L’Italia un Paese curioso, a volte fa scoprire i suoi tesori per caso. Percorrendo la stupefacente Galleria delle carte geografiche – dipinte tra il 1580 e il 1585 su indicazione di Ignazio Danti, famoso geografo del tempo – nei Musei Vaticani, in quella della Puglia, una citt spicca sulle altre: Lucera. E allora viene voglia di visitarla, ritrovando le vestigia di un passato glorioso e di investigare sulla bont enogastronomica del suo presente.
LUCERA UN PEZZO DELLA STORIA DI PUGLIA
Nel B&B dove Elena attese invano il ritorno di Manfredi. Cosciotto d’agnello e Cacc’e Mitte
Basta una passeggiata il podismo turistico mette appetito per rendersi conto che Lucera un set. Qui Massimo Troisi ambient Le vie del Signore sono finite, qui la storia si intreccia con la fiction. Importante citt romana, sede vescovile bellissimo il museo che riassume la storia religiosa della citt, sede di tribunale, Lucera uno scrigno di segreti e misteri che vale la pena di esplorare. Dal museo archeologico all’anfiteatro romano ecco i segni dello splendore ai tempi di Augusto. E poi il castello svevo-angioino che aveva 24 torri da visitare quella della Regina, enorme, capace di contenere 20 mila saraceni che formarono una delle colonie arabe pi importanti d’Italia sotto Federico II di Svevia. Quindi la Cattedrale fatta costruire da Carlo D’Angi che i saraceni li scacci; e il Santuario di San Francesco Antonio Fasani, il primo santo della Capitanata.
Insomma per non fare la figura di quello che si mette subito a tavola, ho visitato tutto questo, insieme da Giuseppe Trincucci, medico, storico e gourmet. La sua famiglia, in particolare Alberto, gestisce il B&B Palazzo D’Auria Secondo, uno degli edifici privati pi antichi della citt, fondato nel ‘500 su antichi ruderi romani e medioevali. E secondo la leggenda, qui, il 26 febbraio del 1266, Elena degli Angeli attese il ritorno di suo marito Manfredi impegnato nella decisiva battaglia di Benevento tra le truppe fedeli all’erede di Federico II di Svevia e gli Angi. Ma Manfredi non torn mai pi.
E di leggenda in fantasma, in questo palazzo abitato nei secoli dalle famiglie D’Auria e Secondo, e ora ristrutturato e trasformato in un accogliente bed and breakfast e ristorante, mi accingo a rilassarmi dopo una cos intensa full immersione storica. Qui, attraverso la cucina di Alberto Trincucci, posso avvicinarmi alle glorie locali dell’enogastronomia: verdure, olio, formaggi, salumi, primi piatti come troccoli, cicatelli e le indimenticabili orecchiette di grano arso; e poi il cosciotto di agnello al forno. Questa abbondanza non pu che essere innaffiata dal Cacc’e Mitte, vino a cui Paolo Petrilli, nella sua azienda agricola famosa anche per i pomodori: 250 mila vasetti prodotti all’anno, tra pelati, passate e cubetti, fa raggiungere vette inebrianti. Che dire? Alzo il calice a un 2011 migliore del 2010. Prosit
( Fonte Corriere )

















