Certificazioni, Roma dice no a Bruxelles


Jos Manuel Silva Rodriquez, direttore generale dell’Agricoltura alla Commissione europea (un’intera carriera di gran commis in diversi ministeri e sotto diversi governi a Madrid), insomma un burocrate navigato e prudente, una risposta di questo tenore non se l’aspettava: “Il Ministero delle politiche agricole italiane non ritiene di doversi adeguare alla posizione espressa da Codesta Commissione nella nota del 13 luglio, protocollo Eu Pilot 2168/2011”. Firmato: consigliere di Stato Antonello Colosimo, capo di gabinetto del ministro Saverio Romano.


 


Una risposta tranchant che conclude un documento di cinque pagine (che Tre Bicchieri ha potuto leggere) fatto recapitare a Bruxelles ieri, 5 settembre, deadline indicata dalla Commisssione per la messa in regola delle procedure di certificazione dei vini Doc e Docg (ora DO), oggi affidate in tutta Europa – secondo la normativa comunitaria (reg. 882 del 2004) – ad enti terzi accreditati, tranne che in Italia dove, invece, si consentito ad enti non accreditati, come le Camere di Commercio e le aziende speciali delle Regioni, di operare come “enti certificatori” pur non avendone le caratteristiche (e soprattutto non essendo accreditate secondo le normative internazionali EN 45011).


 


Facendo, in qualche modo, “concorrenza sleale” agli enti accreditati che hanno, per questa ragione, costi di certificazione superiori a quelli delle Camere e delle Regioni. Dopo anni di polemiche, ValorItalia (il pi importante ente di certificazioone italiano) ha presentato un “interpello” a Bruxelles e finalmente, a luglio (come anticipato da Tre Bicchieri), la Direzione Agricoltura guidata da Jos Rodriquez ha deciso che (testuale) “le Camere di Commercio avrebbero dovuto essere accreditate dal 1 maggio 2010 e quindi, finch non sono accreditate, non soddisfano le condizioni per poter operare come organi di certificazione”.


 


“Pertanto ” si legge ancora nella comunicazione Eu Pilot 2168/2011 “si invitano le autorit italiane a risolvere la questione dell’accreditamento delle Camere di Commercio entro il 5 settembre e a prendere rapidamente tutte le disposizioni
necessarie per garantire la continuit delle funzioni di controllo e a informare la DG Agri dei provvedimenti adottati”.


 


Partita chiusa, insomma: anche le Camere di Commercio italiane dovranno accreditarsi come le Camere francesi e le spagnole. Ma a Bruxelles non hanno fatto i conti con le sottigliezze giuridiche del Mipaaf. Che nella risposta alla Dir Agri arrivata ieri a Bruxelles ribatte (con gran sfoggio di citazioni) che “la qualifica di ente pubblico delle Camere giustifica la dispensa dall’obbligo di accreditamento contemplato dai regolamenti 510/2006 e 1234/2007”.


 


E quindi respinge al mittente l’invito a regolarizzare il sistema e a far accreditare le Camere. Che far Jos Rodriquez? Prender per buone argomentazioni gi respinte (la natura pubblicistica delle CdC) o attiver la procedura d’infrazione?


 


( Fonte Gamberorosso )