Come ogni anno a gennaio riprendono le Anteprime; come ogni anno è stato il Taurasi ad aprire le danze;

e come ogni anno ci ha accolto con una giornata di maltempo: l’anno scorso la neve, quest’anno la pioggia ed il vento sferzante. Ma il giorno successivo il tempo si è rimesso al bello, così da farci apprezzare questi paesaggi dolci nella valle del Calore e un poco più duri nelle alture, ma sempre molto spettacolari. La manifestazione si è aperta con una verticale di Taurasi 2002 (non particolarmente felici, sebbene meglio di quanto personalmente prevedevo) ed è continuata con un convegno di presentazione di uno studio sul territorio della Denominazione. Non si tratta ancora di una vera e propria zonazione, ma di una sorta di indagine preliminare che ha inteso dividere il territorio in quattro grandi aree geografiche, seppure ancora troppo disomogenee anche dal punto di vista orografico. D’altro canto la complessità di questi luoghi è altissima e con differenze sostanziali che si registrano persino all’interno di piccoli appezzamenti. Nel volgere di pochi metri si può passare da suoli evoluti del miocene a suoli giovani e non ancora consolidati dell’olocene, in quanto le emissioni vulcaniche si sono succedute dalle ere più antiche fino a qualche decina di migliaia di anni fa.

Dalla degustazione dei campioni del 2008 non siamo riusciti a trarre elementi e caratteri distinguibili da zona a zona, fatta eccezione per l’area più meridionale che corrisponde, però, a quella di più elevata altimetria, che ha mostrato vini con una maggior freschezza acida. Per il resto dei vini assaggiati, invece, riteniamo che attualmente sia più opportuno parlare di differenze stilistiche piuttosto che di differenze ambientali. Di positivo c’è che il carattere eccessivamente rustico riscontrato in molti vini nel passato si sta sempre più restringendo a favore di vini realizzati con maggiore perizia enologica. Qualche eccesso o ingenuità ancora non mancano, ma meno gravi che in passato. Di più bisognerà fare nelle vigne per ottenere una migliore gestione della produzione, dei ceppi per ettaro e della forma di allevamento.
Da segnalare le migliori aziende che hanno presentato i loro Taurasi 2008, con Mastroberardino, Villa Raiano, Benito Ferrara, Cavalier Pepe e Donnachiara; per le Riserva 2007 è doveroso segnalare Boccella, Feudi di San Gregorio e Villa Matilde; infine per le Riserva 2006 spiccano l’immancabile Salvatore Molettieri e le recenti Il Cancelliere e Cavalier Pepe. Tenuto conto che il Taurasi è un vino che non ha fretta, acquistatelo ora ma bevetelo o servitelo tra tre/quattro anni. Ricordate, però, che il Taurasi rappresenta l’essenza più nobile dei vini rossi campani, è un vino importante ed è, quindi, adatto ad un consumatore esperto ed evoluto: chi ha in mente che i vini, per esser buoni, debbano essere tutti dei novellini fruttatini, è bene che si astenga.
( Fonte Gigi Brozzoni- Il Consenso )

















