Ho trascorso 4 giornate intense, istruttive, per certi aspetti emozionanti ( ed in altro articolo ve ne spiegher i motivi ), in quella magnifica regione che l’Abruzzo. Quando si legge Abruzzo, vuole significare mare azzurro con spiagge dorate, montagne, colline, vigneti ed oliveti. L’Abruzzo tutto bello, dal punto di vista vitivinicolo, ma anche dal punto paesaggistico e monumentale, personalmente senza nulla togliere alle altre provincie, per quanto ho potuto ammirare, ho apprezzato molto la provincia di Chieti, per il grande verde che la circonda : un vero spettacolo della natura.
In Abruzzo sono stato chiamato per partecipare alla 1 Convention WORLWIDE FOOD&WINE, e di questo devo ringraziare l’Assessorato Regionale all’ Agricoltura , nella persona del dott. Marco Verticelli, per il tramite del bravo collega abruzzese Massimo Di Cintio, che negli ultimi 10 anni ha dato un forte contributo, all’immagine del vino abruzzese in Italia ed all’estero.
I lavori di questa interessante Convention, dal titolo : LIMMAGINE DEL VINO ITALIANO NEL MONDO, si sono svolti nella Badia di Corropoli, con la partecipazione di personaggi famosi, sia sul palco che in sala. Ha introdotto i lavori lassessore regionale ,
Ass. Marco Verticelli : L Abruzzo la Regione piu protetta d Europa con i suoi parchi naturali :
Gran Sasso e Monti della Laga ; Parco Naturale della Majella ; Parco Sirente Velino ; Parco Naturale Abruzzo-Lazio-Molise ( sui tre confini regionali ), questo stato il frutto di imposizioni locali e non dei governi nazionali.
“Siamo orgogliosi di essere la regione pi protetta d’Europa, soprattutto perch questa elevata qualit ambientale che l’Abruzzo pu offrire parte integrante della storia della nostra cultura. Il campione della nostra produzione il Montepulciano d’Abruzzo, uno dei nostri migliori biglietti da visita in un mercato che tra i pi globalizzati”.
“Si tratta di un’occasione importante – ha rimarcato Verticelli – per comprendere come viene percepito all’estero il vino italiano e da qui individuare politiche e strategie che ci portino a migliorare il rapporto tra la nostra produzione, i consumatori ed i nostri competitors. La logica – ha continuato l’assessore – anche quella di andare ad intercettare gusti nuovi e nuovi consumatori in una fase delicata come questa nella quale, a livello comunitario, si discutono le nuove regole per la vitivinicoltura”.
L Abruzzo ha una storia vitivinicola alle spalle, ma sa intercettare anche i nuovi gusti del consumatore, e per questo bisogner capire le necessit dei consumatori, le politiche e le strategie da mettere in campo, con il contributo dei vari giornalisti e buyer internazionali presenti, per aumentare la visibilit dei prodotti italiani sui mercati esteri;
CERNILLI DANIELE V.Direttore Gamberorosso e curatore della Guida Vini d Italia
Bisogna avvicinare i produttori al giornalismo e fare capire che il Mondo grande, e va ben al di l delle loro colline. Il mondo del vino italiano produce qualcosa come 50.000.000 di hl, realizzando una ricchezza di 100.000.000 di euro, il che significa una media di circa 2 euro/litro, oltre la met del vino italiano viene ancora venduto sfuso, e la differenza di prezzo tra i vini la piu grande tra tutti i prodotti oggi consumati: esistono bottiglie che costano 1 euro e bottiglie che costano 5.000 euro. Quindi bisogna capire di quale vino stiamo parlando : i vini Doc, Docg sono allincirca il 25% del totale, mentre quelli da tavola arrivano al 75%, quindi bisogner convincere le persone al consumo del vino di qualit, tramite anche la serie di ristoranti italiani sparsi in ogni luogo del Mondo;
IL VINO ITALIANO
IN GERMANIA di Ugo Gagliussi
L Italia il maggior fornitore di vino in Germania, registrando nel 2006 un 12%, dopo 5 anni di stagnazione. Si registra un aumento, nei consumi, nei vini di fascia entro i 5 euro, i rossi la fanno da padrone, ma ora anche i rosati stanno registrando un aumento dei consumi;
Litalia in generale rimane la nazione Europea pi affascinante per i Tedeschi. Il way of life italiano non pu essere raggiunto da nessun altra nazione. Fondamentale la presenza della gastronomia Italiana che come cucina etnica con i suoi vini
la pi diffusa ed apprezzata qualitativamente in tutto il paese. Un problema per sicuramente il
prezzo che normalmente nella ristorazione viene moltiplicato per quattro volte rispetto a quello
dacquisto. Purtroppo, nonostante i tedeschi amino l Italia molte occasioni si perdono per via della mancanza di unit. Si parla sempre in troppe voci, gli interessi sono pi regionali che nazionali e cos, spesso, mancano le risposte al marketing aggressivo della Spagna, della Francia e di alcune nazioni emergenti. Le altalene dei prezzi, quindi la risultante mancanza di sicurezza per il compratore, hanno spesso effetti negativi sul lavoro quotidiano.
Quindi sarebbe importante ritrovare una certa unit di presentazione dell Italia unita ad un forte marketing per il ns. Paese.
IN BRASILE Importatore: Antonio Petillo
Il vino italiano, leuropeo pi importato, sta perdendo spazio nel mercato brasiliano per i vini Cileni, Argentini, Portoghesi e Francesi.
Una ricerca realizzata dallInternational Wine and Spirit Record di Londra, prevede che fino al 2011 i brasiliani berranno 369 milioni di litri di vino allanno, un aumento del 12,3% in paragone con il 2005.
Secondo la Unio Brasileira de Vinicultura (Uvibra) la partecipazione dei prodotti esteri nel consumo brasiliano passata dal 46% nel 2000 al 63% nel 2005 quanto sono entrati nel paese 37,5 milioni di litri, ed arrivata al 72% nei primi quattro mesi di questanno con un volume di 10 milioni di litri.
Per quanto riguarda gli spumanti la situazione favorevole per i prodotti brasiliani. Tuttavia, la partecipazione degli importati anche aumentata passando dal 30% nel 2000 a quasi il 34% nel 2005, con 34 milioni di litri commercializzati nel paese, e del 42% al 50% in paragone tra il primo quadrimestre del 2006 con lo stesso periodo dellanno scorso con un volume di 1 milione di litri.
Il Brasile un paese caldo con un clima variabile, ma definitivamente in grande parte tropicale e equatoriale. Se si iniziasse a bere vino italiano a Rio de Janeiro, probabilmente sarebbe per una degustazione di bianchi di vigne tradizionali non fermentate in barili, ossia vini facili da bere. Invece se si iniziasse a bere vino a San Paolo oppure a Porto Alegre si degusterebbero vini tinti di medio bicchiere, tenuti in grandi barili provenienti da vigne tradizionali.
Il rinascimento del vino italiano avvenuto soltanto perch stato cambiato il paradigma della quantit alla qualit. Il processo, tuttavia, non ancora concluso, 60% a 70% dei vini della penisola devono migliorare la loro qualit.
Limportante da risaltare al riguardo dei vini che hanno fatto il nome dellItalia che nonostante quelli prodotti con le cosiddette uve internazionali e seguendo nuove tendenze di consumo sono inconfondibilmente italiani. Mentre molti esemplari californiani, cileni o australiani prodotti con Cabernet Sauvignon e maturati in barili nuovi si confondono ed difficile distinguere la loro origine, invece i vini italiani hanno una particolarit italiana. Il rinascimento del vino italiano ha oltrepassato i conservatori, gli amatori e la mancanza di immaginazione, confermando che il vino si fa non solo di uve ma di persone e di idee. La presenza del vino Italiano in Brasile deve essere vista considerata dal punto di vista merceologico, enfatizzando le radici della grossa immigrazione italiana nel paese e da questo prisma articolare tutte le azioni di marketing del vino italiano da farlo diventare il vino importato pi consumato in Brasile.
Il vincolo sentimentale riguardo lorigine, nelle nostre mani poich la popolazione di oriundi italiani in Brasile di circa 25 milioni di persone che di per pu sostentare tutte le iniziative.
La regione dAbruzzo con liniziativa di implementare la piattaforma di appoggio logistico e istituzionale compie un passo importante in questo senso e nellaffermazione che i vini dellAbruzzo, come vini di qualit, permettendo che il mercato brasiliano abbia la percezione della qualit dei medesimi elevando il loro consumo e il valore attribuito.
IN SVEZIA di Bengt Goran
Facciamo che siano bei tempi
La Svezia un piccolo paese, geograficamente nordico, che non vanta tradizioni in materia di bere e vino. Eppure gli svedesi sono divenuti uno dei pi rapidi instauratori di tendenze nel mondo del vino. Il mio punto il seguente: qui che troveremo il consumatore del futuro; non grazie alla geografia, ma alla demografia? Io penso di s. fin troppo facile accentrare lattenzione sul volume totale di un mercato, anzich guardare al consumo individuale e ai trend. I consumatori dovrebbero essere suddivisi in gruppi target con diverse esigenze e preferenze. Si pu cos guardare alla Svezia con una diversa ottica. Il paese sicuramente piccolo quanto a consumo totale, ma con numerosi aspetti interessanti se guardiamo nel dettaglio. Il settanta per cento della popolazione (nove milioni di abitanti) oggi beve vino regolarmente, una proporzione pi elevata dellItalia, della Spagna, della Francia e di altri mercati affermati. Noi svedesi non beviamo molto, ma lo facciamo di frequente, traendone grande piacere, e siamo disposti a spendere di pi per alimenti e bevande. Non sempre stato cos. Fino al 1977 il consumo per volume era pi elevato per gli alcolici che non per il vino. Oggi le vendite di vino hanno raggiunto un volume che pi di otto volte pi alto di quello degli alcolici. Il vino divenuto popolare, lungi dal rimanere un privilegio del ceto elevato e degli intellettuali. Tanto pi che il consumo in costante crescita: 6,8% gennaio-giugno 2006. Il consumo medio di vino per adulto (sopra i 15 anni) di circa 20 litri, ma con grandi differenze nelle aree locali: Stoccolma (la capitale) vanta un consumo di oltre 30 litri, a dimostrazione del potenziale di questo mercato. Il boom svedese del vino non ancora terminato, tuttaltro.
Dal 1992 in poi le vendite totali di vino effettuate in un regime di monopolio al dettaglio sono salite di oltre il 50%. Il consumo attuale tuttavia ancora pi elevato, poich tutti i dati qui forniti sono quelli ufficiali e non includono le vendite effettuate tramite ristoranti e le importazioni private. Secondo indagini il monopolio oggi coprirebbe circa due terzi (o meno) del mercato.
La mancanza di una tradizione vinicola pu essere vista in termini sia positivi che negativi. Gli svedesi non hanno pregiudizi e stabiliscono modelli di consumo, ma resistiamo anche a qualsiasi fedelt di routine il valore il fattore chiave.
La Svezia stato il primo paese a scoprire i vini australiani. Nel 1986 met dellexport di vini australiani arrivato da noi. Sette anni dopo lAustralia ha raggiunto il suo picco. Intanto la Svezia arrivata ad essere anche principale consumatore pro capite di vini californiani.
Gli anni successivi hanno creato un boom enorme per i vini spagnoli e nel 1999 la Spagna ha rifornito quasi un terzo del mercato. Le preferenze dei consumatori sono tuttavia cambiate e la Spagna ha perso popolarit a favore dellItalia.
Nel 2003 i vini italiani hanno registrato un picco di vendite con 28,8 milioni di litri in totale. Lanno successivo lItalia stata il paese esportatore numero uno, con una quota di mercato del 21%. In termini di volumi, tuttavia, le vendite sono regredite e sono calate costantemente da allora, sia in termini di volumi che di quota di mercato.
Oggi particolarmente significativo il crescente trend a favori di vini in provenienza da Sudafrica e Australia. Ora (gennaiogiugno 2007) lAustralia detiene il 16,7% del mercato, con un incremento del volume del 42% rispetto al 2006 in un anno (!), a dimostrazione della flessibilit di questo mercato. Il Sud Africa il secondo esportatore di vino in Svezia con il 15,7% del mercato del vino ufficiale, seguito da Spagna, Italia, Francia e Cile.
Questi dati non devono lasciano dubbi: il settore vinicolo italiano e lICE devono adottare misure forti per proteggere i propri interessi sul mercato svedese. Il precedente successo si basava su vini pugliesi (Primitivo), siciliani e abruzzesi/marchigiani (Montepulciano/ Verdicchio). Il futuro trend pu ancora favorire questultimo, ma in particolare il Primitivo a perdere terreno. Sussiste invece un crescente potenziale per i vini piemontesi, toscani e veneti.
Vari sono gli aspetti che rendono il mercato svedese diverso e difficile. Anzitutto vi sono restrizioni al commercio imposte dalla UE alla Svezia, basate su preoccupazioni per la salute pubblica. La distribuzione al dettaglio gestita da un monopolio con 409 negozi (e 554 punti vendita pi piccoli in cui si possono fare ordinazioni con un giorno di anticipo).
Il monopolio rende difficile lattivit, ma c anche un grande vantaggio: la densit della popolazione in Svezia inferiore a 20 abitanti/km2. Un dato che rende la distribuzione estremamente importante, e qui il monopolio lascia spazio per una selezione molto pi ampia di prodotti di quanto sarebbe possibile con un mercato libero.
Tuttavia, se non siete presenti sul mercato, numerosi sono gli ostacoli da superare. Senza un importatore il mercato svedese pi o meno chiuso, ma anche con un importatore le vie per trovare un ingresso nel monopolio sono strane e cariche di delusioni.
La grande domanda che ci si pone ovviamente se il monopolio rimarr o meno. Nessuna risposta valida pu essere data. Si tratta di una questione politica, al momento c solo un partito che suggerisce una abolizione. Potr andare al governo, ma assieme a tre partiti di minoranza che sono contrari a tale cambiamento. Per farla breve, questo argomento molto pi importante in Svezia di quanto non sia a Bruxelles.
Anche quello dei media un fattore importante in Svezia, unitamente al monopolio. Nel 1979 fu vietata la pubblicit sugli alcolici, con un enorme aumento degli articoli scritti sulla carta stampata sul vino. Da tre anni a questa parte accettata la pubblicit di bevande fino 15 gradi alcolici, ma linfluenza dei wine writers pi importante qui rispetto a qualsiasi altro paese.
Il motivo che tutti i lettori in teoria possono acquistare tutti i vini descritti, allo stesso prezzo in tutto il paese. Ci rende la critica enologica molto pi orientata al consumatore, sempre basata sul prezzo rispetto alla qualit, con chiare raccomandazioni sui migliori acquisti. Pi o meno tutti i quotidiani svedesi vantano un proprio critico enologico, e in totale si possono contare circa 50 wine writers in questo mercato molto limitato.
C un altro aspetto per cui la Svezia pi diversa rispetto a qualsiasi altro mercato: il bag-in-box. La quota di mercato totale del bag-in-box al momento del 56,5%.
Pu suonare scioccante ma un dato di fatto e andrebbe anche visto come linizio di un trend globale. Stando a un rapporto Skalli & Rein sulle chiusure dei vini (luglio 2006), il bag-in-box il segmento in pi rapida crescita nel settore vinicolo, gi con una quota di mercato negli USA del 30%.
cosa buona o cattiva? Beh, io direi che il bag-in-box un modo di insegnare a numerosi nuovi consumatori di bere e gustare il vino. Quello che si vede in Svezia che sono gli stessi consumatori che bevono vino sia nel bag-in-box che in bottiglia, questultima nei fine settimana, in occasione di festivit e celebrazioni, i bag-in-box per il consumo di tutti i giorni. Vari marchi sul mercato svedese si trovano in entrambe le categorie, e pu sorprendere il fatto che il volume del vino in bottiglia sempre cresciuto con il lancio di un contestuale bag-in-box. Ci ha comportato anche una diversificazione del mercato. Le vendite dei vini pi a buon mercato (fino a 3) sono in crescita ( 30% in volume nel 2006), ma ancora pi importanti sono i vini pi fini (11 o pi): 22% in volume). Vini educativi era un motto di E&J Gallo negli anni settanta, ed ancora applicabile in numerosi mercati non avvezzi al vino.
Da questo punto di vista il Barone Ricasoli pu essere visto non solo come un esempio italiano, ma come un coraggioso pioniere destinato alla gloria (ossia al successo commerciale). Cinque anni fa i vini Ricasoli erano pressoch inesistenti sul mercato svedese, nonostante una lunga precedente reputazione.
Con il Castello di Brolio 1997 abbiamo assistito al ritorno di questa prestigiosa azienda. Da allora Francesco Ricasoli ha profuso molti sforzi in questo mercato e la sua ambizione ha dato dei frutti. Quando i wine writers svedesi hanno votato nel 2005, il Brolio Chianti Classico 2003 di Ricasoli fu prescelto come il migliore acquisto in Svezia. Nellottobre 2006 ha continuato con la propria formula in bag-in-box a un prezzo daffare, e il successo stato immediato. Per questo Francesco Ricasoli stato insignito del Golden Glass, il premio svedese pi prestigioso per il vino, nel novembre 2006.
Il motivo pu essere inteso come morale del mio discorso: nel futuro mondo del vino essenziale ascoltare e seguire il mercato. Il vino sta diventando un prodotto di base e i marchi acquisiscono sempre maggiore importanza. Il mondo sta cambiando, dai mercati affermati e noti verso mercati nuovi e molto pi competitivi. I produttori vinicoli possono piangere, ma possono fare soldi a palate. In Svezia beviamo vino italiano, perch buono e ci piace, non perch italiano.
BENGT G KRONSTAM vanta un background con il Systembolaget (il monopolio nazionale svedese per la distribuzione al dettaglio di vini e alcolici). Dal 1985 il critico enologico del quotidiano Dagens Nyheter (Quotidiano: il pi diffuso quotidiano svedese con un milione di lettori, il 78% dei quali leggono questa colonna ogni domenica, facendo di Kronstam di gran lunga il wine writer pi influente del paese raggiunge oltre il 10% di tutti i consumatori di vino svedesi). anche caporedattore (e uno dei tre soci proprietari) di Allt om Vin, Tutto sul vino (114.000 lettori nel 2005), oltre a essere uno dei fondatori di Vinordic (principale fiera vinicola in Scandinavia, organizzata la prima volta nel 1994). Nel 1990 ha fondato lAssociazione dei Wine Writers Svedesi, di cui attualmente presidente onorario (dopo esserne stato Presidente effettivo nel 19902004).
Vini italiani in Corea
Reported by Sue, Chun
Wine Magazine
Corea
I. Introduzione
Tra le bevande alcoliche il vino ha un basso contenuto di alcol e un prezzo alto. Il mercato del vino in Corea cresciuto di pari passo con il miglioramento dello standard di vita e loccidentalizzazione delle abitudini alimentari. Dal 2001 il mercato coreano del vino si sviluppa con un tasso di crescita del 30,8% e ci sono ancora delle potenziali possibilit.
Inoltre, con laumento dellimportazione di vari tipi di vino, inclusi quelli italiani, i consumatori coreani hanno ora una vasta scelta e preferiscono vini di fascia alta. In particolare i vini italiani, con il loro stile unico, risultano essere tra i preferiti degli appassionati di vino coreani.
II. Levoluzione del mercato del vino in Corea
1. Il trend del benessere ha contribuito a rendere popolare il vino. La moda del vino rappresentata nei fumetti e nei film ha una forte influenza, tanto da renderlo un argomento molto discusso.
Anche se lindustria del vino in Corea non ha una grande tradizione, questa sta conoscendo un rapido sviluppo fin dagli anni 70.
2. Dal 2002, il consumo di vino pro capite (tra consumatori di et superiore ai 19 anni) cresciuto del 16,9%. Nel 2006 ogni coreano consumava in media 0,59 litri di vino. Per il 2007 previsto un consumo di 0,7 litri.
III. Vini italiani in Corea
1. Nel 2006 sono stati importati nel mercato coreano vini italiani per un valore di 4,05 milioni di dollari americani. Da gennaio a giugno 2007 si sono raggiunti gi 8,62 milioni di dollari americani. Il tasso di crescita rispetto allo stesso periodo dellanno precedente del 112,85%. La quota di mercato dei vini italiani questanno del 12,35%. Con questa quota i vini italiani sono al terzo posto.
(gennaio – giugno 2007)
HS 2204 2205 Milioni di dollari
Importazioni in Corea 2005 2006 2007 2005 2006 2007 ‘ 07/06
Valore % quota % variazione (valore)
Mondo 31.93 39.93 69.82 100 100 100 74.85
1 Francia 11.62 13.95 26.23 36.42 34.93 37.57 88.05
2 Cile 6.33 7.05 12.32 19.84 17.66 17.64 74.66
3 Italia 2.84 4.05 8.62 8.91 10.14 12.35 112.85
4 Stati Uniti 4.28 6.34 8.39 13.43 15.88 12.02 32.32
5 Australia 2.59 2.92 5.40 8.11 7.34 7.75 84.66
Fonte : GTI & Korea Customs Service
2. La Corea il terzo mercato asiatico. Le esportazioni italiane nel 2006 sono state pari a 6,66 milioni di Euro, con una crescita del 15,76% rispetto al 2005. Ci si aspetta che la crescita continui allo stesso modo o addirittura ad un ritmo maggiore.
Milioni di Euro
Esportazioni italiane (gennaio – dicembre) 2002 2003 2004 2005 2006 06/05
% variazione
Asia 144.35 136.79 138.08 134.29 152.25 13.38
1.Giappone 116.91 110.36 104.85 95.10 99.87 5.01
2. Cina 2.13 1.37 2.86 4.67 10.17 117.46
3. Corea del Sud 2.48 3.61 4.37 5.75 6.66 15.76
4. Hong Kong 3.71 3.31 3.53 4.44 4.95 11.54
5. Singapore 3.12 2.83 3.24 4.00 4.78 19.64
6. Emirati Arabi 1.25 1.54 2.31 2.72 3.74 37.50
7. Tailandia 2.28 2.40 2.91 2.69 3.46 28.37
8. Israele 4.56 2.66 2.58 2.36 2.97 25.65
9. Taiwan 1.12 1.35 1.97 2.01 2.38 18.84
10. Kazakistan 0.41 0.78 0.99 0.86 1.73 99.07
Fonte: Eurostat
3. I coreani amano sperimentare nuovi gusti e accettano facilmente le nuove tendenze. Lo stesso vale nel settore del vino. Sempre pi persone lo bevono e vogliono provare vini diversi da diverse regioni del mondo. Inoltre preferiscono bere vini con delle caratteristiche specifiche, che non siano simili gli uni agli altri. I vini italiani hanno un proprio stile che li distingue dagli altri. Abbiamo la possibilit non solo di scegliere le variet internazionali, ma anche le variet tipiche dellItalia. Inoltre sorprendente come quasi ogni regione italiana abbia i propri vitigni. Lunicit, la ricchezza e la diversit dei vini italiani riscontra linteresse dei coreani. Gli appassionati di vino coreani sono felici di bere i numerosi vini italiani, inclusi i vini provenienti dallAbruzzo.
IV. Conclusione
1. Si prevede un incremento del tasso di importazione dell 11,7% e un aumento del consumo a persona di 0,76 litri entro il 2010. Il mercato del vino in Corea vedr una crescita a lungo termine.
2. Il mercato coreano ha delle ottime potenzialit che offre molte possibilit e opportunit. In considerazione della situazione attuale e delle tendenze per il futuro molti produttori di vino hanno gi lanciato i loro prodotti in Corea. Molti altri produttori stanno prendendo in considerazione di fare lo stesso. Per il mercato coreano pu essere di aiuto nella strategia di marketing sfruttare il trend del benessere e conservare la propria diversit, concentrandosi sul consumatore medio. I consumatori coreani si aspettano una maggior variet di vini italiani con un proprio carattere e un proprio stile, soprattutto per quanto riguarda i vini abruzzesi.
IN RUSSIA di Anatoly Korneev- Buyer-
I fattori che hanno convocato la situazione del 2006
Nel marzo 2006 RosPotrebNadzor ha vietato limportazione dei vini dalla Georgia e Repubblica Moldova in Russia (questa regolamentazione ha colpito il mercato dei vini di bassa qualita e quelli importati illegalmente. I prezzi di questi vini erano piu bassi di quelli importati dai paesi come Italia, Francia, Spagna, ecc. Quindi, vi un vuoto di offerta per i vini a basso prezzo, sia russi che importati).
La legge russa Della regolamentazione tecnica e la prossima entrata della Federazione Russa nel WТО ha suscitato la necessita di sincronizzare e armonizzare alcuni standard sul mercato del vino con la pratica internazionale: e iniziata la campagna che ha intenzione di colpire limportazione illegale e promuovere i vini russi.
Il mercato
Le regioni russe hanno mostrato difficolt nel 2006 , Mosca assorbe il 65% di tutte le vendite di vini italiani
San Pietroburgo il 15 % (in virtu della mancanza dei numerosi ristoranti italiani)
Altre regione della Russia il 20 %
Gli Urali Ekaterinbourg, la Siberia occidentale Novosibirsk, regione Povolzhie lungo il fiume Volga, il sud della Russia (Krasnodar e Rostov), a parte Kazan e Ufa (certificazione), Krasnoyarsk, la zona di Vladivostok, la Russia Centrale (il segmento economico)
I fattori che favoriscono la promozione dei vini italiani in Russia
La promozione della cucina
Il turismo enogastronomico:
– i tour per i giornalisti
– gli itenerari professionali (sommelier, ristoratori, cavistes, manager dalle catene)
– il lavoro con i tour operator
Il lavoro con lAssociazione Sommelier Russa e la promozione tramite lICE, le Camere di Commercio delle citta italiane, e piu attenzione alle altre regioni russe
4. La formazione e la Cultura. Enotria e altri centri di formazione. I finanziamenti finalizzati. Arrivo dei specialisti. Apertura di filiali.
5. Lavoro con i Mass Media (al momento esiste il problema di pubblicizzare lalcool nei mass media)
Concludeva affermando che in Russia si sente la necessit di formare la gente in materia vino, di istruirla; il russo preferisce vedere scritto il nome del vitigno sulletichetta, egli ama viaggiare e quindi preferisce i vitigni autoctoni; la Russia negli ultimi anni diventato un mercato dei ricchi e straricchi .
ELIN McCOY, BLOOMBERG NEWS
LIMMAGINE DEL VINO ITALIANO NEGLI U.S.A. E DOVE ANDR IN FUTURO
un vero piacere essere qui in Abruzzo, una regione italiana che non avevo mai visitato prima, anche se sono posso dire di avere gustato molti dei vini caratteristici di questa regione nel mio paese natale, gli Stati Uniti. Non vedo proprio lora di approfondire le mie conoscenze sullAbruzzo e di degustare altri meravigliosi vini durante il mio soggiorno in questa terra.
Oggi parler dellimmagine del vino italiano in America, di come ho visto cambiare tale immagine negli ultimi trentanni che ho trascorso a fare la giornalista e parlare del settore, quello che a mio avviso rimasto invariato di tale immagine e quello che prevedo per il futuro del vino italiano negli Stati Uniticambier la sua immagine e dovrebbe cambiare?
Il vino questione di gusto, ma per la maggior parte dei consumatori anche questione di immagine, emozione, memoria. Parte di quello che si compera quando si acquista un vino quella immagine, quella emozione, e ci fa parte di quello che i consumatori cercano, anche se non lo sanno. per questo motivo che quando degli americani trascorrono una memorabile vacanza in Italia, si precipitano poi a comperare un vino italiano non appena rientrano per ritrovare parte del piacere del loro viaggio.
La mia prima immagine del vino italiano: una memoria di amore, cibo, atmosfera.
Ho bevuto il mio primo vino italiano circa 35 anni fa. Avevo 19 anni, ero studentessa universitaria a Philadelphia. Il mio ragazzo di allora (chi sa dove sar ora) voleva portarmi fuori a cena per una serata particolarmente romantica, quindi andammo al ristorante pi romantico che conoscevamoil Da Vincis. Era un locale con luce soffusa, affascinante e intimo sulla Rittenhouse Square, popolare a quanto avevamo sentito, frequentato da studenti con qualche anno di pi alle spalle alla ricerca di una atmosfera romantica pur potendo disporre del tipico budget limitato degli studenti. Viti e paesaggi italiani erano dipinti alle pareti e i tavoli erano rivestiti di tipiche tovaglie a quadri rossi. Su ogni tavolo era stato messo un fiasco vuoto di Chianti con una candela colorata inserita nel collo e gocce di cera indurite sui fianchi.
Era fuori di dubbio che avremmo ordinato del vino! In un ristorante italiano, il vino faceva parte del pasto, e nonostante non ricordi che cosa mangiammo, ricordo invece bene che il rosso che ordinammo era un Chianti che ci fu servito in un fiasco. E il prezzo era ragionevolealmeno potevamo permettercelo.
Io e il mio ragazzo non sapevamo nulla del vino, in particolare del vino italiano mio padre beveva vino francese ma il Chianti aveva una immagine assai pi romantica rispetto alle grandi caraffe di vino americano che gli studenti erano soliti bere. Quella paglia che rivestiva il fiasco e il tipico gusto ci faceva pensare a un viaggio in un mondo di caff ed espressi e piccole trattorie in cui la gente trascorreva delle ore a vagheggiare di piatti di antipasti e pasta.
Quando venne il momento di uscire, il mio ragazzo mi baci e chiese ai proprietari italiani del ristorante, che con radiosi sorrisi parevano dare il loro benestare il nostro incipiente idillio, se poteva portarsi via il fiasco vuoto affinch potessi conservare un ricordo della serata. Per lanno successivo lo tenni sullo scaffale della mia camera di studentato con la candela allinterno ovviamente. E a quello aggiunsi vari altri fiaschi vuoti del ristorante DaVincis.
Una volta cerano dozzine di ristoranti in America proprio come DaVincis, soprattutto in citt con nutrite colonie di immigranti italiani come Philadelphia e Boston. Servivano spaghetti, arancini e scaloppine al marsala, che allora pensavamo rappresentassero il clou della cucina italiana, e non servivano il vino in calici, ma in bicchieri senza stelo. Il vino onnipresente era il Chianti nel tipico fiasco impagliato. E per la maggior parte degli americani che cenavano al ristorante, come me, questo stato il primo vino italiano.
Nel corso degli anni, lo scenario enologico in America mutato moltissimo e allo stesso modo sono cambiate le variet e le quantit di vino italiano. Ma anche man mano che le mie esperienze di cucina e vino italiani sono andate allargandosi, devo riconoscere che le immagini radicate con il mio primo incontro con il vino italiano al ristorante DaVincis, valgono ancora oggi.
Vino italiano: icona di uno stile di vita informale e gaudentequale americano non sogna di una casa di campagna in Italia in cui trascorrere i pomeriggi o le serate con amici e la famiglia e mangiare e bere vino allaperto sotto una pergola di viti?
Un motivo per cui io come molti altri amo i film italiani che spesso si ritrova una scena del genere. E quando arriva sullo schermo, diviene percepibile un sospiro collettivo al cinematutti vorrebbero davvero essere protagonisti di quella scena, tutti vorrebbero trovarsi a bere e mangiare italiano. Questo modo informale e al tempo stesso elegante di bere vino una della grandi attrazioni per i turisti americani. Vuol dire che quella di bere vino una naturale componente della vita, non una qualche snobistica passione riservata allelite, con nomi e annate da imparare a memoria , solo per consumarlo in un ristorante dalle tovaglie bianche e con un supponente sommelier.
La cucina e i vini italiani hanno esercitato una forte influenza sulla cucina californiana, sul modo in cui le cantine californiane intrattengono gli ospiti, e corrisponde perfettamente al modo in cui la maggior parte degli americani vuole vivere e mangiare — oggi.
Vino italiano: intrinsecamente legato alla cucina.
Anche su questo fronte, lItalia ha indicato la strada agli americani. Trentanni fa, il vino sui tavoli dei ristoranti era raro e gli americani spesso pensavano al vino come a qualcosa da degustare, anzich a qualcosa con cui pasteggiare. Il vino italiano e i ristoranti italiani hanno aiutato gli americani non solo a vedere, ma a vivere il nesso essenziale.
La mia ultima lezione al proposito in ordine di tempo risale ad una esperienza fatta con Sergio Esposito, titolare di un negozio di specialit italiane a New York City chiamato Italian Wine Merchants, un ottimo luogo in cui rifornirsi di vini italiani. Stavo lavorando a un articolo sul Sassicaia, vino-icona italiano, e Sergio aveva promesso di aprire un paio di bottiglie di vecchie annate affinch lo potessi degustare. Io gli dissi che la mia giornata era piena, e gli chiesi se si poteva fare in 45 minuti.
Non questo il modo in cui bere il Sassicaia o qualsiasi altro grande vino italiano, mi disse. Dobbiamo mangiare qualcosa, conversare un po, dobbiamo avere un pochino di tempo per gustarlo. cos che finii con il trascorrere un paio dore a mangiare piatti di peperoni, mozzarella, qualche forchettata di pasta fatta in casa, e ricordo anche che , mentre degustavamo e parlavamo, Esposito mi raccont la storia di due suoi clienti, una coppia che sosteneva che una bottiglia di Sassicaia le aveva salvato il matrimonio. Arrivato il momento di partire, mi ero rilassata, avevo avuto modo di gustare un ottimo vino e avevo anche messo assieme un ottimo articolo.
Il vino italiano evoca queste stesse immagini oggi, ma anche molte altre agli americani in un mercato vinicolo che cambia rapidamente.
Negli ultimi trentanni, il mercato vinicolo americano cambiato in misura sbalorditiva.
In primo luogo, stiamo diventando una nazione che beve vino. Beviamo ora pi vino di quanto non abbiamo mai fatto in passato.
Il consumo di vino salito costantemente negli ultimi 13 anni. Nel 2006, gli americani hanno bevuto in media 10,90 litri di vino a persona, un pi 17% rispetto al 2005. Beviamo tre volte quello che consumavamo 30 anni fa e il futuro del vino italiano roseo perch c ancora un sacco di gente da convertire al vino.
Se il trend continua, nel 2010, gli USA saranno il maggior consumatore di vino al mondo. Attualmente siamo al terzo posto, dietro la Francia e lItalia.
Di molto interesse per tutti la generazione del millennio, ossia gli americani che hanno meno di 30 anni, che non solo bevono vino, ma bevono pi vino importato. Si tratta degli audaci bevitori di vino del futuro, il 26% della popolazione.
Cinque anni fa, si consumava pi vino francese che italiano negli USA. Ma anche questo cambiato. Nel 2006, lItalia stato il paese fornitore numero uno di vini importati negli USA, superando ora lAustralia in termini di valore. Negli ultimi mesi il vino italiano cresciuto pi rapidamente di quello australiano e sta consolidando la propria posizione come principale segmento di vino importato. Buona parte di questo dovuto ovviamente alla popolarit degli economici Pinot Grigi, che assieme ai Chianti rimangono i nomi pi noti fra i vini italiani. Ma anche questo sta cambiando.
E se vogliamo parlare di immagine, lItalia ha molto di pi da offrire agli americani che non lAustralia, in particolare ora che gli americani stanno diventando bevitori di vino pi sofisticati.
Che cosa ha aiutato a cambiare limmagine del vino italiano?
Certamente i viaggi hanno aiutato. LItalia una delle destinazioni pi popolari per gli americani che vengono in Europa. Alla Bloomberg News, i miei lettori continuano a rivolgermi delle domande del tipo voglio visitare il wine country, la zona di produzione del vino in Italia — dove devo andare, cosa devo vedere?
Appena una settimana fa, mia cugina mi raccontava di un viaggio di tre settimane in Italia con il marito alla fine della scorsa primaveraed era un racconto carico di storie che parlavano di vino e cucina. Avrebbero in effetti voluto portarsi dietro una maggiore quantit di bottiglie di vino che avevano avuto modo di degustare. Ma hanno dovuto accontentarsi di annotarsi i nomi e chiedere alla locale enoteca in cui si servono negli Stati Uniti di cercare di procurarseli.
I ristoranti italiani di fascia alta hanno aiutato gli americani a guardare al vino e alla cucina italiana in un modo diverso. Chef di grido quali il chiassoso e massiccio Mario Batali, con le sue scarpe da tennis color arancione e la coda di cavallo, hanno diffuso lidea che la cucina italiana non solo spaghetti e che il vino italiano non solo Chianti. Ma anche locali come Babbo, Felidia e I Trulli e nuovi ristoranti come A16 a San Francisco, specializzato nei piatti e nei vini del Sud Italia hanno mostrato agli americani che i vini italiani sono pi vari di quanto avessero mai pensato mettendo in evidenza una vasta gamma di inconsueti vini italiani sui propri menu ed educando i propri clienti al loro consumo. E hanno insegnato agli americani che proprio come la Francia, anche lItalia produce grandi vini.
La nuova popolarit del vino italiano anche aiutata dal fatto che gli americani possono ora acquistare un ampio ventaglio di vini italiani nelle enoteche. Non pi di ventanni fa era difficile trovare nomi diversi da quelli pi famosi, ed erano numerosi i vini che mi capitava di degustare nel corso di un viaggio, ma che semplicemente erano introvabili negli Stati Uniti.
Ricordo di avere letto del Biondi Santi Brunello nei primi anni 80, ma non era reperibile a New York. Un dettagliante che conoscevo rimase colpito dalla mia richiesta al punto da dirmi che avrebbe tentato di procurarsi qualche bottiglia.
Ora gli importatori specializzati nei vini italiani e i piccoli importatori di specialit come Marco de Grazia stanno portando il meglio in America, e anche loro stanno educando consumatori e retailer.
Interi negozi, come Italian Wine Merchants e Vino a New York, propongono una ampia selezione di vini di tutte le regioni italiane recentemente in un negozio ho visto un vino prodotto a Ischia, il Biancolella.
Un altro grosso cambiamento il fatto che le enoteche pi prestigiose, che ventanni fa non proponevano pi di uno o due vini italiani dedicano interi reparti del negozio a questi vini. E ristoranti di grido che non sono italiani come il newyorchese Hearth ora propongono una ampia selezione di vini italiani. Si tratta di una svolta storica, un riconoscimento della ampia quota di mercato detenuta dal vino italiano.
Quali sono alcune delle nostre nuove immagini del vino italiano?
In un mondo pieno di vini industriali che potrebbero arrivare da qualsiasi posto del mondo, i vini italiani conservano limmagine di provenienza da un luogo particolare. E questo in parte perch diversamente da paesi del nuovo mondo, come lAustralia, ogni regione italiana vanta vini di vitigni autoctoni che sono spesso unici di quel luogocome il Montepulciano dAbruzzo. S, qui possiamo trovare dei cabernet e chardonnay italiani, ma le centinaia di vitigni autoctoni ricordano costantemente ai consumatori americani che il vino una manifestazione di una zona speciale.
Il vino italiano offre sia tradizione che innovazione
I due decenni trascorsi sono stati un periodo rivoluzionario per la produzione di vino in Italia, con sbalorditivi perfezionamenti sul fronte della tecnologia e della viticoltura, soprattutto nel meridione, che era noto fino a non molto tempo fa pi per il vino sfuso che per le piccole aziende interessate a sperimentare. In particolare i bianchi sono migliorati sensibilmente.
In breve, i vini italiani stanno vivendo un momento di gloria e i consumatori americani sono sempre rapidi a seguire la qualit, specialmente se viene proposta a un prezzo molto ragionevole. La fascia compresa fra 6 e 17 dollari la fascia di prezzo pi popolare per il vino in America, e lItalia offre numerose possibilit e gusti in questa fascia.
Su numerosi nuovi fronti lItalia allavanguardia pensiamo alla architettura moderna, come la nuova azienda vinicola disegnata da Renzo Piano, ad esempio, allagriturismo, e non solo.
Gli americani stanno iniziando a prendere il vino italiano sul serio e a capire che lItalia produce dei vini eccellenti. Si tratta tuttavia di una strada ancora lunga.
Trentanni fa, in America, un buon vino doveva per forza essere francese. Allora anche se il vino italiano gi esercitava un suo fascino, era anche considerato come un prodotto ordinario a portata di tasca, se non addirittura dozzinale.
Le cose sono cambiate, ma non abbastanza. Il vino italiano sta ancora scrollandosi di dosso una immagine di vini rossi del contadino.
E nonostante alcuni americani collezionino bottiglie di Barolo, Barbaresco e Brunello e li lascino invecchiare a sufficienza per percepire un qualche frammento della loro grandezza, questi vini continuano ad essere sottovalutati rispetto ai grandi Bordeaux e Borgogna. Se questi ultimi si acquistano di norma a 1000 dollari la bottiglia, i grandi Barolo, fatta eccezione per alcuni nomi, si vendono a 200-300 dollari. Non che stia suggerendo a qualcuno di alzare i prezzi, solo che lItalia deve sostenere i propri migliori vini organizzando degustazioni e sui mercati allasta. Limmagine di grandezza svanisce sui vini che costano meno.
I vini italiani offrono una sorprendente diversit
Rossi, bianchi, ros; costosi, di fascia media e prezzi da affare; moderni e tradizionali; longevi e da bere giovani — i vini italiani offrono una sorprendente diversit di gusti, aromi, prezzi, qualit e tipi.
Ma il punto pi interessante per me la gamma di vini prodotti da vitigni autoctoni che non si trovano da nessunaltra parte.
Ora che gli americani amanti del vino si fanno pi audaci, lItalia vanta un numero vasto e vario di vini intriganti dai nuovi gusti. In un mondo di marchi globali e gusti che si assomigliano, qui non c regione o territorio italiano che non abbia viti. . . sono onnipresenti come i prati americani negli USA.
Con oltre 900.000 vigneti registrati in 21 regioni, con oltre 800.000 ettari di vigneti, lItalia produce un numero sbalorditivo di vininessuno forse sa esattamente quantiottenuti forse da non meno di 800 vitigni distinti. autorizzato limpianto di circa 360 vitigni mentre altri sono mantenuti per preservare il patrimonio viticolo italiano. Per gli amanti del vino stanchi della vecchia scelta fra pochi cabernet e chardonnay, i vitigni autoctoni italiani dimostrano che c sempre qualcosa di nuovo da sperimentare e apprendere.
Offrono individualit, autenticit, specificitlidea della tradizione e dei gusti locali che nessun altro paese pu offrire. Sono lasso nella manica pi brillante del mondo del vino italiano.
Uno sguardo al futuro
S, limmagine del vino italiano in America positiva e io intravedo una domanda costante e anche in crescita.
Sono convinta che questi vini abbiano pi aroma e una migliore immagine ad esempio rispetto a quelli australiani, almeno per il momento. Ma gli americani appassionati del vino sono volubili, sempre alla ricerca dellultima cosa alla moda, del nuovo grosso affare. Un paio di estati fa scoprirono il Prosecco. Lestate scorsa, tuttavia, il vino pi in a New York stato un vino spagnolo.
Attenzione ai prezzi
importante per i produttori italiani ricordare che una immagine romantica non sufficiente; in un mondo caratterizzato dal dollaro debole, se i vini italiani aumentano di prezzo dovranno confrontarsi contro i numerosi vini spagnoli proposti a prezzi daffare. Anche la Spagna ha vitigni autoctoni, grandi vini, una produzione vinicola e una cucina innovative.
Enfasi sulla qualit e mantenimento dellorigine italiana del vino
Molti sono i paesi in grado di produrre cabernet e chardonnay. La sfida del vino italiano quella di restare molto italiano. Trovo i vitigni autoctoni siciliani, come il Nero dAvola, ad esempio, assai pi interessanti e distintivi rispetto al locale chardonnay.
Riconoscere la confusione dei consumatori.
Ma il problema dei vitigni autoctoni e che ne esistono quasi troppe variet. difficile per i consumatori orientarsi. Come ha detto una volta uno scrittore, cercare di orientarsi in questa marea come guidare a Napoli. Le diciture sulla etichetta causano confusione a volte non si capisce bene se sono il nome di un vitigno o di una localit?
E quando i consumatori non sanno che cosa attendersi dal gusto, sono pi restii a sperimentare. E qui si ritorna alla educazione e alle opportunit di degustare prima di acquistare. cos che i ristoranti e le enoteche sono alcuni dei posti migliori in cui introdurre un nuovo vitigno, un nuovo marchio, una nuova regione. Come il Cav wine bar a San Francisco, che offre ogni settimana una nuova degustazione comparativa di vini poco conosciuti.
O negozianti al dettaglio che tengono regolarmente delle degustazioni per educare i rispettivi consumatori. La mia new entry preferita sullo scenario della distribuzione al dettaglio la enomatic una macchina che consente di degustare assaggi di 5 cl di vino. Una degustazione vale mille spot quando si tratta di convincere un amante del vino a comperare un vino.
per questo che i primi vini di una particolare variet autoctona che arrivano negli USA devono essere della massima qualit. Se si prova un Trebbiano dAbruzzo e non molto buono, probabile che non si abbia voglia di provarne un altro, neanche di un altro produttore.
Perch continuare a bere italiano?
Questa la domanda pi difficile cui rispondere. Per me, le risposte sono chiare. Ricordate che prezzo, qualit e gusto sono solo parte dei motivi per cui le persone acquistano e bevono vino. Contano forse pi le memorie, la passione, la ricerca del piacere e le relazioni umane. Non perdete questa immagine.
IN CANADA di Nock Hamilton- Giornalista-
CONSIDERAZIONI IMPORTANTI
2 PROVINCE FANNO IL 68,8% DELLE VENDITE DI VINO (QUBEC E ONTARIO)
IN CANADA CI SONO 2 MERCATI IN UNO :QUBEC & ALTRI
IL VOLUME DI VENDITE DEL VINO ROSSO DUPLICATO DAL 1998
LAUSTRALIA HA SUPERATO LITALIA E PRESO IL SECONDO POSTO PER VALORE E VOLUME
LE STATISTICHE INDICANO CHE LA SPAGNA IL PAESE EMERGENTE NEL MERCATO CANADESE
LITALIA PI FORTE NEI MERCATI PI GRANDI: 18% IN QUBEC E ONTARIO
ALTRE CONSIDERAZIONI
IL CONSUMO PRO CAPITE IN CANADA IN CRESCITA
IL QUBEC HA IL PI ALTO CONSUMO PRO CAPITE: QUASI 18 LITRI
L85% DEI CONSUMATORI IN QUBEC POSSIEDE UN CAVATAPPI
I CANADESI INIZIANO A CONSUAMRE VINO AD UNET PI BASSA
LIMMAGINE DEL VINO ITALIANO IN CANADA
GRAZIE ALLA SUA TRADIZIONE NELLA PRODUZIONE DEL VINO LITALIA HA SEMPRE GODUTO DI UNA BUONA IMMAGINE
INSIEME ALLA FRANCIA SONO I 2 PAESI PRODUTTORI PI APPREZZATI
LA GASTRONOMIA ITALIANA MOLTO POPOLARE IN CANADA, SOPRATTUTTO IN QUBEC E ONTARIO
NUMEROSI RISTORANTI ITALIANI PROMUOVONO I VINI ITALIANI
I CONSUMATORI APPREZZANO I VINI ITALIANI MA SONO CURIOSI DI PROVARE ALTRI VINI
RACCOMANDAZIONI
CONTINUARE A MIGLIORARE IL LIVELLO QUALITATIVO, MIGLIORANDO LA PRODUZIONE
DIMINUIRE IL RACCOLTO PER MIGLIORARE LA QUALIT ED ELIMINARE LE ECCEDENZE
MIGLIORARE IL MARKETING PER COMPETERE CON ALTRI PAESI (AUSTRALIA, USA, ECC)
SIMPLIFICARE/CHIARIFICARE LE NORMATIVE (doc, docg, tavola, IGT)
PRODURRE VINI DI QUALIT A PREZZI ABBORDABILI PER COMPETERE CON : SPAGNA, AUSTRALIA, CILE, ARGENTINA, ECC
CONCLUSIONE
LITALIE HA UN FUTURO BRILLANTE IN CANADA
I MERCATI SECONDARI (PROVINCE) STANNO DIVENTANDO MOLTO IMPORTANTI
I VINI ITALIANI NECESSITANO DI UNIMMAGINE NUOVA E PI MODERNA PER AUMENTARE LE VENDITE IN CANADA
















