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Corea, terra fertile per l’agroalimentare made in Italy

L’Italia è il primo esportatore agroalimentare nel Paese asiatico, con buone prospettive di crescita sulla fascia di consumatori medio-alta. Ottimo trend anche per l’export di vino, dove il Belpaese è leader di mercato

 

 

La Camera di Commercio italiana in Corea ha condotto un’indagine nel mese di dicembre sull’agroalimentare italiano nel Paese asiatico, coinvolgendo esclusivamente importatori coreani selezionati tra quelli che importano e distribuiscono prodotti italiani o italiani e di altri Paesi. Secondo i dati annuali più recenti, l’import dall’Italia di prodotti agroalimentari ha registrato una crescita tendenziale, e nei primi dieci mesi del 2015 si è registrata una crescita dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2014. Il valore dell’agroalimentare made in Italy in Corea, da gennaio a ottobre 2015, si è attestato su 117,7 milioni di euro, contro i 116,9 milioni del stesso periodo dell’anno precedente.

 

Il vino è sicuramente un importante tassello, in quanto nel 2015 il valore dell’import dall’Italia nei primi dieci mesi ha toccato quota 18,4 milioni, mettendo a segno un +1,42% rispetto al 2014. Il nostro Paese è il primo Paese esportatore di vino in Corea, con una quota di mercato del 28,44%. Seguono il Cile (18,62%), la Francia (18,54%) e la Spagna (14,38%). L’export di vino italiano in Corea, analizzando la situazione a livello regionale, vede la Toscana davanti a tutti (21,21%), seguita dal Piemonte (12,12%) e da Puglia e Veneto a pari merito (8,08%).

 

Per quanto riguarda l’agroalimentare legato al food, l’import coreano è trainato da tanti fattori; in primis la crescita esponenziale del numero di ristoranti italiani, che supera ormai le 800 unità. In crescita anche i wine bars, coffee shops e i chioschi. L’Italia è il principale Paese esportatore per il settore agroalimentare in Corea, con una quota di mercato molto importante del 39,76%, distanziando di molto i competitor principali come Stati Uniti (12,21%), Francia (10,21%) e Spagna (4,54%). Ristorazione e department store sono i principali canali distributivi, con una quota che insieme sfiora il 60% dell’intero segmento distributivo.

 

Fra i principali prodotti importati, oltre, al vino, ci sono le principali eccellenze agroalimentari made in Italy, ovvero la pasta (15,29%), l’olio d’oliva (15,29%), gli aceti balsamici (14,12%) e i formaggi (10,59%). L’analisi di mercato ha analizzato anche il target di consumatori di prodotto made in Italy, posizionati in particolare in una fascia medio-alta, che predilige in assoluto la qualità e solo in seguito il prezzo. Fra le tendenze degli importatori, c’è quella di consolidare l’import da determinate aree e determinati prodotti. Per esempio, per quanto riguarda il vino, molti hanno manifestato l’intento di consolidare la loro posizione sul mercato continuando l’import da regioni come la Toscana, per la gamma di Chianti e Brunello di Montalcino e dal Piemonte, per ampliare le vendite di Barolo. C’è poi infine anche interesse verso i vini bianchi, frizzanti (spumanti, moscati e prosecchi) e vini rosè, che hanno ottime prospettive future.

 

 

 

( Fonte agronotizie )