I Tortellini di Valeggio sul Mincio

 

Arrivando in territorio valeggiano da Peschiera, Villafranca o da altre strade, un cartello segnaletico bilingue avvisa in che comune si sta entrando: Valeggio sul Mincio, Valès sul Mens.

A volerlo fu la passata amministrazione Pezzini, su input degli alleati leghisti. A Valeggio si parla un dialetto tutto particolare, di confine. Non è né veronese né mantovano. Nel grosso borgo veronese, da secoli, si parla una lingua zeppa di parole con finali tronche: -es -as -os -ol –gn e così via. E’ una lingua tutta monti e vallate, irta come l’Ogheri e fluida come il Mincio. Ha un dizionario codificato da Angelo Renato Foroni, una sua letteratura e ha avuto studiosi che si sono occupati della sua etimologia e della sua fonologia.

Non c’è niente di male, quindi, a difendere la lingua che si impara dalla mamma. Anzi. Peccato, però, che la stessa Lega, che oggi comanda da sola, non difenda anche il nome storico del piatto che la mamma, e prima di lei la nonna e la nonna della nonna e così via per chissà quanto tempo, hanno cucinato per la famiglia ogni domenica e ogni altro giorno di festa: gli agnolini. O, meglio, i agnolign.


Nella bozza del disciplinare della Denominazione Comunale (Deco) che registrerà il marchio e detterà le regole della produzione del “Tortellini di Valeggio” non si fa cenno degli agnolini. L’articolo 1, proprio quello della denominazione, parla del Tortellino e del Nodo d’Amore, ma non dell’agnolign. E pensare che il nome è tanto radicato a Valeggio che nel corso del tempo è diventato anche cognome: Agnolin.

Un grande personaggio di questa famiglia, il compianto Elia Agnolin, molto amico di Indro Montanelli, invitava sempre il grande giornalista a far tappa al Borghetto nei suoi trasferimenti da Milano a Cortina e viceversa. Montanelli accettava l’invito con gioia, sia perché gli agnolini- come gli avevano insegnato a chiamarli- gli piacevano, sia perché alla tavola dell’Antica Locanda Mincio, lo raggiungeva il villafranchese Cesare Marchi.

A Valès i fa i agnolign bogn”. La frase è nel vocabolario di Foroni. Significa: “A Valeggio fanno gli agnolini buoni. “I agnolìgn de Valès mi ve canto a tuta os,/ fortunai ci i a magna ste primisie per i spos./ Tuto el mondo, el saèn, i ghe dis tortelign,/ ma noantri Valesagn i ciamen agnolìgn“. Sono versi di Toni Beltrami, il poeta del Mincio. Si capisce che è una lingua che ben s’affratella alla cucina: ricca, gustosa, perfetta sintesi di sapori scaligeri e gonzagheschi. Gli agnolini arrivano a Valeggio, risalendo la corrente del Mincio, dagli splendori della cinquecentesca corte di Mantova. Come l’agnolo mantovano, l’agnolino deriva dal latino “anulus”, che è l’anello col sigillo. E cos’altro è quel bozzino al centro dell’agnolino se non il sigillo della bontà?

Col passare dei decenni e con le nuove esigenze della ristorazione- la cittadina vanta una delle più alte densità di ristoranti in Italia- gli agnolini diventano “tortellini”. Poi, per distinguersi da quelli bolognesi la cui leggenda li fa nascere dall’ombelico di Venere, alla terza edizione della Festa del tortellino, l’artista orafo Alberto Zucchetta crea la leggenda del “Nodo d’Amore” che diventa il sinonimo poetico della gustosa conchiglia di pasta ripiena. Ma in casa, nelle vecchie famiglie di Valeggio, li chiamano ancora agnolign. Lo conferma lo stesso sindaco leghista Angelo Tosoni: “In casa mia gli agnolini sono ancora il piatto della domenica, come il lesso con la pearà, la salsa veronese”.

Ma allora, benedetto sindaco e benedetta Lega che volete salvare le tradizioni e la lingua locali invocando le vostre radici, perché nel disciplinare Deco per il tortellino di Valeggio negate a questo straordinario prodotto la sua storia? Il suo albero genealogico? I padri e le madri che lo hanno generato? Nessuno vuol tornare indietro: la storia si evolve ed è giusto vivere i tempi e le esigenze nuove, fantastico godere i sapori e i piaceri che offre l’evoluzione gastronomica. Ma, come ripeteva Goethe, non esiste futuro senza passato. Se poi il passato è racchiuso in uno scrigno di bontà…

 

( di Morello Pecchioli )


Vini da abbinare

Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, personalmente su questi piatti abastanza delicati preferisco uno spumante bardolino Chiaretto Rosè, come i tanti che ho degustato qui :

https://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=8012

o in alternativa un buon Bardolino Chiaretto o Bardolino. Qui poi siamo vicinissimi a Mantova per cui un buon lambrusco mantovano non ci starebbe proprio male !

Alla salute

RG