Formazione dei sommelier si fa sul serio. Ma l’Ais non ci sta

Formazione dei sommelier


La proposta per istituire un albo professionale e garantire una formazione professionale ha finalmente preso il via al Senato con il sostegno delle Citt del vino. Ma Terenzio Medri, presidente dell’Associazione italiana sommelier, non ci sta. Si invece dall’Aspi di Giuseppe Vaccarini


 


finalmente in arrivo un albo per i sommelier (vedi articolo su Italia  a Tavola Albo professionale dei sommelier. Il Senato discute la legge ), motivato dalla necessit di disciplinare una professione in costante crescita, con reclute in aumento del 10-15% ogni anno, soprattutto tra le donne. Ma questa regolarizzazione non piace alla principale associazione privata del settore, lAis (associazione italiana sommelier) che sembra pi preoccuparsi di continuare una situazione che le permette di accrescere il numero delle tessere, che non di garantire realmente una professione.


 


Come abbiamo anticipato ieri, la proposta dell’albo contenuta nel disegno di legge sulla “disciplina della professione di sommelier e delega al governo per la regolamentazione della materia” che ha iniziato la discussione in Commissione agricoltura a Palazzo Madama su presentazione del senatore del Pdl Pierfrancesco Gamba e dei colleghi di partito Maurizio Saia, Alessio Butti, Achille Totaro e Francesco Amoruso. Il ddl stato presentato, spiega Gamba, nella necessit di qualificare meglio la figura del sommelier professionista, definendo un percorso di indiscutibile seriet e professionalit invece dell’autocertificazione di fatto avvenuta finora nei vari corsi e corsetti delle associazioni privatistiche che formano i degustatori.


 


L’abilitazione avverr tramite un esame i cui contenuti saranno definiti dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, aggiunge Gamba. Per accedere all’esame il disegno di legge prevede una serie di percorsi formativi all’ interno del corso di laurea universitario di Scienze della preparazione alimentare, dei corsi offerti dagli istituti alberghi e da nuove ipotesi- sottolinea Gamba – recepite di recente come i corsi all’interno degli istituti agrari con indirizzo enologico e, in alternativa, anche l’abilitazione di quanti abbiano avuto una formazione in corsi almeno biennali tenuti da associazioni qualificate.


 


Ma alla proposta dell’albo fa barricate l’Associazione italiana sommelier (Ais).L’albo non serve – il commento di Terenzio Medri, presidente dell’Ais che opera da quarant’anni in Italia concentrando, assieme alla Fisar (federazione italiana sommelier albergatori ristoratori), la formazione dei degustatori del vino in Italia – mi sembra che questo ddl favorisca gli interessi di qualcuno, come le universit con i corsi specialistici nel settore agroalimentare, piuttosto che gli interessi della professione. Una professione che gi esiste e che ha un percorso formativo qualificato all’interno dei nostri corsi.


 


 Piuttosto – conclude Medri – la nostra associazione sta cercando di definire la nuova figura del maitre-sommelier con un inquadramento contrattuale al secondo livello e non gi a quel terzo livello attualmente garantito ai sommelier. Unalternativa assolutamente interessante e da valorizzare (labbinamento delle figure del maitre e del sommelier) ma che proprio per lelevato valore aggiunto a livello professionale non pu essere gestito nelliter formativo da figure che spesso non sono nemmeno professionisti


 


All’obiettivo di un albo dei sommelier si dice invece favorevole l’Aspi, Associazione sommellier professionisti italiani. Il presidente Giuseppe Vaccarini (nella foto) ricorda che si tratta di “un’esigenza che nasce da una situazione poco chiara di chi fosse (ed ) il Sommelier in Italia, per logiche a noi chiare ma poco definite a livello pubblico, per evidenti fini speculativi di istituzioni gi accreditate come di categoria.” La proposta Ddl 720 dei senatori quindi per Aspi “linizio di un raggiungimento di un obiettivo, aperto a tutti i professionisti italiani operanti sia in patria sia allestero, che fino ad oggi hanno sempre dovuto vedersi assoggettare ad amatori, degustatori, presunti Sommelier tali solo per aver conseguito un attestato totalmente inutile a fini legislativi e professionali. Premesso questo, risulta ovvio – dice Giuseppe Vaccarini – che la legittimazione legale tramite Albo sia un passo fondamentale per listituzione di organi di formazione riconosciuti (ancor meglio se statali), la partecipazione a livello commerciale con enti preposti alla valorizzazione dellenologia nazionale e altre attivit unicamente positive per i professionisti odierni. Chi esprime disappunto per una proposta mirata a voler porre soprattutto chiarezza in una situazione molto ambigua (unica a livello mondiale, come ribadito costantemente dallASI) mostra evidenti interessi controproducenti alla valorizzazione del Sommelier come figura riconosciuta e tutelata legalmente. A tal proposito doveroso ricordare lesempio degli amici enologi, che dopo lunghe battaglie sono riusciti a raggiungere, cos come si sta cercando di compiere per il Sommelier, un riconoscimento formale concesso solo dopo un percorso di studi certificati, e non grazie ad autorit fittizie ed attestati di organizzazioni private”. Una posizione che coerente con la nascista dell’ASPI, ovvero lAssociazione della sommellerie professionale italiana, che nata nel 2007 proprio per rispondere allesigenza dei professionisti italiani di vedere la propria figura qualificata allinterno del settore in cui operano. Oggi lunica associazione di categoria italiana riconosciuta dallAssociation de la sommellerie internationale (Asi) e quindi dallOrganisation internationale de la vigne et du vin (Oiv), che regolamenta e legifera su scala mondiale in ambito enologico.


 


Su questo tema va fra l’altro sottolinato l’intervento delle Citt del Vino – l’associazione dei comuni a pi alta vocazione vitivinicola d’Italia – che sostiiene l’iniziativa legislativa in quanto costituisce un forte elemento di responsabilizzazione della categoria. Per l’associazione, inoltre, la proposta in discussione al Senato dovrebbe essere estesa anche a tutti gli assaggiatori di prodotti tipici italiani, come nel caso del’olio e dei formaggi, offrendo uno spettro pi ampio alla figura del degustatore professionale. 


Inutile aggiungere che Italia a Tavola condivide  e sostiene da tempo liniziativa in discussione in parlamento e le nuove proposte di Citt del vino.


 


( Fonte Italia a Tavola )


 


 


Osservazioni di Winetaste


 


Sinceramente non capisco il motivo di questo rifiuto dell’ Ais a questa proposta di legge, o meglio lo capisco se ricondotto alle migliaia di corsi sparsi per l’ Italia che, con questa nuova normativa l’ Ais non potrebbe piu’ svolgere, con una mancata e/o ridotta voce delle proprie entrate.


Come ogni categoria che si rispetti, e per valorizzare al meglio il ruolo del Sommelier, ridotto oggi a mero cameriere, che tra le altre cose serve anche il vino a tavola ( sic ! ) , credo che una laurea in materia sia benefica per chi vorr affrontare seriamente questo percorso, per farne la sua attivit futura. Oggi come oggi, dei tantissimi sommelier ( ? ) sparsi per l’ Italia, solamente il 5% ( ad essere generosi ) svolge questa attivit in maniera esclusiva e totale, per il resto trattasi di ” appassionati ” che vivono di altro lavoro.


Vaccarini e Le Citt del Vino in questo hanno perfettamente ragione.


Roberto Gatti