Campania da bere 2009: ovvero quando il vino campano diventa raffinato racconto
Nel libro di Gimmo Cuomo un viaggio in 202 bottiglie
Si rinnova l’appuntamento con «Campania da bere», la piccola antologia critica del vino regionale di Gimmo Cuomo. Ecco un brano dell’introduzione. Il libro sarà in edicola, con il «Corriere del Mezzogiorno» a partire da martedì 2 dicembre. Ecco, di seguito la prefazione del libro del giornalista, critico enologico del Corriere.
No, non è vero che gli assenti hanno sempre torto. In questo caso, per esempio, molti dei produttori non rappresentati all’interno dell’antologia, hanno, astrattamente, ragione ad essere incazzati. Sono quelli assenti per la dura legge, ma pur sempre legge, del turn over che ho coscientemente accettato di applicare nel momento (ormai sono passati più di quattro anni) in cui mi accingevo a scrivere la prima edizione di Campania da bere. Mai come stavolta questa pubblicazione rivela la sua natura antologica e rende immediatamente evidente la sostanziale differenza con quelle che convenzionalmente si definiscono guide.
Guide per chi, poi? E verso quale traguardo? La pretesa di guidare non mi appartiene. Ma chi assume l’onere di farlo dovrebbe spesso onorarlo con maggiore coscienza, con maggiore senso etico. Ecco, invece, che, con puntualità imbarazzante, molti aspiranti comandanti delle divisioni dei consumatori finiscono per condurre questi ultimi fuori strada, o peggio, cercano di guidarli alla rovina come il pifferaio magico con i topi. Che senso ha, infatti, recensire e magari premiare con un anno di anticipo sulla commercializzazione vini provati mentre erano ancora in affinamento? Quale funzione educativa si pensa di svolgere, o,più semplicemente, quale servizio si pensa di offrire, consigliando un vino che nessuno dei lettori della guida potrà assaggiare prima di un anno? Acqua, o, sembra il caso di dirlo, vino, passato. Le domande, già poste negli scorsi anni, continuano a riecheggiare nel nulla. Il malcostume dilaga. Purtroppo, la critica enogastronomica, nata come attività ludica, è diventata un grandissimo affare per molti. Per troppi. Anche per certi morti di sete, che mai in vita loro, prima cioè di essere promossi sul campo degustatori, avevano aperto bottiglie che non fossero quelle anonime acquistate nella salumeria sotto casa. Promossi degustatori o (a dispetto di un Ordine che, visto che esiste, dovrebbe selezionare forse più rigorosamente l’accesso alla professione) addirittura, giornalisti. Un titolo, quest’ultimo, inflazionatissimo, che basta, tuttavia, per fare provvista di bottiglie visitando le aziende o semplicemente contattando le stesse. Che consente di organizzare eventi e chiedere fondi pubblici per finanziarli, di beccare quanto meno qualche gettoncino di presenza per moderare dibattitti ai quali assistono quattro gatti quattro.
Nel settore enogastronomico si è sviluppata, insomma, una, sempre più vasta, area parassitaria, una sorta di grande limbo in cui si muovono personaggi che non si capisce bene che ruolo svolgano: non producono, non intraprendono, non comprano per rivendere, non rappresentano una determinata realtà produttiva, non svolgono attività di informazione. Presenzialisti indefessi in un piccolo mondo autoreferenziale, non portano alcun vantaggio al sistema economico del vino, delle produzioni agroalimentari, della ristorazione, anzi. Pizzicando di qua e di là tutto il pizzicabile, finiscono per appesantire il sistema stesso, contribuendo a far lievitare i costi. Che, naturalmente, verranno scaricati sull’anello debole della catena: il consumatore. Torniamo agli assenti. Come ho detto, molti, che in passato hanno ricevuto spazio (e in futuro continueranno ad averlo) nel libro e sul quotidiano, sono stati momentaneamente esclusi per fare largo a produttori esordienti o ad altri che non avevano avuto degna rappresentazione in precedenza. Capisco il loro rammarico. Ma il tempo, la fatica fisica spesa per cercare, assaggiare, recensire e catalogare i vini, non mi consentono per il momento, di superare le duecento etichette, in realtà duecentodue, un numero, credo, comunque significativo, che consente al lettore di avere una panoramica, se non esaustiva, quantomeno qualificata, delle attuali produzioni vinicole regionali.
( Fonte Corrieredelmezzogiorno-Gimmo Cuomo )
01 dicembre 2008















