C’è la crisi, il vino resta nelle cantine….no anzi è boom di acquisti in cantina

Se le due notizie che sotto riporto, fossero una dei giorni nostri ed una di qualche anno f, non ci sarebbe nulla da osservare, ma dal momento che sono entrambe di oggi 04/04/2009, trovo siano fuorvianti per una corretta informazione. A mio avviso si scrive troppo di vino e troppo spesso a sproposito. Buona lettura


Roberto Gatti


 
Il mercato rallenta anche per colpa della troppa produzione. Problemi dal crollo di dollaro e sterlina, ma negli Usa i rossi italiani sono sempre pi status-symbol
 

VERONA. Negare la crisi uno dei modi per esorcizzarla. Cos capita, nei padiglioni affollati del 43 Vinitaly, di sentir dire che non so gli altri, ma a me va che una bellezza. Eppure i miasmi della recessione si sentono, si leggono sui visi dei produttori, si respirano nei corridoi tra uno stand e laltro, aleggiano su una fiera che fino a qualche anno fa simboleggiava lottimismo che animava la volont di tutti, con le banche che finanziavano, i vinaioli che investivano e i proprietari terrieri che facevano affari doro.
I miasmi hanno azzerato la voglia di sognare un avvenire tutto da bere. Hanno fatto piazza pulita di neologismi onirici e conformisti tipo Eldorado del vino, hanno abbassato la cresta a chi pensava che bastava imbottigliare un rosso made in Tuscany per arricchirsi, hanno rallentato la corsa alle cantine griffate. Insomma, al di l delle dichiarazioni di facciata, a dispetto di chi dice che tanto lui in America non vende e quindi la recessione non lo riguarda, la crisi c. Eccome.
I fatti parlano da soli. Negli Stati Uniti il cambio favorevole alleuro e il profondo rosso finanziario hanno prodotto una drastica riduzione dei consumi. In Gran Bretagna il solito refrain, con la sterlina che ha perso peso rispetto alla divisa valutaria continentale e con le importazioni che hanno rallentato fin quasi alla moviola. Nel Nord Europa, dove il vino si vende soprattutto nei supermercati ed quindi un prodotto destinato alle fasce medie, i rossi del nuovo mondo hanno da tempo conquistato posizioni di privilegio, grazie al mix tra qualit accettabile e prezzi abbordabili. Il mercato della Russia non decolla, tranne che per le grandi etichette, capaci di affascinare gli oligarchi nati sulla scia della perestroika. In India accade altrettanto e il Giappone scricchiola. Le uniche note liete arrivano dalla Cina, dove pure la Toscana nel 2008 ha registrato un 24% di esportazioni in pi. Per non parlare del dilagare di una cultura salutista che non va tanto per il sottile, mettendo il vino sullo stesso piano dei superalcolici, il Chianti al pari dei cocktail da sballo etilico, e che fa intravedere un paio di bicchieri di rosso come un demonio da esorcizzare: le leggi europee sono intransigenti, draconiane, e se il controllo dellalcoltest va male, sono guai.
Martini realista. Tutti sentono i rumors della crisi, tranne chi ha la pretesa di fare il Pierino. Claudio Martini, presidente della giunta regionale, tiene invece i piedi piantati per terra. E con il suo realismo contraddice gli ottimisti e gli scettici: Si vende meno vino che in passato, non c dubbio. E il momento di migliorare ulteriormente la qualit. Ricetta scontata eppure, se vogliamo, innovativa. Se i consumi si sono ridotti e si sono fatti selettivi, la sfida sui mercati si gioca sullaffidabilit del prodotto. Certo, le vicende del Brunello di Montalcino che Brunello vero non era, capaci di scuotere ledizione 2008 del Vinitaly, avranno pesato sullimmagine enologica della Toscana, contribuendo in qualche modo a determinare la contrazione dellexport (-3,4%) registrata durante il 2008. Le ragioni di questo calo vanno approfondite – aggiunge il governatore -. Certo, la vicenda del Brunello ha pesato, nel senso che pu essere stata una concausa. Per le tendenze vanno verificate sul periodo lungo, di per s un anno non significativo.
E allora, perch la Toscana si risvegliata bruscamente, dovendo rivedere le proprie ambizioni di essere un Eldorado del vino, visto che le performance nellexport sono peggiori rispetto alle principali regioni e al dato nazionale ( 1,7%)? Perch le analisi di mercato fatte a priori, in tempo di crisi si sono fatte meno affidabili di sempre. E qualcosa in pi rispetto a una semplice ondata recessiva, siamo di fronte a un drastico cambiamento del modo di vendere e consumare il vino – dice Michele Satta, che ha contribuito a fare il nome di Bolgheri -. I produttori sono finanziariamente pi fragili, gli investimenti vanno sostenuti col reddito delle attivit e i pi piccoli soffrono. Ma sono loro ad avere le maggiori chance di resistenza, poich possono lavorare a corto raggio. Non detto che per sopravvivere io debba vendere vino in Oriente, pu essere sufficiente la Toscana. I grandi, quelli per cui non ha senso mettere in commercio 50mila bottiglie, rischiano di saltare.
Troppa produzione. Ma il mondo del vino soffre anche di un disagio ulteriore, che in Toscana si percepisce pi che altrove, viste la storia, le tradizioni e la cultura. Lavvento dei grandi gruppi finanziari, sorretti dal sistema bancario, ha portato a una crisi di sovraproduzione. Ne risentono, a dimostrazione che in questo momento quasi nessuno si salva, i pi piccoli, quelli che hanno saputo rinnovare il passato e proiettare in alto limmagine enologica del Granducato. E se i grandi possono produrre vino come fosse un accessorio, un fiore allocchiello per veicolare meglio lattivit principale, il core business, tanto da riuscire a vendere bottiglie a 3 euro, i piccoli si trovano a fare i conti con questa concorrenza-Golia, sapendo gi di partire battuti.
Guardi, io faccio pi fatica a smaltire i vini che costano dieci euro che quelli pi cari – spiega Ginevra Venerosi Pesciolini, presidente dellassociazione Grandi Cru della Toscana e titolare della Tenuta di Ghizzano -. La recessione andata a incidere sulle classi medio basse, chi ha clienti da tanti anni deve tenerseli, non pu mollarli. E se i mercati esteri hanno rallentato, quello italiano non va certo meglio: la crisi finanziaria andata a sovrapporsi coi cambi favorevoli allestero e il mercato del turismo andato in tilt.
Aspettando il 2010. Insomma tutti, ma proprio tutti, aspettano che questanno se ne vada, sperando che gli incubi si stemperino in brutti sogni. Dagli Stati Uniti, neanche a dirlo, spira una brezzolina ottimistica: il mercato a stelle e strisce si prepara, nel 2012, a essere la piazza enologica pi grande del mondo, superando la Francia per quantit di volumi trattati. Gli yankee considerano il vino italiano food friendly, capace di abbinarsi a pietanze di diverse tradizioni. Le donne hanno preso a consumarlo con frequenza accelerata, ma gli uomini sono disposti a spendere di pi. Il motivo? Un buon rosso, specie se italiano, fa status symbol, aiuta a fare colpo su qualcuno. E si sa, quando ledonismo si riaffaccia segno che la crisi, prima o poi, passer.


( Fonte Espresso )


 


Vino, boom di acquisti in cantina


Coldiretti: “Nel 2008 balzo del 20%



Sar per il piacere di avere un prodotto che va direttamente dal produttore al consumatore, sar per il gusto di andarlo a comprare nel luogo in cui ha origine, sar perch cos si riesce a trovare spesso il miglior rapporto tra prezzo e qualit, ci che certo che in un periodo di crisi generale dei consumi, le vendite di vino in cantina viaggiano decisamente in controtendenza. Nel 2008 si registrato un aumento record del 20% con un valore pari a 1,2 miliardi di euro.


E’ quanto emerge dai dati della Coldiretti diffusi al Vinitaly. Numeri alla mano, sono oltre 21.400 le aziende agricole italiane che hanno deciso di aprire le porte aziendali ai consumatori per offrire direttamente dalle cantine il proprio vino.

“Acquistare direttamente in cantina significa combattere la bolla speculativa sui prezzi ed – precisa la Coldiretti – una opportunit per i consumatori che possono cos risparmiare e garantirsi acquisti sicuri e di qualit, ma anche una occasione per le imprese agricole che possono vendere senza intermediazioni e far conoscere direttamente le caratteristiche e il lavoro necessario per realizzare una specialit territoriale unica ed inimitabile. Il vino – sottolinea la Coldiretti – oggi il prodotto pi commercializzato dalle aziende agricole impegnate in Italia nella vendita diretta e supera abbondantemente ortofrutta, olio, carni e derivati e formaggi che seguono a distanza”.

Secondo il rapporto Coldiretti – Agri 2000, le Regioni dove maggiore sono le cantine che offrono l’opportunit di acquistare direttamente sono la Toscana, la Sicilia, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia dove sono coinvolte circa la met del totale nazionale.


( Fonte Coldiretti )