Un itinerario turistico e culturale alla ricerca dei cibi che hanno una storia legata al territorio
Storia, lavorazione, cantine che fanno grandi formaggi, vino, aceto, salame, prosciutto
Sogliano al Rubicone con le sue fosse per stagionare formaggelle Cervia con il sale Comacchio, le anguille messe in salamoia
VINDICE LECIS
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Nelle terre malatestiane di Sogliano al Rubicone il formaggio viene sepolto secondo una consuetudine medievale nata per sottrarlo alle ruberie o, semplicemente, per stagionarlo. Ai primi di agosto vengono preparate le fosse secondo lantico rituale: allinterno dopo aver bruciata la paglia le pareti sono isolate da unimpalcatura di canne e, sul fondo, collocate delle tavole di legno. Dopo la deposizione dei formaggi la fossa viene chiusa con assi e sabbia e riaperta tre mesi pi tardi. Nel territorio di Sogliano in quei giorni di novembre si diffonde lacuto profumo di un formaggio stagionato secondo una tradizione originale.
A Comacchio da ottobre a dicembre le anguille che emigrano verso il mare vengono catturate e lavorate secondo secolari procedure. Dalla banchina di approdo delle barche il pesce delle valli destinato alla marinatura viene trasportato nella sala fuochi dove si procede al taglio della testa e della coda. Le anguille infilzate negli spiedi sono arrostite nei camini con legno di quercia e di faggio. Infine per la marinatura sono immerse nei barili con la celebre salamoia costituita da aceto di vino, foglie di alloro, acqua e sale di Cervia.
Nei primi anni del XIX secolo a Felino cerano quasi pi maiali che abitanti. La simbiosi tra questo paese e il suino il segreto della sua crescita economica da almeno seicento anni grazie a quei maiali di montagna che si nutrono di ghiande.
Sogliano al Rubicone, Comacchio, Felino. Tre presidi del gusto a guardia della qualit e della salubrit dei prodotti tradizionali emiliano-romagnoli che, in tempi di globalizzazione e omologazione, resistono e non vogliono essere cancellati. Messi in rete i diciannove templi di storia e cultura si presentano come originali Musei del gusto. Con esposizioni di materiale, testimonianze e degustazioni rappresentano quella ragnatela di tesori enogastronomici gi tutelata da 26 prodotti Dop e Igp e da oltre 200 censiti come tradizionali.
In provincia di Bologna si contano quattro musei. LIstituto nazionale di apicoltura nel capoluogo conserva usi e costumi legati al miele con arnie e attrezzi utilizzati in passato in un territorio dove nata lapicoltura moderna. A Budrio sorto il Museo della patata, dedicato al cosiddetto frutto del diavolo con una mostra di macchine e utensili dagli inizi del XX secolo sino agli anni Settanta, compreso il piantapatate, brevettato nel 1976, da Checchi&Magli. La montagna dimenticata ha ispirato a Castel del Rio la nascita del Museo del castagno, frutto considerato per secoli il pane dei poveri. Rappresenta un presidio del gusto nellalta valle del Santerno dove vengono descritti gli ambienti in cui si sviluppa il castagno, le caratteristiche dellalbero, le evoluzioni storiche della raccolta e della produzione. La rocca di Dozza ospita lEnoteca regionale con 800 etichette.
Due sono i Musei della provincia di Ferrara. Quello dellanguilla Manifattura dei marinati dove si lavora il pesce secondo antichi rituali e si possono ammirare i dodici camini della sala fuochi. A Ro Ferrarese invece si respirano le suggestioni bacchelliane grazie a una fedele ricostruzione di un mulino ad acqua come quelli di una volta. E il Museo del pane Mulino del Po che diffonde la cultura della coppia ferrarese, prodotto unico e che pu essere degustato al termine della visita.
Oltre al Museo del formaggio di fossa Fossa Pellegrini di Sogliano al Rubicone, la provincia di Forl-Cesena vanta a Forlimpopoli quello dedicato a Casa Artusi realizzato allinterno della chiesa dei Servi. E il primo centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana attraverso un percorso che valorizza larte del mangiar bene di Pellegrino Artusi, il padre della cucina italiana.
Nella provincia di Modena sorgono due musei simbolo del territorio. Quello dedicato al Balsamico tradizionale nella Villa comunale Fabriano di Spilamberto raccoglie la storia di questo prodotto esclusivo che si ottiene dopo 25 anni di invecchiamento. La visita al museo comincia nella grande sala a forma di botte per proseguire nella sala della cottura e del bottaio dove i contenitori custodiscono il mosto cotto che diventer laceto tradizionale balsamico di Modena. Il Museo della tigella aperto nel borgo antico di Samone di Guiglia e il Laboratorio del borlengo nellospitale di San Giacomo di Lame di Zocca. In ambienti rinascimentali si ripercorre la storia della tigella e sono esposti i dischi di terracotta refrattaria prodotti nella zona per la cottura delle crescentine.
In provincia di Parma quattro musei rappresentano altrettanti capisaldi di prodotti locali tipici. A Felino, nelle sale del castello, aperto il Museo del salame Felino che espone documenti storici e nelle cui sale si ripercorrono tutte le fasi della produzione. Il Museo del parmigiano-reggiano ha sede invece a Soragna allinterno di un vecchio caseificio settecentesco (la visita coinvolge anche lolfatto) dove sono esposti gli utensili utilizzati nel corso degli anni per la lavorazione del latte. Il salume conosciuto in tutto il mondo ha a Langhirano un proprio museo dedicato al prosciutto di Parma. Realizzato nellex Foro boario articolato in otto sezioni e in una sala degustazione. A Collecchio il prossimo anno sorger il percorso espositivo dedicato al pomodoro nellantica Corte di Giarola con spazi di approfondimento sullortaggio, sugli strumenti e sui materiali impiegati nel corso degli anni. Nelle sale sar in mostra anche una linea di lavorazione completa del ciclo industriale.
A Cervia hanno dedicato al loro sale, dolce e inconfondibile, un museo allinterno di un antico magazzino-torre che, dopo un ampio percorso, si conclude con lambiente dedicato alle testimonianze della vita dei salinari. Nelle colline di Brisighella stato allestito un museo allaperto lungo le strade che racchiudono il giacimento pi antico e il sito pi moderno per la produzione dellolio strutturato in sette soste con nicchie informative e casotti. La citt della frutta, Massa Lombarda, non poteva non renderle omaggio col Museo della frutticoltura allinterno di una casa colonica. Curioso il riferimnto alla Cattedra ambulante di agricoltura istituita nel 1898. Sulla strada provinciale di Prugno nei pressi di Casola Valsenio il microclima adatto alla flora officinale valorizzato in un percorso originale chiamato Giardino delle erbe con 450 specie di piante.
Non poteva mancare in provincia di Reggio Emilia il Museo del Lambrusco, ospitato in un edificio rurale ottocentesco nella Tenuta Rampata di Montecchio Emilia. Esposti attrezzi, utensili legati al ciclo produttivo della vite e del vino e strumenti originali compresa lingegnosa macchina per lavare le bottiglie.
( Fonte La Nuova Ferrara )

















