Alla Convention Food&Wine il parere degli stranieri sullimmagine del vino italiano ed il confronto tra le organizzazioni impegnate nella promozione.
Si chiusa ieri la Worldwide Convention Food&Wine, il grande evento internazionale che ha coinvolto in Abruzzo oltre 100 tra operatori, trade analyst e giornalisti provenienti da 40 Paesi stranieri e dallItalia insieme ai massimi rappresentanti nazionali delle organizzazioni del settore e delle istituzioni.
Liniziativa, organizzata dallAssessorato allAgricoltura della Regione Abruzzo, dallArssa Abruzzo e dallIstituto per il Commercio con lEstero (Ice), ha fornito spunti importanti sugli indirizzi da adottare per consolidare la posizione del made in Italy agroalimentare nel mondo, partendo ovviamente dal vino quale prodotto di eccellenza del comparto.
Si trattato di unoccasione straordinaria per comprendere quale sia la percezione del vino italiano allestero ha commentato lassessore regionale Marco Verticelli, responsabile della promozione nella Conferenza degli assessori regionali e quali potrebbero essere le politiche e le strategie necessarie per migliorare i rapporti tra la nostra produzione, i consumatori e i nostri competitors. E emersa da un lato la necessit di intercettare nuove fasce di consumatori ma anche la necessit di fare squadra in una fase delicata nella quale si discutono le nuove regole per la vitivinicoltura a livello comunitario.
Nella tavola rotonda dal titolo Limmagine del vino italiano, svoltasi gioved 13 settembre alla Badia di Corropoli (Teramo), nove esperti, importatori e giornalisti dei cinque continenti hanno analizzato limmagine del vino italiano nelle rispettive aree di mercato Stati Uniti, Canada, Russia, Brasile, Giappone, Svezia, Corea, Germania e Regno Unito ed hanno evidenziato la crescita continua dellexport del vino italiano negli ultimi anni, con un andamento dettato dal forte appeal dellitalian style, un modo di vivere che si traduce nella ricerca del buon cibo e dellottimo vino, specie tra il pubblico pi giovane. Il consumatore oggi vuole maggiore informazione hanno detto i nove relatori moderati dal giornalista Daniele Cernilli e nei prodotti cerca sempre pi autenticit, qualit e originalit, caratteristiche intrinseche dei prodotti italiani.
In un mercato sempre pi globalizzato, dove la politica commerciale dei Paesi del nuovo mondo sempre pi aggressiva ha sintetizzato il giornalista canadese Nick Hamilton nella sua approfondita analisi lItalia, pur vantando unampia diversificazione produttiva grazie allunicit dei territori e quindi dei suoi vini, rischia di perdere ulteriore terreno se non si rinnover nelle politiche di marketing collettivo, il che significa un approccio mirato per i diversi mercati di riferimento a seconda se si tratti di mercati tradizionali o nuovi, ladattamento alla cucina locale dove si esporta e non solo a quella italiana, ma anche semplificazione e chiarezza delle etichette, innovazione nel packaging e maggiore ispirazione alle modalit di consumo delle nuove generazioni.
Queste posizioni sono state affrontate comera nelle previsioni nel convegno dal titolo Made in Italy omade in Doc? Obiettivi e strategie per la promozione del vino italiano, svoltosi due giorni dopo, sabato 15 settembre a Pescara, alla presenza dei rappresentanti delle organizzazioni nazionali della filiera vino e delle istituzioni, tutti concordi nel dichiarare come necessaria la costituzione di una cabina di regia per la promozione dellagroalimentare italiano allestero che sappia sintetizzare obiettivi e strategie ed ottimizzare le risorse nazionali e comunitarie a disposizione.
In un mercato sempre pi globalizzato occorre puntare sul valore identitario delle produzioni ha ribadito in apertura lassessore allagricoltura della regione Abruzzo Marco Verticelli ma occorre fare attenzione nelle scelte, perch se da un lato non credo che il nostro Paese debba puntare sullIgt Italia, a differenza di quanto sta succedendo in Francia o in Spagna, dallaltro anche vero che molte Doc esistono solo sulla carta, che c una frammentazione alla quale non corrisponde una reale diversit produttiva o di territorio da far valere utilmente sul mercato. LAbruzzo in questo stato coerente perch ha puntato sul binomio vitigno-territorio con le due Doc che ne portano il nome, Montepulciano dAbruzzo e Trebbiano dAbruzzo, che negli ultimi anni hanno guadagnato quote di mercato facendo valere il favorevole rapporto tra quantit, qualit e prezzo.
Se secondo Roberto Lovato dellIce accanto al made in Italy e al made in Doc va considerato anche il made in brand, ossia il posizionamento delle aziende, e tutti e tre possono convivere e aiutarsi a vicenda perch non sono incompatibili, il vice presidente di Assoenologi Alberto Mazzoni ha ribadito come lItalia deve far valere la sua antica tradizione enologica di qualit e la sua immagine complessiva, ma deve avere un occhio attento alla capacit di spesa del consumatore.
Piuttosto decise le opinioni di Enrico Drei Don, consigliere dellUnione italiana vini e presidente dellAgivi, secondo il quale La riforma dellOcm arriver a nuocere la capacit di penetrazione sui mercati ed per questo che non pi rinviabile lidea di un lavoro in squadra per una visione integrata della promozione italiana finora non si mai verificata e quella del vice presidente di Federdoc Francesco Liantonio, che ha spiegato limportanza di rafforzare le regole e di puntare sulle doc proprio perch rappresentano il patrimonio nazionale, lasciando meno spazio alle produzioni indifferenziate che rappresentano una visione ristretta e poco lungimirante della produzione italiana. Siamo preoccupato delle posizioni dellEuropa che tiene troppo conto dei valori del nuovo mondo e del nord e poco dei Paesi storici, tanto che ha stanziato 120 milioni di euro per la promozione del vino, assegnandone 29 allItalia e 20 alla Gran Bretagna che non produce vino.
Una visione confermata da Flavio Tattarini, Presidente dellEnoteca Italiana, il quale ha sottolineato che occorre valorizzare le unicit del territorio italiano e considerare la frammentazione italiana come una ricchezza che deve essere per organizzata. E pertanto necessario individuare un soggetto che possa coordinare la promozione del vino italiano ma anche affiancare allinformazione la necessaria formazione sia degli operatori sia dei consumatori dei nuovi mercati.
Giorgio Serra, nellillustrare il ruolo di Buonitalia, ha sottolineato limportanza della distribuzione e della ristorazione italiana, ed ha annunciato un incontro del 1 ottobre per studiare gli strumenti da mettere in campo anche per il restyling delle enoteche regionali come valido supporto alle iniziative nazionali.
Il vino plurale ed evoca i temi della diversit e dellidentit ha concluso il Sottosegretario al Ministero delle Politiche agricole Guido Tampieri e si tratta di principi durevoli in epoca di globalizzazione che deve essere affrontata con regola precise. Lidentit la chiave di lettura, non considerata frammentazione ma sintesi, ma occorre lavorare di pi sulla provenienza delle nostre produzioni, perch allestero spesso viene apprezzato un prodotto ma non si conosce la sua provenienza che per noi invece deve rappresentare il valore aggiunto da tenere in alta considerazione perch aumenteranno le esportazioni e non i consumi interni. Dopo la battuta di arresto del 2003, nel 2006 lexport italiano aumentato dell11% in volume e del 5,8% in valore mentre nel 2007 siamo arrivati rispettivamente al 19% e al 15%, dati che confermano lo stato di forma del settore. Occorre produrre meno quantit e pi qualit perch dei 3,1 milioni di euro vini esportati, 1,8 milioni non doc. E un settore sano e vitale ma che si trova ad affrontare la nuova Ocm per la quale perderemo alcune partite, come nel caso dello zuccheraggio che difficilmente potremo impedire.
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