Home News GLI UOMINI CHE HANNO FATTO GRANDE LA VITICOLTURA ITALIANA : MARIO SCHIOPETTO

GLI UOMINI CHE HANNO FATTO GRANDE LA VITICOLTURA ITALIANA : MARIO SCHIOPETTO

GLI UOMINI CHE HANNO FATTO GRANDE LA VITICOLTURA ITALIANA


MARIO SCHIOPETTO


 


Oggi parlare del Collio e dei suoi magnifici vini bianchi fin troppo facile : quasi impossibile trovare vini non allaltezza del blasone della zona, ma nel 1965 le cose erano completamente diverse. Per lo piu si vendeva vino sfuso e di mediocre qualit. Uno degli artefici della rinascita e valorizzazione della zona del Collio  e tra i primi, in quegli anni difficili per tutti stato proprio Mario Schiopetto di Capriva di Gorizia.


 


Un po di storia


 


Gli Schiopetto gestivano una osteria ad Udine negli anni 20 ed il padre di Mario si recava a comprare vino nelle vicine campagne, a Medana, San Martino di Quisca e piu tardi anche al castello di Spessa. Sceglieva il meglio che riusciva a trovare, perch fin da allora lambizione di questi osti era quella di dare da bere vino di qualit ai propri clienti, e non solo quantit.


Negli anni 30 quando il figlio Mario accompagnava il padre in giro per cantine a fare acquisti, era festa grande, ed stato cosi che Mario si avvicinato a questo mondo, che sarebbe stato col passare degli anni una ragione di vita, nel ricercare sempre la migliore qualit possibile, anticipando i tempi di almeno 30 anni. Con il passare degli anni cresceva in Mario la voglia di rendersi indipendente dalla famiglia di origine ed stato cosi che intraprese lattivit di autotrasportatore, con lunghi viaggi in Italia ed anche allestero, soprattutto in Germania.


E stato cosi che Mario ha incominciato ad assaggiare vini di altre zone e di altre realt, procurandosi campionature da riportare a casa, ed insieme al padre cercare di capire il perch, e dove fossero racchiusi i segreti di quei vini cosi piacevoli e di alta qualit.


E nelle varie cantine imparava, prendeva appunti sui vitigni, sui metodi di coltivazione della vite ed i vari processi di vinificazione. Al ritorno all Osteria Ai Pompieri   procedeva insieme al padre alle degustazioni, comparando, confrontando, cercando di capire ed apprendere quei vini della Francia, della Svizzera, del Reno e della Mosella.


Raccontava Mario ad un intervistatore degli anni 90 : Dio solo sa quanto mi sono arricchito in sapienza ed in saggezza da quei lunghi colloqui con mio padre. E stata quella lunica e meravigliosa scuola alla quale mi sono formato .


Nasce cosi il progetto di creare una piccola cantina per produrre un vino che si chiamasse Schiopetto , ma proprio allora viene a mancare il padre Giorgio, e cosi Mario si trova solo tra mille difficolt : economiche, morali, tecniche e strutturali. Ma a volte la fortuna sorride agli audaci ed cosi che il vescovo di Gorizia affitta 16 ha di terreno a Capriva, in una delle zone piu  vocate alla produzione di vini bianchi, ancora oggi.


E il 1965 quando Mario produce le sue prime bottiglie di Tocai, Pinot bianco e grigio, Sauvignon, Malvasia, merlot, cabernet, ribolla e riesling renano, ma al Tocai che Mario dedica le sue migliori energie, valorizzando un po tutte queste tipologie, che fino a quegli anni erano confinate nel ristretto ambito della zona dorigine.


Si presenta sui mecati enologici nazionali ed subito successo, talmente erano diversi ed insoliti i vini Schiopetto, che i critici dellepoca affermavano : qui c dellaltro !


Ma che altro ci sar mai, ripeteva Mario, se non Schiopetto con la sua esperienza e versatilit, il rispetto assoluto per la naturalezza del prodotto, il suo provare e riprovare per raggiungere il Top.


Le prime innovazioni per lepoca, apprese soprattutto in Germania, furono il controllo della temperatura in fermentazione, la vinificazione in assenza di solforosa,, e la cuvee dei lieviti indigeni del proprio vigneto, oggi tecnica ampiamente diffusa, ma allora agi primi albori in Italia, in Austria ed in Svizzera, adottata da pochissimi produttori.


Regol anche i tempi della vendemmia, anticipandola leggermente per ridurre il contenuto alcolico allora troppo spinto, a svantaggio dellacidit. In vigna va alla ricerca dei migliori appezzamenti ed esposizione in relazione ad ogni tipo di vitigno, che lui chiamava individuo , cosi per il suo Tocai per il quale nutriva un particolare amore e feeling, ha individuato una zona collinare ben ventilata , su terreno di origine eocenica ; per il sauvignon un terreno argilloso e fresco, in una posizione al riparo dai venti; la ribolla invece su terreni marnosi, leggermente calcarei ecc.


Quindi un precursore di quella che oggi chiamiamo zonazione e compatibilit vitigno/ terroir  per arrivare ad ottenere le uve migliori da ogni parcella. Una filosofia produttiva che vedeva il viticoltore in simbiosi con le proprie piante, che non deve essere avido nel volere produrre molto, perch lavido non avr mai sensibilit e quindi raporto proficuo con la pianta, ma penser solo al guadagno. Per questo, affermava sempre Mario, non facile chiamare un produttore anche contadino.


Non stato facile nemmeno vendere le prime bottiglie e farsi conoscere al di fuori dei propri confini aziendali, ed allora Mario incominci attingendo dagli elenchi telefonici delle grandi citt ( allora non cerano  Internet e le Pagine Gialle o bianche ) , inviando centinaia di biglietti di presentazione sulla propria attivit e su suoi vini , a professionisti ed imprenditori, allegando una cartolina di ritorno per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza dei prodotti. Un 5% rispondeva e cosi Mario passava direttamente di citt in citt , per fare assaggiare i prodotti a coloro che avevano mostrato interesse, incominciando a vendere le prime bottiglie a 1.750 lire dellepoca.


 


 


UN ESEMPIO DA IMITARE


 


Il successo non tard ad arrivare e cosi lazienda nel 1989 acquist il podere preso in affitto dalla Curia vescovile, ed aggiunse ulteriori 12 ha di vigneto in zone limitrofe. I produttori del Collio che vendevano il vino in damigiana, iniziarono ad imitare giustamente Mario Schiopetto, aggiornandosi in vigna ed in cantina. Ricordo le prime bottiglie degustate di Mario negli anni 85, il cui nome avevo trovato nellunica guida enologica dellepoca, che era quella del maestro Luigi Veronelli, e pur essendo un po care paragonate ad altre, ne meritavano lacquisto in quanto qui si potevano cogliere profumi piu intensi, fini e gradevoli, una beva di piu alta qualit e persistenza, un vino moderno gi 20 anni fa ed oltre, mentre tantissimi produttori del Collio dellepoca sfornavano vini, dove lunico elemento che spiccava era lalcool ed il calore da questo sprigionato, vini che dopo un anno o poco piu erano maderizzati e da buttare nel lavandino, in quanto imbevibili, mentre quelli di Mario li potevi gi allora conservare in cantina per molti anni, risultando addirittura migliori.


Questo stato uno dei padri della nuova enologia friulana,a cui noi tutti amanti del vino, dobbiamo molto e con grande rispetto ed ammirazione, certamente non il solo, ma certamente tra i piu grandi : un nome da non dimenticare mai !


Grazie a Mario Schiopetto, con il sincero augurio che i suoi figli Mariangela, Giorgio e Carlo, ne possano seguire fedelmente le orme, lasciate in tanti anni di passione e dedizione alla viticoltura friulana ed italiana tutta.


Roberto Gatti


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