Viniplus 2008. La Tavola Rotonda.
Esiste un criterio di valutazione del vino che possa andare oltre le mode e oltre la soggettività del singolo degustatore?
Uno dei principali obiettivi della attività di formazione dellAssociazione Italiana Sommelier è quello di insegnare a capire ed a valutare la qualità di un vino. Il vino che abbiamo nel bicchiere, al momento della degustazione, senza farci influenzare dal giudizio di altri espresso o prima o dopo o in contesti diversi.
Sembra un compito facile, ma non lo è. Basta guardarsi attorno e vedere come le diverse pubblicazioni e le diverse guide esprimono giudizi difformi, discordanti o contrastanti.
Probabilmente queste differenze sono determinate dai personali approcci di analisi, dalle differenti capacità dei degustatori ed anche dalle mode. Chi non ricorda i fiumi di inchiostro
scritti pro e contro lutilizzo eccessivo della barrique? Era una moda importata ed accettata da quanti non capivano che lomologazione del gusto che ne conseguiva poteva essere utile in altri paesi ma non certo in Italia dove la cultura delle nicchie di qualità è connaturata con il nostro modo di pensare e di produrre. In pratica si è corso il rischio di azzerare il valore, assoluto ed unico al mondo, delle diversità qualitative italiane. Ma, al di là di questo, esiste un criterio di valutazione del vino che possa andare oltre le mode e oltre la soggettività del singolo degustatore?
E una scommessa difficile ma molti sommelier della Lombardia, compreso il Presidente Luca Bandirali, pensano che qualcosa si possa fare e da anni qualcosa hanno cominciato a fare.
Per esempio, con grande coraggio, è stata realizzata la Guida Viniplus. Una Guida nella
quale la valutazione dei vini viene fatta esclusivamente dai Degustatori Ufficiali di Ais Lombardia. In questo modo il giudizio espresso rimane aderente alle valutazioni di un gruppo di sommelier qualificati, che stanno sempre più acquisendo un bagaglio di esperienze professionali di tutto rispetto, ma che non fanno i degustatori di professione oppure per tutto il tempo dellanno. In pratica si tratta di un gruppo di degustatori professionali ed evoluti che sono altresì molto vicini al gusto ed alle valutazioni del consumatore finale, quello che il vino se lo deve comperare. E una metodologia di approccio valutativo di grande novità e molto apprezzata da un po tutti produttori lombardi.
Ma oggi cè la volontà di individuare con maggiore precisione un ulteriore obiettivo: definire più compiutamente quali sono i valori da tenere in considerazione per giudicare
un vino. La didattica dellAis insegna che per questo serve valutare laspetto visivo per lintensità, la vivacità e la tipicità cromatica che può esprimere.
Di grande importanza è anche laspetto olfattivo per le complessità, le finezze qualitative e le tipicità che ci possono essere comunicate. Poi occorre valutare le caratteristiche gustative del vino, i suoi equilibri, leleganza, la persistenza aromatica intensa, larmonia,
la corrispondenza tra le diverse fasi, le sinergie positive che a livello di analisi gusto olfattiva si possono determinare ed altro. Ci sono sicuramente anche altri aspetti tecnici che potrebbero essere considerati, ma, proprio qui sta il loro limite, sono appunto solo aspetti tecnici che cioè rischiano di farci perdere di vista quello che un grande vino deve sempre comunicare: la personalità e lanima del vitigno, la cultura e la tradizione del territorio che lo esprime.
Sarebbe come se in un grande Ristorante degustassimo un piatto cercando di capire solo le diverse tecniche di cottura o la correttezza dellabbinamento dei prodotti usati senza cogliere lidentità dei sapori, la piacevolezza complessiva del piatto o senza avvertire la personalità creativa del cuoco.
Un giornalista amico ci ha scritto in questi giorni: Quante volte ci siamo sorpresi per la grande piacevolezza di un vino da 85 punti? E quante volte siamo rimasti delusi da un vino da 85 punti? Eppure sono sempre 85 punti, in entrambi i casi. Questo vuol dire che il punteggio, così come lo diamo ora, in realtà non ha alcuna attinenza con uneffettiva o reale scala di piacevolezza. Allora a che serve? Gli abbiamo risposto affermando che un vino, più o meno grande, comunica sempre emozione e che proprio questa emozione è lelemento in più che noi degustatori dobbiamo cercare di interpretare e comunicare al meglio, lelemento che completa tutte le altre valutazioni e che crea la vera differenza tra un prodotto e laltro. E unemozione legata alla tipicità del vitigno, alle caratteristiche trasmesse dal terreno, dallambiente climatico, dalla cultura del territorio e dalle pratiche di cantina quando rispettose della identità e della personalità del vino.
E unattenzione innovativa da trasferire nella valutazione dei vini e speriamo che possa ottenere lapprovazione degli amici viticoltori. Se anche loro ne saranno convinti e, con responsabilità e correttezza etica, parteciperanno attivamente alla costruzione di questo progetto per la valorizzazione del vino attraverso la identificazione della sua tipicità territoriale e della sua personalità organolettica, potremo creare sinergie importanti per una giusta valorizzazione dei nostri prodotti lombardi ed italiani sia in ambito nazionale che internazionale.

















