Quanto sta accadendo al pi prestigioso vino italiano emblema della debolezza del sistema. Virtuoso sarebbe sfruttare lincidente per rivedere un impianto operativo che, oltre ad essere farraginoso, spesso inefficace. A partire dal ruolo di presidenti e direttori
La vicenda Brunello oramai nota ai pi, o meglio si conosce quanto diffuso in merito anche perch, va ricordato, in corso unindagine da parte della Procura della Repubblica di Siena che si completer solo a fine dicembre 2008. Non interessa in questa sede speculare sul fatto che la non perfetta aderenza al disciplinare di produzione fosse azione generalizzata o limitata a poche aziende, n se fosse dettata da esigenze di mercato e se conducesse a prodotti migliori o peggiori di quelli canonici. Interessa invece prendere il caso Brunello come emblema della situazione nazionale dei vini a denominazione di origine controllata. Infatti noto che irregolarit simili sono state riscontrate nel non lontano consorzio del Vino Nobile di Montepulciano come lo sono potenzialmente in tante ( unillazione, che per si pu esprimere serenamente) altre denominazioni. Sappiamo anche che il ministero, spinto dalle minacce di blocco delle importazioni da parte degli Stati Uniti ha esautorato il consorzio dal piano dei controlli, nominato un comitato di tre saggi e devoluto allIcq (Ispettorato controllo qualit di Firenze, organo del ministero stesso) il compito di garantire laderenza del Brunello al disciplinare di produzione. Ora la trafila della certificazione pi complessa: per ogni partita di Brunello di Montalcino il produttore formuler una richiesta con i propri estremi identificativi, il numero di lotto, la serie ed il numero delle fascette sostitutive dei contrassegni di stato, il luogo dove sono conservate le partite e, nel caso di imbottigliatore, la dichiarazione di aver proceduto allimbottigliamento. Tale istanza, corredata di altri specifici documenti, verr inviata allIcq. Qui verr valutata, anche ricorrendo al parere del comitato dei tre esperti di nomina ministeriale, ed entro 15 giorni, se nulla oster, dar luogo ad un documento che dichiarer il vino conforme ai requisiti stabiliti dal disciplinare della Docg Brunello di Montalcino e pertanto commerciabile in Italia ed allestero. In sostanza si sostituita la garanzia data dal consorzio con un pasticcio allitaliana, che sa tanto di copertura formale e, soprattutto, non evidenzia chi garantisce cosa e sulla base di quali atti concreti. Anche perch, ad esempio, i controlli in campo continuer a farli il consorzio del Brunello di Montalcino, seppur esautorato. La vera domanda, che oggi tutti dovrebbero porsi invece la seguente: i consorzi, cos come sono strutturati, riescono a garantire laderenza dei vini ai relativi disciplinari di produzione? La risposta sta nei fatti, pertanto si dovrebbe passare al successivo quesito, ovvero: che fare per rendere i consorzi in grado di garantire sul serio produttori onesti e consumatore? Non cos immediato rispondere a questo secondo passaggio, ma prima (meglio) o poi qualcuno dovr farlo, pena la totale caduta di fiducia nelle sigle Doc e Docg apposte sulle bottiglie. Una cosa certa: i produttori non possono essere garanti di s stessi, perlomeno non con lattuale formula che si traduce in una tutela (improduttiva) di alcuni interessi a scapito di quelli di tutti (consumatore compreso). Emblematico anche il fatto che lo scandalo del Brunello abbia portato alle dimissioni del presidente del consorzio ma non dei vertici dirigenziali. Vuol dire che non esiste, nei fatti, una figura forte e soprattutto terza che abbia tecnicamente ed amministrativamente la responsabilit delloperato. E ci il vero nervo scoperto del sistema. C infatti bisogno di devolvere, nella forma e nella sostanza, ad un professionista che nulla abbia a che vedere con gli interessi di chi produce, oneri ed onori dellattivit di controllo e garanzia, che non pu e non deve essere in carico ai produttori (che notoriamente non hanno forti pulsioni ad essere intransigenti verso se stessi). Se nei consorzi la figura chiave fosse quindi il direttore, competente per titoli ed esperienze, e non il presidente, non avremmo gi fatto un enorme passo avanti? Ovviamente costui risponderebbe in prima persona dellefficacia delle azioni consortili e sarebbe spinto ad operare nel migliore dei modi. Pare forse strano, ma solo non gestendo direttamente se stessi, e mettendo finalmente al centro il prodotto ed il consumatore, i produttori potranno avere anche pi tutele !
( Fonte Infowine ) |