Dalle sagre … ai contratti !

 




Anzitutto lo spunto. Angelo Gaja, pubblicando nel mese di novembre un articolo sul sito dellAis ( ed anche su Winetaste, vedi al link: https://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=4236 )


dal titolo Crisi finanziaria-economica: quali riflessi sul vino? ha riproposto un argomento quasi sempre sotto traccia ma mai veramente affrontato: lutilit, o, pi correttamente, linutilit, di gran parte della promozione italica dei vini.


 


Testualmente dichiara che la crisi finanziaria avr effetti negativi sulleconomia creando disoccupazione, carenza di liquidit e calo dei consumi, il che significa che in Italia si berr ancor meno vino; mentre invece cresceranno le eccedenze a causa della maggiore produzione vinicola 2008 rispetto al 2007 e di un paventato rallentamento delle esportazioni. Per questo auspica, finalmente, un vero piano organico di supporto alla vendita sui mercati esteri, ad oggi inesistente.


 


Definisce poi inefficaci le iniziative finora intraprese localmente. Trascinare il vino aggiunge Gaja – sistematicamente nelle strade e nelle piazze, come ha insegnato a fare lassociazione Citt del Vino () pi che una banalit uno scempio (). Quelli che operano per la promozione del territorio hanno preso in ostaggio il vino sfruttandolo in tutti i modi nella speranza di incrementare il richiamo turistico, senza benefici apprezzabili per il consumo. Viene cos sperperato oltre il 50% del denaro pubblico destinato in Italia alla promozione del vino


 


Come non essere daccordo con chi afferma che la promozione del vino in Italia vada profondamente ripensata? Faccio tuttavia un distinguo, o meglio una precisazione. Sono grato a chiunque abbia organizzato eventi trascinando il vino nelle piazze, perch cos spesso si ridata vita a borghi e territori richiamando persone, ma di certo occorre prendere atto che questa non una modalit per promuovere il vino!


 


Deve anche essere chiaro che la colpa della inefficace promozione del vino non di altri se non dei produttori. Se questi infatti continuano a prodigarsi partecipando a degustazioni, assaggi, presentazioni, fiere e fierucce e se continuano a rincorrere i 3 bicchieri ed i 5 grappoli invece che investire sui canali commerciali, nessuno, tranne loro stessi, ne ha colpa.


 


pur vero che hanno serie responsabilit anche i consorzi, che, da sempre in deficit di professionalit, riescono a tenere calmi gli animi degli associati solo buttando sul piatto della bilancia (sullaltro ci sono le quote di adesione pagate sempre pi malvolentieri) qualche inutilissima partecipazione a qualche evento, spacciandola per promozione; ma in ultima analisi i consorzi lavorano male perch nessuno li pungola a fare di meglio.


 


Levidente risultato che, sia i singoli produttori sia le strutture associative non fanno altro che alimentare una macchina che, oltre che costosissima, del tutto inefficace.


 


Proporre allassaggio vini in contesti ove linterlocutore un consumatore, giustamente disattento ( l per godere, non per ragionare del vostro vino), pu avere un senso una volta lanno, nel novero di qualche avvenimento rilevante per il territorio o allinterno della propria azienda (anche perch cos poi qualcuno compra, sul posto). Farlo sistematicamente, organizzando serate su serate e macinando chilometri per distribuire gratis dei vini fuori da un teatro o nel cortile di un castello atto inutile, economicamente suicida e svilente sul fronte del marketing.


 


Certo, il vero dramma che, ancora nel 2008, enti ed istituzioni, invece che lavorare per fare incontrare i buyer (sia esteri che nazionali) con i produttori, si ostinano a organizzare eventi ove c qualcuno che contemporaneamente ti piazza in mano una fetta di salame e un bicchiere di vino (entrambi sconosciuti e di cui in quel momento ancor meno te ne frega), oppure, ed anche peggio, perseverano nellinventarsi premi da assegnare a qualche trombone nellambito di pallosissime serate.


 


Ma sta sempre ai produttori rifiutarsi di partecipare


 


( Fonte Infowine-di Matteo Marenghi )