modifica all’art. 41/bis dovrà essere composta da :

un enologo

un sommelier Ais, Onav o Fisar

un giornalista italiano

un giornalista straniero, ove il concorso sia internazionale

un enotecario e/o ristoratore

un importatore e/o distributore

un presidente di provata esperienza ( giornalista/sommelier/enologo )

 

La cosa piu’ importante a mio avviso è l’affidabilità dei commissari, perchè a parole siamo tutti bravi ed esperti, poi alla prova dei fatti le cose cambiano radicalmente.

Vi porto una mia esperienza personale ad un concorso internazionale, dove ci è stato riproposto lo stesso vino in una serie di 12 , i risultati sono stati :

due commissari hanno “ sballato di 4/100

due commissari hanno centrato il bersaglio con uno scarto di 0/100

un commissario ha “ sballato “ di ben 10/100 sullo stesso vino

 

Quest’ultimo commissario era quello che “ percepiva “ o meglio “ gli sembrava di percepire “ qualche difettuccio o problema ad ogni vino, tant’è che puntualmente teneva lezioncine agli altri commissari, annotando puntualmente sulle schede i suoi “ immaginari difetti “. Come presidente di commissione mi sono divertito molto ad assistere a questo spettacolo, consapevole che il prossimo anno molto difficilmente sarà chiamato ancora a giudicare il lavoro altrui.

 

CONCLUSIONI

 

In questa storia all’italiana non ha ragione nessuno dei due contendenti, perchè alla base vi sono interessi economici ben chiari, in secondo ordine non vedo favorevolmente una commissione composta al 90% da enologi, che pure stimo molto, cosi’ come quella composta dal 90% di sommelier ( pur avendo il diploma Ais da oltre 20 anni ) , ma solo una commissione ETEROGENA nella sua composizione, cosi’ da rappresentare equamente tutte le figure professionali che lavorano in questo mondo del vino italiano.

Credo altresi’ che queste “ scaramucce “ non portino alcun beneficio alla causa del vino italiano che in questo periodo, piu’ che mai, ha bisogno di unità di intenti e di unire le forze in una direzione unica per meglio fare conoscere in Italia, ma soprattutto anche all’estero, i nostri vini. Cosi’ continuando le cose, vedremo transitare velocemente sotto il nostro naso, il treno frecciarossa dei competitors internazionali che si chiamano : francesi, spagnoli, portoghesi, cileni ed argentini.


Una riforma dell’art. 41 è quanto mai necessaria ed urgente, ma non come l’avrebbe voluta l’Associazione Italiana Sommelier, o come la vorrebbe mantenere tale e qual’è oggi l’ Assoenologi. Allargare la rappresentatività e maggiore rigore nella scelta dei commissari da assoggettare a puntuale verifica.

Roberto Gatti

16 maggio 2012