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FOCUS ON VENDEMMIA 2006

 

Unâannata che riassume le caratteristiche positive di alcuni celebri millesimi come il 1995 e il 2000: stando alle analisi e ai dati scientifici raccolti fino ad oggi, quella del 2006 si presenta come una delle vendemmie più interessanti degli ultimi dieci anni. Eâ il parere degli esperti intervenuti al convegno âFocus on: vendemmia 2006. Monitoraggio della maturazione e della qualità delle uve veronesi e vicentineâ?, tenutosi nei giorni scorsi nellâauditorium di Borgo Rocca Sveva, a Soave (VR) e organizzato dalla sezione Veneto Occidentale di Assoenologi.


âConoscere le caratteristiche qualitative delle uve per pianificare gli interventi di vinificazione più opportuni; è questo il momento in cui entrano in contatto le figure dellâagronomo e dellâenologo per condividere un progetto che porterà alla realizzazione di un vino di qualità â ha spiegato lâenologo Daniele Accordini, presidente della sezione â Ma qual è la data della vendemmia più corretta? Nel tempo si è spostata continuamente, con uno scarto che supera gli ottanta giorni. Per questo è importante conoscere sempre meglio il vigneto, e costruire una banca dati; per imparare dal passatoâ?. E per fornire un quadro il più possibile completo della situazione dei vigneti del Veronese e del Vicentino (che insieme producono circa 5 milioni di q.li di uve bianche e rosse/anno, su una produzione regionale media di circa 9 milioni di q.li), sono state coinvolte più discipline: climatologia, statistica, agraria, enologia, oltre a tre Consorzi di Tutela â Valpolicella, Soave, Custoza-Bardolino â due istituti superiori di viticoltura ed enologia (San Michele allâAdige e Conegliano), due università (Padova e Verona) e alcune aziende, sia private che cooperative.


 


I ricercatori sono stati concordi nel dire che le uve sia rosse che bianche presentano in generale magnifici grappoli spargoli, sani, ben pigmentati, con valori zuccherini più alti rispetto al 2005, ph superiori e  tenori di acidità un poâ inferiori se confrontati con la vendemmia precedente, una maturazione equilibrata, al punto che volendo, elaborare vini più strutturati, si può pensare di posticipare un poâ la raccolta.


 



Da un punto di vista enologico, la vendemmia 2006 dovrebbe dare vini (anche bianchi) dove i profumi fruttati prevalgono su quelli floreali, con una esaltazione degli aromi varietali. Addirittura, per i Cabernet dei Colli Berici si prospetta un futuro da âbordoleseâ?. Come sempre comunque, le prossime settimane saranno decisive: se le condizioni meteo si manterranno stabili, tali ottimistiche previsioni verranno rispettate.
Meno roseo si presenta invece il quadro complessivo del âpianeta Enotriaâ?, così come in chiusura del convegno lâha tracciato il vicepresidente nazionale di Assoenologi, Giancarlo Prevarin: âParimenti con la produzione di vino, cala anche la superficie vitata italiana: negli ultimi anni si sono persi 178 mila ettari. Anche il vigneto Veneto è calato, del 24 % e oggi in media si producono 7.800 mila hl di vino lâannoâ?. Nonostante questo, la vendemmia 2006 dovrebbe dare a livello nazionale 51 milioni e mezzo di hl di vino, ovvero il 2% in più di quella del 2005. La qualità dei vini dovrebbe essere per tutte le regioni buona/ottima, con punte di eccellenza in alcune di esse.


Lâexport registra segnali positivi, ma entro i confini nazionali i consumi continuano a contrarsi; ormai siamo a quota 49 litri /procapite/anno. I prezzi ristagnano, un poâ come nel 2005; le uniche uve che potrebbero subire aumenti sono quelle da riposo, per la produzione di Amarone e Recioto della Valpolicella. Cosa accadrà nei prossimi anni? Secondo Assoenologi, âassisteremo ad una metamorfosi del vigneto, un poâ come in passato è accaduto per le cantine â ha spiegato Prevarin â Un cambiamento di rotta si impone, perché lâetà media degli impianti è alta, e il monte di ore lavorative per ettaro di vigneto è di 400 ore allâannoâ?. In futuro perciò, per abbattere i costi di lavorazione le aziende viticole con oltre 20 ettari dovranno essere meccanizzate, pena lâuscita dai mercati. Un rischio non indifferente: âAl momento la voce vino costituisce il 40 per cento dellâexport agroalimentareâ?. In conclusione, Prevarin ha lanciato un altro messaggio: âNon si può sempre crescere. Ad un certo punto bisogna fermarsi e consolidare la propria posizione. E poiché i consumi interni non aumentano, bisognerà trovare e mantenere nuovi sbocchi allâesteroâ?.


Con il risultato che lo scontro con competitors agguerriti come Spagna e Australia si farà sempre più diretto e duro; vincerà chi saprà calibrare massa critica, immagine, qualità e prezzo.