Il perverso destino dei risultati scientifici … e dei nostri soldi







Ci lamenta spesso ed a ragione delle scarse risorse destinate alla ricerca scientifica in Italia, riassumibili in una percentuale del PIL quasi vergognosa rispetto ad altri paesi occidentali.


Ma forse ancora più scandaloso è il destino finale di queste risorse.


Mi riferisco al fatto che il nostro sistema-ricerca non considera la ricaduta dei risultati ottenuti sulleconomia nazionale.


 


Mi spiego con un esempio, riferito al settore vitivinicolo che conosco meglio, anche se ho limpressione che non sia un problema specifico.


Immaginiamo che io sia un giovane che fa il dottorato di ricerca in un istituto universitario che si occupa di vitivinicoltura. Ho appena terminato uno lavoro sperimentale interessante, finanziato come nella gran maggioranza dei casi da fondi pubblici (anche se sembra lapalissiano, è bene ricordare a questo punto che questi fondi derivano dalle tasse sui redditi degli italiani). Anche il mio assegno mensile, in verità abbastanza vergognoso, è pagato dallo Stato. Non ho vincoli particolari, quindi, sulluso dei risultati.


Chiaramente la mia aspirazione è di potere un giorno avere un posto da ricercatore e possibilmente diventare professore, continuare a fare ricerca. Spero quindi di avere presto lopportunità di partecipare ad un concorso pubblico per fare carriera.


Le valutazioni dei candidati in un concorso pubblico, come noto, si fanno per titoli (per non complicare troppo lesempio, assumo con un virtuoso carpiato doppio – che il concorso non sia guidato). I titoli che contano sono le pubblicazioni scientifiche, cioè essere tra gli autori di articoli su riviste scientifiche serie.


Come fa una commissione desame a sapere quali sono le riviste serie? È prassi diffusa considerare lIP (Impact Factor) della rivista: lIP è un indice internazionale, calcolato dallISI (società privata) sulla base del numero di citazioni dellarticolo in altri articoli pubblicati su riviste con IP.


Quali sono le riviste del settore enologico che mi danno punteggio IP ? Al mondo sono pochissime: American Journal of Enology and Viticulture, Australian Journal of Grape and Wine Research, Journal International de la Vigne et du Vin, Vitis. Sono tutte in inglese, alcune anche in francese o tedesco. Nessuna in italiano, neanche il riassunto. Se guardo bene, poi, il punteggio di queste riviste è abbastanza basso, rispetto ad altre di carattere più generale a cui la buona qualità del mio lavoro può aspirare (J. Agric. Food Chem., J. Bacteriology, J. Env. Microbiology, ecc.).


È chiaro che mi conviene puntare ad una di queste riviste. Sottopongo larticolo (in inglese) ed è accettato. Sono felicissimo, mi complimento con me stesso.


Piccolo particolare: prima di pubblicarlo leditore della rivista (generalmente un privato o unassociazione) chiede di essere giustamente – tutelato e mi fa firmare un vero e proprio contratto di cessione in esclusiva della proprietà intellettuale: non posso usare il testo, le tabelle, i grafici per nessun altra pubblicazione. Non posso riprodurre larticolo (devo comprare gli estratti), non posso utilizzarlo in parte nemmeno in un altro mio articolo o in una relazione pubblica senza aver preventivamente ottenuto lautorizzazione delleditore.


Non avendo nessun vincolo sulluso dei miei risultati, acconsento con gioia, in attesa di potere mettere il titolo nel mio prezioso curriculum.


 


Qual è la fine della storia ?


Che il risultato del mio lavoro, pagato interamente dai contribuenti italiani, è diventato proprietà esclusiva di un editore privato straniero. Che lazienda vitivinicola italiana, per avere quellinformazione – pagata con le sue imposte – deve abbonarsi alla rivista e leggersi i risultati