«Il vino? E’ un bene culturale», parola di anarco-enologo

A pochi chilometri da Vinitaly, la fiera dei seguaci di Veronelli, attenti all’equilibrio uomo-natura in viticoltura .


CEREA (Verona) – Non amano i lieviti preparati dalle industrie. Rifiutano gli insetticidi chimici. Aborrono le tecnologie che forzano la vite e l’uva a produrre sofisticati succhi. Sono gli antagonisti del vino, quei 150 produttori provenienti da tutta Italia ma anche da Francia, Slovenia, Croazia, Austria, Georgia – che da gioved 8 aprile sono riuniti a pochi chilometri da Verona – in una simbolica ma pur concreta alternativa al Vinitaly – per la fiera VinoVinoVino. E per sottolineare simbolicamente la loro filosofia, questi vignaioli occupano una vecchia fabbrica ristrutturata dei primi del ‘900: unex industria di concimi chimici. Sono i soci e gli amici del Consorzio Viniveri, del gruppo La Renaissance des Appellations e dellassociazione Triple A: le tre principali realt organizzative nella galassia dei cosiddetti “vini naturali”. Se avete sentito parlare dei vini veri, del ritorno alle origini in enologia, di agricoltori biodinamici che rifiutano additivi chimici e lieviti industriali, o di agricoltura biologica, qui a Cerea troverete tutte le espressioni della viticoltura eroica di chi, come primo obiettivo, ha il miglior equilibrio tra lazione delluomo e i cicli della natura.








LA FILOSOFIA DI VERONELLI – Ci sono i seguaci dellagricoltore biodinamico Nicolas Joly, il Robespierre dellagricoltura francese, ma anche quelli del compianto Luigi Veronelli. C chi non toccherebbe un milligrammo di additivi chimici e chi, invece, ammette luso di un po di zolfo, rame e solforosa. Ma nella sostanza li unisce la voglia di far conoscere una viticoltura pi vicina alle origini. Non siamo n bio, n non bio spiega Giampiero Bea, vigneron in quel di Montefalco (Umbria) e presidente di Viniveri ma dobbiamo iniziare a pensare che il nostro lavoro in difesa non solo del vino naturale ma del territorio, dellidentit delle nostre campagne, un lavoro di tutela di un bene culturale. E la filosofia di Veronelli. E anche di pi: Forse le nostre aziende che si ergono a guardiani dellequilibrio uomo-natura, a tutori del paesaggio, non sono pi da considerarsi competenza del ministero delle Politiche agricole azzarda Bea bens di quello del Beni Culturali. Chi altri deve, infatti, preoccuparsi di sostenere e regolamentare il lavoro di coloro che difendono una vite di 100 anni, un panorama integro, un equilibrio nellantropizzazione delle campagne?. Tuttalpi, commenta qualcuno, potrebbe essere competenza del ministero dellAmbiente.










MERCATO ALTERNATIVO – Somiglia molto alle adunate di Critical Wine questa fiera dei vini naturali. Ma non vi aspettate gruppi di ragazzi con lorecchino o i capelli lunghi come nei centri sociali di mezza Italia, dove Veronelli insegnava ai giovani lamore per il nettare di Bacco costruito nel rispetto della natura. Non solo loro, almeno. VinoVinoVino una manifestazione aperta e molto frequentata a tutti coloro che non amano le omologazioni di un mercato che ancora subisce il fascino di vitigni internazionali come Chardonnay e Cabernet Sauvignon. A Cerea arrivano distributori e consumatori che si dichiarano contrari al sistema dei premi, delle guide e dei saloni ufficiali (sul podio finiscono vini a volte immeritevoli), contrari alle tre multinazionali dei lieviti (usati per vinificare) che appiattiscono i gusti nascondendo il territorio. E a sostegno, invece, dei contadini, dell’ agricoltura biodinamica e biologica, del rispetto della terra, come ripeteva lanarco-enologo Gino, il Veronelli. Qualcuno li ha definiti i ribelli del vino, non accettano compromessi. Veronelli amava i giovani antagonisti: Questi ragazzi dei centri sociali diceva hanno la mente aperta, sono capaci di ascoltare i produttori e capire la differenza fra l’ agricoltura industrializzata e quella che rispetta la terra, di riconoscere se un prodotto ha il giusto prezzo o subisce eccessivi ricarichi. Oggi molti degli ex ragazzi che lo conobbero nei centri sociali e nelle fiere minori sono sostenitori del movimento dei vini naturali.










GRAZIE A VERONA – Il vino vero, qui a Cerea, non il novello prodotto su scala industriale. E neppure quello creato da noti winemaker con largo utilizzo di fertilizzanti e antiparassitari (nella vigna) e di tecnologie avanzate, correttivi chimici, lieviti industriali (in cantina). Il vino vero quello da agricoltura bio, da vigne fertilizzate naturalmente, dove i carciofi e gli spinaci crescono fra le barbatelle di vite per fissare il ferro nel terreno, dove gli antiparassitari sono insetti che combattono altri insetti. Ma attenzione, la fiera di Cerea non un contro-Vinitaly dei coltivatori bio. E una bella manifestazione, attenta alle esigenze dei consumatori, anche se forse manca un po di informazione sulle correnti interne al movimento, le diverse sfumature allinterno della filosofia dei vini naturali. Noi riconosciamo al Vinitaly la fantastica attrattivit di cui godiamo di riflesso spiega Giampiero Bea non un caso se la nostra manifestazione VinoVinoVino cos vicina a Verona: il nostro evento serve a dar visibilit ad aziende che, altrimenti, si perderebbero allinterno del Vinitaly e a quelle che non hanno soldi per farsi conoscere. Creiamo uno spazio per non disperderci, a prezzi accessibili.



DIVERSI E DISPERSI – Ma ci sono anche vigneron dello stesso gruppo che si presentano sia al Vinitaly sia a VinoVinoVino, come lazienda Pian dellOrino (Montalcino). Ci sono, al Vinitaly, i biologici della pisana Caiarossa di Dominique Genot . C un produttore come Radikon che, pur essendo membro del Consorzio Viniveri, questanno espone a Verona e non tra gli amici di Cerea. E ci sono i biodinamici guidati dallagronomo Leonello Anello, che nel suo biglietto da visita di definisce costruttore di fertilit: una pattuglia di una quindicina di produttori al Vinitaly, su cui spiccano i ragazzi siciliani di Sens(i)nverso, che dalle Madonne portano uno straordinario Nero dAvola biodinamico. Per questo a Cerea nessuno si sogna di criminalizzare il Vinitaly, dove ci sono tantissime aziende serie che magari producono in maniera assolutamente naturale. Ma non finisce qui. Perch gli sforzi di Bea e amici di evitare la dispersione dei puristi del vino naturale ancora si scontrano con protagonismi e personalismi. Cos, i seguaci di Angiolino Maule che anni fa era nel gruppo dei Viniveri e poi si scisso fondando VinNatur si riuniscono in questi stessi giorni, l11 e il 12 aprile, a Villa Favorita di Sarego (Vicenza): neanche 50 chilometri da Cerea e dal Vinitaly; un centinaio le aziende presenti. E nel Cason Hirschprunn di Magr (Bolzano) il vignaiolo Alois Lageder raduna altri colleghi italiani, austriaci, tedeschi, spagnoli in Summa10. Eppure tutti concordano nei rispettivi manifesti sulle propria filosofia in vigna: Produrre vino in maniera naturale significa agire nel pieno rispetto del territorio, della vite e dei cicli naturali, limitando attraverso la sperimentazione, lutilizzo di agenti invasivi e tossici di natura chimica e tecnologica in genere, dapprima in vigna e successivamente in cantina.


VISIBILITA CON FACEBOOK Ci tengono comunque, i produttori di vini naturali, a non offendere nessun collega: Non diciamo che il nostro vino pi buono o che quello degli altri cattivo, nota Bea. Ma poi butta l una stoccata: Certo c chi non fa pi vino vero, grandi aziende che producono splendide bevande a base di uva e incontrano il gusto di un certo mercato internazionale. E a proposito di mercati esteri, i produttori italiani di vini naturali, una trentina di loro almeno, saranno da luned 12 a Londra per Real Wine, manifestazione omologa a VinoVinoVino. E lo stesso Bea sar negli Usa con il suo Sagrantino, a maggio, per 15 giorni di promozione coast to coast. Si cerca visibilit, perch la concorrenza forte. E per farsi conoscere si esplorano nuovi canali: come Facebook, il social network che gi ospita i profili del Consorzio Viniveri e di qualche giovane produttore. Ma non facile spiega Bea : tra i nostri soci c ancora chi rifiuta perfino di usare il telefono cellulare. Per fortuna ci sono i figli che chattano sul web e uniscono due mondi: la cultura contadina e luniverso di Internet.




 


L'EREDITA' DI JOSKO Tra gli espositori a Cerea, ci sono anche gli eredi culturali di Josko Gravner, il vigneron friulano patriarca dei produttori indipendenti e biodinamici. Contadino che legge Plinio e Columella (Duemila anni fa gi avevano capito cosa fare in agricoltura), dalle sue vigne in quel di Oslavia, reinventa i vini dei Romani: Breg, Ribolla, Rujno. Dopo aver abbandonato l' acciaio per la barrique, e la barrique per le botti, Gravner s' messo a fare il vino nelle anfore, come gli antichi duemila anni fa. A girare nella sua cantina pare quasi di sentire Terenzio Varrone e Virgilio descrivere le tecniche enoiche dei romani. Per me il vino filosofia: le anfore che uso arrivano dal Caucaso, dove nacquero cinquemila anni fa. Ma non sono solo quelle a fare il vino buono. Nei miei terreni non c' pi concime chimico: uso il letame, e ora si rivedono i lombrichi. In molti, adesso, lo seguono: tanti vignaioli ribelli tra Friuli e Toscana, Marche. A VinoVinoVino, ci sono Paolo e Valter Vodopivec, di Sgonico (Trieste): Per comprare le anfore caucasiche come quelle di Josko racconta Paolo, che vicepresidente di Viniveri ho rischiato la vita in Georgia. Dentro, i Vodopivec ci vinificano la Vitouska, variet autoctona del Carso: uno straordinario cru da monovitigno cui lazienda si votata dal 1997. Come loro, tutti i produttori naturali ribadiscono di stand in stand le loro regole severe: niente filtraggi (perch i filtri danneggiano lieviti e batteri propri del vino), niente lieviti selezionati perch stravolgono la personalit del vino, niente o poca solforosa. Lasciamo fare tutto alla natura, perch la natura provvede a tutto.


( Fonte Il Corriere )