Gli illuminanti ricordi del Creato pantesco di Salvatore Murana
A volte ti si concretizzano quasi per caso idee che hai – come dire – annusato qui e l. Magari si tratta appena d’attimi, flash, parole ascoltate o percepite chiss quando e chiss dove, che ti riaffiorano alla mente, assumendo, ora, una significanza che in origine non avevi colto.
M’ accaduto a Vinitaly. Nel caldo, nel vociare della kermesse veronese del vino. Padiglione Sicilia, stand d’un produttore che per me rappresenta una sorta di mito: Salvatore Murana, da Pantelleria, uomo che da quelle pietre vulcaniche in mezz’al Mediterraneo e dalle vigne che a fatica vi crescono tira fuori alcuni dei pi spettacolari vini dolci che troviate nel mondo. Nel calice un suo vino che , a suo modo, leggendario: il Creato, un Passito pantesco del 1976. Nato pertanto quando lui, Salvatore, era giovinotto. Venuto da uve di zibibbo pi mature che mai. Lasciato – probabilmente dimenticato – l ad affinare lungamente, lentamente. Finch eccolo, una manciata d’anni fa, saltar fuori dalla botte e passare alla bottiglia. Acclamato dalla critica (fu un “tre bicchieri” sull’edizione 2006 della guida gamberista) e agognato dal pubblico. Quasi inavvicinabile, ch ce n’ proprio poco e per di pi la bottiglina (da 0,50) la trovi sugli scaffali a duecento e passa euro (talvolta trecento).Lo vedo nel bicchiere, quel gioiello, ed ecco venirmi incontro il ricordo di parole avvertite in tempi passati, e messe l da parte, ed ora invece utili – forse, se non m’abbaglio – a capire. a spiegare. A sognare, probabilmente. Mix d’una conversazione francese ed una spagnola, che a suo tempo non decifrai, non codificai appieno, e che trovano adesso compimento. Questioni d’unghie: le unghie del vino, intendo, quegli aloni che, nel bicchiere, si vedono nella parte alta a ridosso del vetro.
In terra di Borgogna v’ chi sostiene che un pinot noir destinato a superare il tempo ha da avere, fin da giovane, una sottile – sottilissima – unghia bianca. Non colorata, no: bianca, cristallina, trasparente. Ed quello che, prima ancora della freschezza o d’altro, t’offrirebbe l’indizio di potenziale longevit. E nobilt.
Nel sud della Spagna, dalle parti di Jerez, dove l’uve le fanno passire al sole per poi farne mosti da destinare agli Sherry, da maturare lunghissimamente nelle cataste di botti a solera, m’hanno invece insegnato che un vino davvero bene invecchiato ha da avere un’unghia orientata al verde. Pi e meglio definita, pi e meglio vuol dire che sar stato affinato il vino. Dunque, pi complesso e fascinoso lo si trover all’olfatto e al palato.
Mai m’era capitato d’associare le due suggestioni. Mai prima d’avere nel bicchiere il Creato di Salvatore Murana. Invece, guardandolo, ecco riaffiorarmi – e folgorarmi – fin da subito quei ricordi. Ch il vino, nel calice, ha all’esterno una sottilissima ma luminosissima aureola bianca, e subito dopo questa, prima del caramello, un cerchio di verde intenso e profondo. Sintesi incredibile e inattesa di quelle parole avvertite fra Borgogna e Andalusia. Se devo trarne conseguenza, se devo considerarle prove certe, allora ho davvero davanti a me un vino di quelli che ti capita di rado di provare, di tastare, d’assaporare, mi dico. E dico bene, ch quest’ realmente passito d’emozione.
Ordunque, velluto e seta insieme, questo Creato. Ch t’avvolge senz’assalirti, ti dona dolcezza senza mai stancare, e pure ti sembra incredibile, impossibile per la freschezza.
Potrei qui narrare ora dei sentori di fico, d’uva passa, di miele e d’erbe mediterranee e di tant’altre impressioni. Ma sarebbe – penso – riduttivo. Come soffermarsi su qualche pennellata d’un quadro, su un unico rigo di note dentro a una sinfonia.
Posso solo augurare a chi legge d’aver modo di berlo, prima o poi, il Creato.
Per me, fuori dello stand n pi vocio, n pi caotica ressa, n pi soffocanti arie.
( Fonte Internetgourmet )
Annotazioni di Winetaste
Ho conosciuto Salvatore Murana, un grande viticoltore ed una grande persona dalla sensibilit non comune, credo che questo ” Creato ” ne rappresenti l’anima.

















