IL SISTEMA SI MUOVE TRA MILLE DIFFICOLTÀ CON L’OBIETTIVO DI UN RAPIDO RIPOSIZIONAMENTO PER NON FINIRE FUORI ROTTA FIERA MILANO HA IN PORTAFOGLIO UNA CINQUANTINA DI EVENTI STRANIERI. ANCHE TORINO E BOLOGNA SI ADEGUANO AL TREND.

Milano Tendenze congiunturali come la crisi economica che rallenta i consumi e gli investimenti e trend strutturali come il potenziamento dell’offerta nei mercati emergenti. Il sistema fieristico italiano si muove tra questi due fuochi che impongono un riposizionamento rapido per non finire fuori dal mercato. «I metri quadri venduti negli ultimi tempi risultano inferiori del 15-20% alle rilevazioni pre-crisi: uno scenario che impone un rapido ripensamento dell’offerta», spiega Francesca Golfetto, professore all’Università Bocconi e tra i massimi esperti del settore. Né la situazione sembra destinata a cambiare a breve: secondo un sondaggio condotto dall’Unione Internazionale Fiere tra gli operatori europei del settore, il 50% vede l’uscita dal tunnel nel 2013 e un altro 2014 sposta la svolta al 2014. Questo scenario si interseca con un altro trend emergente: «I mercati emergenti si stanno dotando di quartieri fieristici all’avanguardia per servire la domanda crescente che arriva dall’interno, con i Bric che sono in prima linea su questo fronte», precisa Golfetto.
In sostanza, cresce l’offerta, che si avvicina sempre più ai nuovi consumatori e per i quartieri europei perde quota la strategia di attirare buyer da Paesi lontani. «Se le manifestazioni organizzate in sede in futuro avranno verosimilmente un focus maggiore sull’Europa, crescerà l’importanza di andare a servire direttamente i nuovi mercati con eventi organizzati in loco».
Un’esigenza che spiega il processo di internazionalizzazione in atto soprattutto a livello di grandi poli espositivi. Fiera Milano ha in portafoglio una cinquantina di eventi all’estero, gli ultimi dei quali sono stati il debutto di Macef (salone della casa) in Brasile e Food Hospitality World (alimentare e attrezzature per l’ospitalità professionale). La strategia di espansione nasce nel 2008 attraverso la joint-venture con Deutsche Messe (la fiera tedesca di Hannover), che ha portato alla creazione di società congiunte di organizzazione mostre in Cina

e India. Ma l’accelerazione c’è stata lo scorso anno con l’ingresso in Brasile, attraverso l’acquisizione del 75% del capitale del Grupo Cipa (per 36,7 milioni di reais, circa 16,2 milioni di euro), nonché la creazione della società russa Fiera Milano OOO e di Fiera Milano India. Da poco ha preso il via la terza fase del processo: l’esportazione delle mostre di punta sui mercati extraeuropei più promettenti, cominciando appunto con Macef, la mostra dell’alimentare Tuttofood e il salone dell’ospitalità professionale Host. Quanto ai progetti futuri, nel mirino di Fiera Milano c’è in primo luogo il mercato di Singapore, ma ci sono dossier aperti anche in Sud Africa, Turchia e Stati Uniti. Con questo approccio la fiera diventa un facilitatore dell’internazionalizzazione per le pmi italiane, che guardano a quei mercati per fronteggiare la stagnazione dei consumi interni, ma spesso non hanno spalle abbastanza robuste per muoversi da sole. Punta sui mercati esteri anche Veronafiere (nel 2011 ha organizzato undici eventi oltreconfine), che vuole a rafforzarsi soprattutto aree più sensibili ai prodotti italiani nei settori agricolo- alimentare e del building, nei quali Veronafiere organizza manifestazioni come Vinitaly, Marmomacc, Samoter, Fieragricola, Siab ed Eurocarne. Presente in Cina,

dove tra le altre cose è coinvolta nella International Wine & Spirits Fair dedicata al vino, la società scaligera si è rafforzata negli ultimi tempi anche in India e Stati Uniti. Iniziative di internazionalizzazione sono in corso anche a Torino, Bologna e Rimini e la tendenza non è solo italiana. Deutsche Messe di Hannover, il polo fieristico più importante al mondo, si è trasformato nel tempo in un network con dieci sussidiarie estere (che nella maggior parte dei casi operano nei mercati emergenti attraverso partnership con operatori locali) e sei aziende specializzate che coprono tutta la filiera del settore espositivo. Secondo l’ultima rilevazione di Ufi — Global Exhibition Industry Statistics, nel 2011 l’80% delle superfici espositive è stato concentrato in 15 paesi, seguendo una tendenza al rafforzamento destinata ad aumentare nei prossimi anni. «E’ in corso una redistribuzione del mercato che premierà solo le realtà capaci di tenere il passo dei cambiamenti — precisa Golfetto — Non mi riferisco soltanto all’innovazione dei quartieri espositivi, ma anche all’accessibilità per chi si muove in aereo o in treno». Uno scenario che inevitabilmente porterà nei prossimi anni a massicci investimenti sui collegamenti intermodali, capaci di ottimizzare gli spostamenti tra gli aeroporti e le linee ferroviarie ad alta velocità, capaci di arrivare fino in prossimità dei quartieri fieristici. Uno scenario che non chiama in causa solo i poli fieristici, ma soprattutto i governi nazionali e locali, che dovranno reperire i fondi e trovare forme di coordinamento per realizzare le opere infrastrutturali necessarie a non relegare l’offerta espositiva europea ai margini del mercato mondiale. 1 2 3 Nel 2011 l’80% delle superfici espositive è stato concentrato in 15 paesi, seguendo una tendenza al rafforzamento destinata ad aumentare nei prossimi anni. Anche perché è in corso una redistribuzione del mercato
( Fonte Repubblica )
P.S. ) Per chi non lo avesse letto consiglio il mio report scritto direttamente da Shanghai dove sono stato dall’1 al 9 giugno 2012 : https://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=7618
















