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Il vino e la viticoltura italiana oggi secondo il professor Mario Fregoni

 


 


Di che salute godono oggi il vino, lenologia, la vitivinicoltura italiana ? Quali sono i principali problemi che affliggono il settore, le poste in gioco alla vigilia di un importante evento quale limminente riforma dellOCM vino che dovrebbe cambiare molte carte in tavola e determinare nuovi scenari per il mondo del vino italiano ed europeo ?


E ancora, come dovranno cambiare i vigneti di casa nostra per adeguarsi al global warming, al riscaldamento globale di cui siamo testimoni e cosa succede nel campo delle denominazioni dorigine italiane ?


Per avere delle risposte precise, meditate, documentate a simili questioni di primaria importanza, ho pensato di rivolgermi ad uno dei più grandi studiosi italiani ed internazionali, il professor Mario Fregoni, ordinario di Viticoltura presso lUniversità Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Presidente Onorario dellOIV, Presidente della International Academy of Sensory Analysis, inventore del concetto della piramide della qualità, struttura dottrinale viticola ed enologica della legge 164 sulle denominazioni dorigine, autore di testi di fondamentale importanza come Viticoltura di qualità (Phytoline 2005), direttore scientifico della rivista VQ, appassionato conferenziere e vivace polemista.


Ecco le sue interessantissime risposte.


Professor Fregoni, qualè il suo giudizio sulla proposta, da più parti sostenuta, di creare anche in Italia, sul modello delle denominazioni Vignobles de France e dei Viñedos de España recentemente create in Francia e Spagna, una Igt o addirittura una Doc Italia ? Concorda con Angelo Gaja secondo il quale la Igt Italia darebbe riconoscimento legale alla pratica di mescolare i vini del Sud a quelli del Nord ?


Una IGT Italia finirebbe per togliere prestigio al nostro Paese e a tutti i nostri vini, perché è incontrollabile e non garantisce né la tipicità del territorio né quella varietale. Ho suggerito, sulla rivista V.Q., di porre il nome Italia su tutte le DOC e DOCG, dove almeno cé un minimo di controllo delle produzioni e della qualità dei vini prima dellimmissione al consumo. Il nome Italia farebbe concorrenza commerciale a quello di Spagna e Francia, ma solo al ribasso. Allestero metterebbe in subordine gli altri vini, che diverrebbero meno importanti.


I cambiamenti stagionali ed il passaggio a climi sempre più caldi stanno creando seri problemi ai produttori di vino italiani. Un grande studioso di viticoltura come lei come pensa debba modificarsi il Vigneto Italia per sopravvivere a questi cambiamenti epocali ? Quale scenario configura per i prossimi anni per la viticoltura italiana ?


I cambiamenti climatici, sempre che le previsioni divengano realtà, imporranno una nuova viticoltura, comprendente le scelte dei portinnesti, delle varietà, degli ambienti e delle tecniche colturali. Ci vorrebbe un libro per descrivere tutto questo, ma oggi è prematuro. Noi stiamo facendo ricerche a Montalcino per ridurre gli stress idrici senza lausilio dellirrigazione, che comporta uso costoso di acque ed effetti vegeto-produttivi non facili da controllare. I fenomeni climatici vanno, comunque seguiti con una ricerca puntuale sulla fisiologia della vite, ma finora gli investimenti sul tema sono molto limitati. Speriamo che i paesi industrializzati riescano a limitare gli incrementi della temperatura ad un massimo di 2°C, che già sarebbe problematico per la vite e la qualità del vino.


Quali sono i principali problemi di cui soffrono il Vigneto Italia ed il vino italiano oggi ?


Il vigneto Italia è sottoposto a molte sofferenze, soprattutto a una concorrenza internazionale aggressiva perché capace di produrre a bassi costi vini di qualità discreta e omogenea (fortunatamente per lItalia uguale in tutto il mondo!). La concorrenza dispone anche di unorganizzazione di marketing e di una ricerca vitivinicola veramente invidiabili, mentre lItalia, primo Paese vitivinicolo del mondo, non è allaltezza del ruolo che dovrebbe avere e lascia la leadership ad altri.


In sostanza lItalia ha due viticolture: luna per vini da tavola, che deve essere ristrutturata in modo tale da renderla meccanizzabile e per produrre a costi concorrenziali internazionali; laltra di qualità, che deve soprattutto sviluppare la diversità qualitativa, ovviamente senza rinunciare alla riduzione dei costi, che però non deve sacrificare la qualità e, sopratutto, deve organizzarsi commercialmente per incrementare lesportazione in tutto il mondo.


E alle viste la riforma dellOCM vino, che dovrebbe presentare, tra i cambiamenti più sostanziali, labolizione delle cosiddette misure di mercato, ovvero dei contributi comunitari destinati alla cosiddetta distillazione di crisi, ed un piano ragionato di estirpazioni di vigneti, date le sovrapproduzioni esistenti. Che tipo di occasione pensa rappresenti la riforma dellOCM vino per il mondo del vino italiano?


La riforma dellOCM non è ancora stata approvata, ma il Commissario dellU.E. allAgricoltura ha già accolto la proposta di riduzione a metà dei 400.000 ettari da spiantare (di cui circa 80.000 toccherebbero allItalia). Speriamo che le Regioni abbiano il coraggio di indirizzare gli spiantamenti nelle pianure fresche, fertili, irrigue, salvaguardando colline e montagne. Distillazioni e zuccheraggio mantengono in piedi viticolture che non sono concorrenziali o che hanno bisogno di stampelle qualitative. Comunque i costi di zucchero e MCR devono essere uguali, se non vogliamo alterare la concorrenza. Inoltre oltre certi livelli di produzione a ettaro dovrebbe essere proibito larricchimento. Per lItalia loccasione verrà purtroppo perduta per contrapposizioni di interessi che si annullano vicendevolmente e pertanto la rivoluzione dellOCM sarà come al solito gattopardesca. Eppure il rinnovo della viticoltura diventerà sempre più cruciale nel mondo globalizzato.


A suo avviso quali sono le modifiche sostanziali che la viticoltura ed il mondo del vino italiano dovrebbe urgentement