Basta barriques il Brunello torna nelle botti

Montalcino 16 dicembre 2010








Esaltazione delle specificit del Sangiovese e ritorno  alle botti ecco le indicazioni dell’enologa francese Valerie Lavigne per la perfetta armonia del pi grande Brunello







L’affermazione di quelle che fanno discutere soprattutto perch arriva da una francese come francesi sono le barriques che hanno imperversato nelle cantine italiane negli ultimi dieci anni. A parlare Valerie Lavigne, la nuova strepitosa enologa delle cantine toscane di Donatella Cinelli Colombini. Docente della pi celebre universit di enologia del mondo, quella di Bordeaux, la Lavigne  consulente, insieme a Denis Dubordieu e Christophe Olivier, in alcune delle pi importanti cantine del mondo come gli Chteaux d’Yquem, Margaux e Cheval Blanc.

<< Pi il vino concentrato e ricco di composti fenolici meglio sopporta i piccoli contenitori in legno. Ma anche se il vino resiste a un eccesso di legno non detto che sia giusto imporglielo >>. Da questo assunto iniziale Valerie sviluppa la sua filosofia per i grandi rossi di Montalcino << Il Brunello deve affinare in botte almeno due anni. Per una conservazione cos lunga, il produttore deve scegliere il contenitore che gli permette di beneficare dei vantaggi associati all’utilizzo del legno (ossigenazione, chiarificazione, apporto aromatico e gustativo) preservando contemporaneamente la personalit del vino (frutto, freschezza e equilibrio). Il legno non deve sovrastare il vino, deve rimanere un supporto, un'”pice”>>.

Ecco arrivare il suo giudizio <> .

E’ la perfetta armonia, il tratto distintivo dei grandi vini, che l’enologa francese intende privilegiare nel Brunello e per ottenerla propone alcune regole d’oro: se il vino deve cambiare contenitore durante il suo affinamento in legno preferibile iniziare con piccoli fusti e proseguire poi con quelli pi grandi. Il bisogno di ossigeno decresce infatti col passare del tempo. Ma ancora una volta insiste sui tonneaux (5 hl) e sulle botti  che << permettono meglio delle barriques (specialmente se vecchie) di preservare gli aromi del vitigno Sangiovese della Toscana evitando che la secchezza dei tannini disturbi l’equilibrio del vino >>.  Il riferimento a quel finale leggermente amaro che la Lavigne chiama “secco”  presente in molti vini toscani di Sangiovese e poco apprezzabile da un punto di vista qualitativo.

Viva le botti dunque. Un’affermazione che sembra un ritorno al passato e contiene invece elementi di novit nel maggiore rispetto dell’identit culturale del vino, inoltre parte da motivazioni scientifiche ineccepibili. Un approccio in sintonia con l’entusiasmo manifestato da Valerie Lavigne per i vitigni autoctoni – Sangiovese e Foglia Tonda .

Durante la sua ultima visita nelle cantine di Donatella Cinelli Colombini, avvenuta dal 23 al 25 novembre, l’enologa francese ha assaggiato i vini della vendemmia 2010 giudicandoli strepitosi.

La sua ultima scoperta il Sagrantino importato dalla vicina Umbria (18 km) nei vigneti della  Fattoria del Colle di Trequanda che, a suo parere, pu essere un ottimo partner per il Sangiovese nei vini prodotti nel Sud della Toscana.

Le botti e i vitigni autoctoni italiani hanno dunque un nuovo portabandiera ed motivo di orgoglio sapere che francese.



PER MAGGIORI INFORMAZIONI

Casato Prime Donne Montalcino SI –  Fattoria del Colle Trequanda SI

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Addetto stampa

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Annotazioni di Winetaste


Siamo alle solite : barrique si o barrique no ? Non esiste un assunto unico e definitivo per tutti i vini e tutte le tipologie, ma soprattutto a mio avviso esistono delle barrique migliori di altre ed enologi che le sanno usare meglio di altri.


Personalmente ho degustato vini di levatura mondiale affinati in barrique, cosi’ come ho degustato vini ” rovinati ” perch fatti affinare in barrique con la tostatura massima, ad esempio.


La barrique come un violino che  usato da un maestro ci doner un suono melodioso ed armonico per le nostre orecchie, se lasciato in mano ad uno qualsiasi di noi emetter dei ” lamenti ” e dei suoni inascoltabili.


Roberto Gatti