Appena ritornato dalla magnifica Toscana, zona Carmignano-Prato, per partecipare all’evento DiVini Profumi, di cui a breve pubblicher l’ articolo con tutte le degustazioni effettuate in loco dei Carmignano Docg, mi ritrovo nella casella di posta un articolo, con alcune considerazioni del produttore piemontese Angelo Gaja che volentieri porto alla Vostra attenzione.
Buona lettura
Roberto Gatti
TESTO INTEGRALE ANGELO GAJA
La vendemmia 2011 verr ricordata come la pi scarsa che il nostro paese abbia mai prodotto (il
servizio di Repressione Frodi nel corso del 2012 dovr stare ancor pi con le orecchie dritte). La
previsione era facile da fare gi a fine agosto, dopo venti giorni di caldo africano che aveva asciugato le uve, premonitore di un forte abbassamento delle rese sia nel vigneto che in cantina.
Dopo appena due anni di applicazione le misure OCM vino introdotte da Bruxelles hanno fortemente contribuito ad equilibrare il mercato, congiuntamente ai crescenti volumi di vendita realizzati dal vino italiano sui mercato esteri: come miracolo in molte cantine le scorte di vino sono ritornate a livelli normali se non anche di scarsit.
Prende cos avvio per lItalia uno scenario nuovo, mai vissuto in precedenza, non ci esce pi il vino dalle orecchie, per diverse tipologie il vino comincia a mancare e di conseguenza saliranno (finalmente !) sia i prezzi delle uve che quelli del vino allingrosso.
Per anni il problema dellItalia era che ogni anno si produceva eccedenze: parte venivano avviate al mercato abusato della distruzione attraverso il provvedimento della distillazione e parte contribuivano a comprimere ancor pi i prezzi delle uve e del vino allingrosso. In presenza di un mercato perennemente eccedentario limperativo era vendere, a qualsiasi condizione di prezzo, e cos siamo diventati il primo paese esportatore. A soffrire furono sempre i viticoltori, molti dei quali costretti a cedere le loro uve al di sotto del prezzo di costo, e quei produttori che in prossimit della vendemmia si vedevano costretti a svuotare la cantina per fare spazio alla nuova annata in arrivo .
Ora lItalia del vino deve imparare ad accelerare un ciclo gi in atto. Ci sono dei produttori italiani che vendono allestero il loro vino nella fascia pi ghiotta, quella che va dai tre agli undici euro a bottiglia partenza cantina. Occorre per che il loro numero cresca rapidamente, che molte cantine italiane che gi operano sui mercati esteri imparino a vendere meglio, con valore aggiunto pi elevato, costruendo una domanda pi qualificata, dotandosi di strategie e strumenti pi adeguati ad aggredire le fasce di prezzo pi remunerative. LItalia del vino ha tutte le possibilit di farcela: per il fascino dei territori, le variet autoctone, storia e tradizione, ma molto, molto di pi, per avere un patrimonio umano straordinario, un numero cos elevato di viticoltori e di produttori di vino che nessun altro paese al mondo ha, una ricchezza che merita di essere valorizzata ed in grado di produrre rapidamente risultati migliori.
Angelo Gaja,
8 settembre 2011

















