Comunicato stampa del Consorzio Vini Cir e Melissa datato 02 Luglio 2009, dove vengono ampiamente spiegate le ragioni dei produttori cirotani alla richiesta di modifica del disciplinare.
Personalmente ne ho scritto, alcuni giorni fa, qui :
https://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=6207
a difesa delle richieste della maggioranza dei produttori votanti.
Un video del Consorzio qui sotto
PRIMA PARTE
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SECONDA PARTE
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Buona lettura e buona visione
Roberto Gatti
29-08-2010
Il Consorzio di Tutela dei Vini DOC Cir e Melissa, costituito dalla maggioranza degli attori dellintera filiera vitivinicola del Cir e Melissa, dopo 40 anni dallapprovazione del disciplinare di produzione (Dpr 2 aprile 1969 con modifica solo sulle tipologie del Dpr 25 settembre 1989) ha ritenuto opportuno e doveroso proporre delle variazioni al fine di difendere la territorialit, migliorare la qualit, tutelare il consumatore e rafforzare limmagine del vino pi famoso di Calabria, patrimonio dellintera comunit.
Tali proposte sono purtroppo interpretate male e strumentalizzate da chi del Cir sa ben poco o, ancor pi grave, da chi del Cir se ne vergogna, scatenando una guerra mediatica che porta solo ad un ulteriore impoverimento dellintero territorio.
Dei 9 articoli che compongono lattuale disciplinare, le variazioni proposte toccano 5 articoli, nella fattispecie gli art. 2, art. 4, art. 5, art. 7, art. 8. Oggetto di tanto clamore la modifica proposta allart. 2. Nessun accenno, di consenso o dissenso stato riscontrato in merito alla modifica di altri due articoli (art. 4 e art. 5) che riteniamo fondamentali per il miglioramento qualitativo e soprattutto per la tutela di quellidentit che molti invocano, senza essere a conoscenza delle reali problematiche agricole, di territorio e di mercato che minacciano seriamente lintera filiera, viticultori in primis.
Iniziamo con lart. 4, rimandando solo in ultimo lart. 2.
L art. 4 prevede una riduzione della resa massima per ettaro con obbligo di diradamento in caso di eccessiva produzione. Una minor produzione per ettaro, a parit di densit di piante, uno strumento di miglioramento della qualit delle uve e quindi del vino.
Lart. 5 prevede che limbottigliamento dei vini Cir rosso, rosato e bianco debba essere effettuato all’interno delle zone di produzione. Ad oggi, possibile trovare sugli scaffali dei vini Cir imbottigliati in altre regioni dItalia o addirittura allestero, con marchi di fantasia a prezzi a dir poco offensivi per il nostro territorio e tutto il lavoro che sta dietro una bottiglia di Cir. Limitare limbottigliamento alla zona di produzione non significa porre dei limiti al libero mercato bens evitare pure speculazioni commerciali sul nome del Cir, nonch garantire al consumatore finale una pi probabile autenticit del vino in bottiglia.
Lart. 7 introduce nel disciplinare il logo del Consorzio (secondi in Italia dopo il Chianti classico) che dovr essere obbligatoriamente apposto sulle fascette identificative sul collo della bottiglia, a riconoscimento dellavvenuto controllo del Consorzio ed a maggior tutela del consumatore finale.
Le modifiche agli altri articoli sono conseguenza delle modifiche di cui sopra, dellart. 2, nonch delladeguamento alle norme comunitarie che regolamentano la materia.
Arriviamo al tanto discusso art. 2.
Attualmente il disciplinare prevede che il Cir rosso e rosato siano composti per almeno un 95% da uve Gaglioppo e per un restante 5% da uve Greco bianco e/o Trebbiano toscano.
Fino a pochi giorni fa, nessuno aveva mai contestato il disciplinare di produzione perch prevede un 5% di Greco bianco, che non pu che peggiorare la qualit visiva del vino aggiungendo del vino bianco ad un vitigno per sua natura scarico di colore, e di Trebbiano toscano, che oltre a presentare le stesse problematiche, di autoctono non ha veramente nulla. Tant che fino a prova contraria tutte le aziende dichiarano di produrre i propri vini Cir rosso DOC con il solo Gaglioppo.
E questo sempre per mantener fede ad un disciplinare datato 1969, in cui per una moda di mercato che voleva vini da monovitigno e per una maggiore produttivit in vigna, si privilegiato il solo Gaglioppo sebbene i vigneti del cirotano fossero caratterizzati in parte da tanti altri vitigni a bacca rossa. Dal libro Descrizione ed istorica narrazione dellorigine e vicende politico-economiche di Cir di Giovan Francesco Pugliese del 1849, vol 1, pagg. 58-62 si evince come in quegli anni il vigneto cirotano fosse composto da 10 razze bianche da mosto e da 10 razze nere da mosto sparse in confuso per tutto il vigneto. E ne fa un elenco: Gaglioppo di 3 specie per la diversa grossezza, Gaglioppo a testicoletto, Piede longa (Olivella), Infarinata, Lagrima, Tenerella, Sanseverina (Colorino), Canino, forse la migliore per mosto, Lagrima a testicoletto, che anche si mangia, Norella o Tintiglia (Alicante n.d.a.). E ne cita altrettante a bacca bianca e oltre 20 razze da mangiare. Pugliese scriveva ancora Diffuse le vigne da perdove si pens da Cirotani di sostenersi alla concorrenza accrescendone la quantit, e perci si moltiplicarono le uve troppo acquose, nere, e bianche mischiate, e si scem il prezzo derivante dalla qualit. In commercio si desiderava vino colorito brillante, rosso cupo e spiritoso. Dunque le esigenze di mercato ritenute da qualcuno moderne e quindi non da assecondare, sono datate 1849.
Arriviamo alla modifica. previsto un allargamento facoltativo, e sottolineiamo facoltativo, della base ampelografica dei vini Cir rosso, rosato e bianco ad altri vitigni autorizzati e raccomandati per la regione Calabria per un massimo del 20%. Le uve dovranno pervenire esclusivamente da vigneti situati nellarea della doc e non da fuori regione come qualcuno in mala fede afferma. Ci significa che una vigna del Cir potr, e solo se il viticultore vorr, essere composta da minimo un 80% Gaglioppo e massimo un 20% di altri vitigni consentiti. Allargare la variet dei vitigni a quelli raccomandati dalla regione Calabria non significa aprire le porte agli internazionali, bens ad altri vitigni autoctoni (a bacca nera: Calabrese, Castiglione, Greco nero, Magliocco canino, Marsigliana nera, Nerello cappuccio, Nerello mascalese, Nocera, Prunesta e altri; a bacca bianca: Guardavalle, Guarnaccia, Incrocio Manzoni 6.0.13, Malvasia bianca, Montonico bianco, Moscato bianco, Pecorello e altri) gi iscritti nel Registro Nazionale delle Variet di Vite, e a tutti quei vitigni (Infarinata, Pedilongo ecc.) che verranno catalogati in seguito alle ricerche finanziate dalla regione Calabria svolte dallazienda Librandi. Solo e soltanto se catalogati e autorizzati possono essere inclusi nella base del Cir. evidente, come questa proposta di variazione sia solo frutto di una pi attenta analisi del passato ed un progetto di ripristino della base ampelografica che ha caratterizzato i vigneti del Cir per 2 millenni, modifica che auspichiamo possa essere la carta vincente per conquistare nuovi mercati. Allora ci chiediamo se su una lista di oltre 30 vitigni, bisogna paralizzare un siffatto progetto di miglioramento qualitativo per lintroduzione di soli 2 vitigni, Merlot e Cabernet, poco diffusi nel territorio, poco amati dai contadini, e francamente poco probabili in una scelta di uvaggio in un momento in cui tutti tendiamo a scegliere vuoi per qualit e unicit, vuoi per moda, i vitigni autoctoni? Il Nobile di Montepulciano, lAglianico del Taburno, il Montepulciano dAbruzzo, il Cannonau di Sardegna, il Taurasi, il Picolit, e lelenco sarebbe molto lungo, consentono queste introduzioni, senza pregiudicarne la territorialit.
E perch il 20%? E non il 30%? O il 5%? Ironizzando rispondiamo, perch allora non tutto il cucuzzaro? Anche questa ci sembra una sterile polemica funzionale al non fare!
Lontano dalle nostre parole lingiuria e le polemiche, questa contestazione ci sembra solo una scusa per mettere il bastone tra le ruote alloperato del Consorzio ed al suo presidente. E siamo pronti a sfidare chiunque a giudicare un vino non territoriale, o ancora peggio omologato e standardizzato ad altri vini, un vino che abbia almeno l80% di Gaglioppo, vitigno tipico cirotano, unico nel panorama internazionale e solo qui coltivato. Chi sostiene questo, vuol dire che non conosce sufficientemente il nostro vitigno e le sue peculiarit organolettiche.
Se poi non modificare il disciplinare per preservare lidentit secondo laccezione di talune aziende, significherebbe continuare a proporre vino Cir anche al di sotto dei 2 Euro o ancor peggio vedere la propria riserva di punta proposta sugli scaffali intorno ai 6 Euro, iva e ricarico inclusi, e magari proporre vini IGT a prezzi decisamente pi alti, frutto di ingenti investimenti fuori dalla tanto amata e salvaguardata zona DOC, beh, allora noi non ci stiamo.
Cos come non sottostiamo al furbo di turno con un pelo sullo stomaco pi radicato degli altri che, raggirando il disciplinare, propone sul mercato vini inevitabilmente giudicati moderni, buoni, di qualit e soprattutto apprezzati da tutte quelle persone che bevono il vino per la propria bont, per la propria bevibilit a prescindere dai disciplinari e dalle belle parole di qualche filosofo del vino che raramente ha messo un piede in vigna e mai ha venduto una bottiglia di vino, da tutte quelle persone che non hanno lopportunit di bere il vino insieme al produttore con le sue spiegazioni sulle caratteristiche del vitigno motivando eventuali pregi o difetti, e da tutti quelli che bevono Cir ignorando che sia fatto da solo Gaglioppo, ma solo perch sono state in Calabria, perch una delle DOC pi storiche dItalia, pi famose del Sud, magari anche perch prodotta e commercializzata da un gruppo di aziende storiche e neonate che hanno deciso di consorziarsi e che vivono quotidianamente le problematiche della DOC, del territorio, del mercato, di far quadrare i propri bilanci, di garantire i posti di lavoro a centinaia di persone e che hanno a cuore il futuro del Cir pi di chiunque altro, perch prima di voler del male al Cir dovrebbero voler del male a se stessi!
( Fonte Consorzio di Tutela Vini Cir e Melissa D.O.C. )


















