Umberto, da che cosa nasce il tuo soprannome di talebano del Pignoletto?
Da una conferenza stampa di qualche tempo fa presso lASCOM di Bologna. In quella occasione, il signore che attendeva al rinfresco voleva propormi un calice di vino di fuori Bologna. Al che gli risposi che preferivo un semplice bicchier dacqua. Ah mi fece lui ma allora lei il famoso talebano del Pignoletto
Ti fa piacere o ti disturba questo nomignolo?
Non mi disturba affatto. Anzi va benissimo, se pu servire alla causa del Pignoletto.
Perch serve essere talebani del Pignoletto?
Per legittima difesa, mi verrebbe da dire. Se a Bologna non cominciamo a tutelare il Pignoletto, corriamo il rischio che ce lo portino via. Difendere a spada tratta questo vino equivale un po a difendere il nostro territorio, con la sua storia, la sua tradizione, la sua ricchezza a tavola. Penso che sia il momento di passare al contrattacco.
Chi dovrebbe passare al contrattacco?
Un po tutti noi addetti ai lavori, senza dimenticare gli enti, le istituzioni, il Consorzio.
Hai un messaggio da lanciare ai produttori? E a tutti gli operatori della filiera?
Ai produttori di Pignoletto non posso che fare i miei complimenti, per gli sforzi e i sacrifici indefessi che hanno permesso di migliorare nel tempo la qualit del vino. A chi opera nella distribuzione dico: credete nel Pignoletto, proponetelo, promuovetelo in degustazioni, cene, incontri, convegni.
E agli opinion leader che cosa diresti?
Anche sommelier e giornalisti, soprattutto a Bologna, dovrebbero essere pi convinti ed entusiasti nel caldeggiare il bianco di bandiera della nostra terra. Spesso invece si lasciano affascinare dai nettari pi strani ed eccentrici, purch provenienti da lontano
C qualcosa che si potrebbe fare subito per il Pignoletto?
Vedrei bene una serie di iniziative concertate, che potrebbero coinvolgere le istituzioni, le associazioni, i ristoranti e le enoteche, con eventi e banchi dassaggio, per arrivare a toccare il grande pubblico. Tanto per cominciare: con il Pignoletto Classico abbiamo la seconda D.O.C.G. bianca in regione, ma quanti lo sanno? Perch non lo si comunica di pi, e meglio?
Qual il panorama attuale del Pignoletto?
C una situazione in rapida evoluzione. Lassegnazione della D.O.C. Modena ha dato un grande impulso ai produttori di oltre Panaro, che da sempre sono conosciuti per la loro intraprendenza commerciale. Sui Colli di Imola non mancano prodotti di notevole interesse e valore, n vignaioli sempre pi agguerriti e determinati un nome fra tutti: Umberto Cesari. La stessa D.O.C. Reno, in passato piuttosto silente, pu cominciare a far parlare di s con Pignoletti di indubbia caraturaIn questo scenario di grande fermento, la zona storica dei Colli Bolognesi forse quella in cui i progetti sono pi individuali, episodici e poco raccordati fra loro. Se dovessi usare uno slogan, direi: periferia effervescente, cuore della zona classica a corrente alternata.
Sui Colli Bolognesi c dunque bisogno di un talebano del Pignoletto?
Direi proprio di s. Anzi, ce ne vorrebbero tanti!
Piero Valdiserra

















