C’é Ervi, la vite del Gutturnio: incrocio tra Barbera e Bonarda

( nella foto l’amico e collega Matteo Marenghi, persona squisita, gentile nei modi e preparata nella sostanza )


 


 


 


La vitivinicoltura piacentina potrebbe avere un asso nella manica, un nuovo vitigno su cui scommettere. Matteo Marenghi agronomo e giornalista esperto nel marketing vitivinicolo parla dell’Ervi, una variet ottenuta dalla nostra facolt di agraria nel 1970 incrociando Barbera e Croatina, che qualcuno sta giustamente pensando ad una sua valorizzazione


 


Il mondo vitivinicolo piacentino , di questi tempi, un po’ irrequieto, stante una situazione di mercato non positiva e un orizzonte che non permette di formulare previsioni nel medio-lungo periodo.


“Piacenza non rappresenta una situazione anomala nel panorama nazionale, e nemmeno in quello internazionale – ci spiega Matteo Marenghi – infatti, cessata l’euforia che ha accompagnato tutti gli anni Novanta ed i primi del nuovo millennio, dove il vino ha goduto di una sorta di supervalutazione, oggi la filiera enologica tornata a confrontarsi con tanti problemi, fra cui l’eccedenza produttiva, la competizione globale ed i mutamenti nei gusti e nelle abitudini di consumo. Certo che i territori dove il dibattito meno proficuo, come quello piacentino, fanno pi fatica ad individuare soluzioni da mettere in atto. Piacenza spesso non riesce a stare al passo con i tempi ed poco propensa all’innovazione, e questo un handicap notevole. Anche riguardo al vino dovrebbe osare di pi, ad esempio rimettendo ordine in un panorama di vini a denominazione in alcuni casi dispersivo e poco efficace sul piano del marketing e dell’identificazione territoriale (un esempio i tre uvaggi bianchi ovvero Trebbianino, Val Nure e Monterosso; o le troppe anime del Gutturnio). Certo che poi i vitivinicoltori piacentini devono rendersi conto che il mondo cambiato; chi non scommette sulla specializzazione, la meccanizzazione, l’aumento delle dimensioni aziendali e soprattutto la maggiore attenzione al mercato (anche con la costituzione di organizzazioni commerciali e reti di vendita) avr sempre meno chances.”


Ma anche il Gutturnio, vino portabandiera del territorio, in crisi?


“Bisognerebbe prima intendersi su cosa si intende per ‘crisi’ – risponde Marenghi – comunque anche il Gutturnio ha bisogno di una smossa, non pu certo pensare di vivere di rendita: non lo ha potuto fare nemmeno il Bordeaux che il pi conosciuto vino al mondo, e fra i pi pagati!


Il Gutturnio deve riorganizzarsi e rifarsi il maquillage, se vuole stare al passo con i tempi l’occasione di un’eventuale rivisitazione del disciplinare, inoltre, potrebbe essere colta per introdurre alcune novit”.


Ad esempio quali?


“Ad esempio l’allargamento della base ampelografica con un vitigno che un frutto, purtroppo sconosciuto, del nostro territorio”. E cio? “L’Ervi – risponde Marenghi – un incrocio effettuato dall’istituto di viticoltura della nostra universit gi negli anni ’70 e mai valorizzato”.


L’Ervi, un incrocio di Barbera e Bonarda


“Non si pu parlare di Ervi – ci spiega Marenghi – se non partendo dalla molla che ha spinto il costitutore a dare vita a questo incrocio; l’idea cio di produrre il Gutturnio con un’unica variet anzich mischiando le uve di Croatina (che noi chiamiamo Bonarda) e Barbera. L’idea originaria del professor Mario Fregoni, ordinario di viticoltura presso la Cattolica di Piacenza, era pi che altro di far fronte alla necessit, tuttora attualissima, di sostituire una quota di Barbera nell’uvaggio del Gutturnio. Ci perch nel piacentino la Barbera non in tutte le zone matura bene, rimanendo spesso eccessivamente acida e tannica, caratteri che il consumatore oggi nel vino non tollera pi preferendo vini morbidi e rotondi. Per questo gi nel 1970 la cattedra di viticoltura dell’Universit Cattolica produsse una serie di incroci tra Croatina (Bonarda) e Barbera con lo scopo di migliorare le caratteristiche dei genitori”. Nel 1995 la selezione tra i nuovi incroci stata conclusa con l’identificazione dell’Incrocio 108 e la nuova variet identificata stata denominata Ervi (che in aramaico significa ‘vite’) ed iscritta al registro europeo delle variet coltivate. Contemporaneamente stata inserita nella lista delle variet ammesse alla coltivazione in provincia di Piacenza ed oggi inserita in quelle autorizzate nella regione Emilia-Romagna.


“La pianta agronomicamente assai interessante e da anni viene seguita ed analizzata in alcune aziende agricole sparse sul territorio piacentino. Fra queste l’azienda di Emilio Lusignani di Vigoleno, che, viste le potenzialit del vitigno, ha impiantato un vero e proprio vigneto oggi al quarto anno di et. La prima vendemmia, ovvero quella del 2006, stata degustata dal sottoscritto – precisa Marenghi – assieme ad una piccola ma qualificata commissione di esperti, fra cui alcuni sommelier della Fisar, il professor Maurizio Zamboni dell’istituto di viticoltura e l’agronomo Roberto Miravalle”.


L’Ervi in purezza fornisce un vino con gradazione alcolica sostenuta, una forte intensit di colore, un’acidit medio bassa, una rotondit tannica decisamente interessante. Le note prevalenti sono quelle della frutta matura (ciliegia, prugna appassita) e della spezia. Originale il sentore piacevolmente ammandorlato ben percepibile a livello retrolfattivo.


Degustazioni comparative sono state compiute anche in merito a differenti uvaggi con Barbera e Bonarda, evidenziano sia la capacit di sostituire proficuamente una quota di Barbera nel Gutturnio, sia l’interesse verso una vinificazione in purezza. L’Ervi infatti capace di originare un vino straordinariamente morbido e quasi ‘meridionale’ nelle sembianze (a dispetto della latitudine di Piacenza); potrebbe quindi proficuamente coprire un segmento di mercato non sufficientemente presidiato dall’offerta attuale.


A questo proposito potrebbe essere interessante approfittare della da tempo discussa modifica del disciplinare del Gutturnio, con la proposta di aprire la porta all’impiego di vitigni miglioratori. C’ una proposta relativa al Merlot, tecnicamente idoneo allo scopo, che induce per molte e corrette posizioni avverse, trattandosi di un vitigno presente in tutto il mondo e quindi non originale.


“Fa specie che non vi sia invece, perlomeno ufficialmente, una proposta di inserimento dell’Ervi, vitigno che possediamo in esclusiva; il sospetto che – chiosa Marenghi – nell’era della comunicazione in tempo reale, diversi vitivinicoltori non sappiano nemmeno che, da diversi anni, esiste un vitigno che potrebbe rivelarsi il vero asso nella manica del territorio piacentino. Noi confidiamo che lo apprendano presto, magari da questo stesso articolo”.


 


( Fonte Libert )