Sole naturale o artificiale? Tintarella al mare o sotto la lampada abbronzante? Per non determinare danni alla pelle, risponde Giuseppe Palmieri dellIstituto di chimica biomolecolare (Icb) del Cnr di Sassari, in ambedue i casi bene limitare, a seconda del tipo di carnagione e dellet, il periodo di esposizione alla radiazione ultravioletta (UV) che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo di tumori cutanei, con particolare riferimento al melanoma.
La radiazione UV (formata da tre bande spettroscopiche, UVA, UVB ed UVC) che arriva al suolo composta per circa il 95% di UVA e per il 5% di UVB. UVA stimola la melatonina gi presente nella pelle producendo una rapida abbronzatura, spiega Palmieri. UVB, invece, richiede pi tempo per stimolare i melanociti ed responsabile di eritemi e scottature solari. Tuttavia UVA, utilizzata per le lampade abbronzanti, risulta pi attiva nellindurre linvecchiamento della pelle.
Cosa fare allora per ottenere quel colorito dorato senza rimetterci in salute? In caso di esposizione solare, suggerisce il ricercatore utilizzare creme con filtro anti UV di tipo A e B ad elevato fattore di protezione (almeno 20 per gli adulti con carnagione chiara e 40 per i bambini), associato sempre, per, a una riduzione dei tempi di esposizione al sole.
In altri termini, non si deve ritenere che lutilizzo di creme protettive consenta unesposizione pi prolungata ovvero incontrollata. E stato riscontrato, infatti, un aumentato rischio di tumori della pelle in individui che hanno fatto uso abituale di creme ad alto fattore di protezione al solo fine di aumentare il tempo di permanenza senza scottarsi, spiega Palmieri. Recenti studi, inoltre, suggeriscono di proteggere i bambini anche con indumenti coprenti, come magliette e cappellini, capaci di diminuire le possibilit di sviluppo di nei sul tronco, diminuendo, perci, anche il rischio di melanoma cutaneo.
Se invece si preferisce labbronzatura artificiale sappiate che, come per l’esposizione solare, prosegue Palmieri, importante la durata di esposizione alla lampada abbronzante, comunque strettamente correlata allet e al proprio tipo di pelle. Rispetto alla tintarella naturale, per, l’esposizione alla radiazione UV artificiale pi influenzata dal contemporaneo utilizzo di farmaci (antidepressivi, antibiotici, antifungini ed antidiabetici) e prodotti cosmetici (creme emollienti), i quali possono rendere la pelle fotosensibile, aumentando il rischio di scottature e danni da eccessiva esposizione. Lutilizzo delle lampade abbronzanti, quindi, deve essere evitato in soggetti cosiddetti con fototipo I e II, ovvero con carnagione chiara, capelli castano-chiari, biondi e rossi, occhi chiari e che si scottano con facilit al sole; di et inferiore ai 18 anni; con elevato numero di nei; con storia personale di frequenti scottature solari nell’infanzia ovvero con esiti di danno solare cutaneo; con pregressa diagnosi di lesioni cutanee maligne o pre-maligne; in corso di trattamenti farmacologici o cosmetici.
Dopo lestate, a prescindere dal tipo di esposizione (al sole o con lampada abbronzante), bene attuare un efficace prevenzione secondaria. Almeno una volta al mese, suggerisce Palmieri, controllare se un neo preesistente presenta un cambiamento di colore, forma o dimensione, formazione di croste e/o sanguinamento. Se vi accorgete di un nuovo neo sotto la pianta o tra le dita dei piedi meglio rivolgersi a uno specialista. Il momento migliore per questa autoispezione dopo la doccia o il bagno, in una stanza ben illuminata, usando uno specchio a figura intera e uno specchietto. Infine, non dimenticare mai un controllo specialistico: una volta lanno sufficiente per una buona prevenzione.
Fonte: Giuseppe Palmieri, Unit di genetica dei tumori, Istituto di chimica biomolecolare del Cnr, Sassari, tel. 079/998617, e-mail: [email protected]

















