IN DIFESA DELL’ IDENTITA’ DEL VINO ITALIANO

 


 


Ricevo e volentieri pubblico, questo appello che mi pervenuto dalla redazione di Porthos, ma che non mi sento di sottoscrivere perch vi ho ritrovato molta demagogia spicciola ed anche una buona dose di superficialit, il tutto mi sembra nato sullonda emotiva dello Scoop sul Brunello di Montalcino, ma forse mi sbaglier !


Mi chiedo e chiedo ai firmatari : dove eravate 10 anni fa, quando in Italia iniziavano ad imperversare i vitigni Internazionali ( leggi Chardonnay, Merlot, Cabernet ecc. ) e tutti a scriverne bene ed osannare le cantine emergenti, che con una buona dose di barriques, ci proponevano vini dallo stile internazionale ? Attenzione cari amici e colleghi, che gli scritti sono ancora rintracciabili a testimonianza del repentino cambiamento di rotta !


Mi sembra troppo facile e semplice, oggi volere fare una marcia indietro di 360 gradi, e dire che i vini internazionali non vanno piu bene, che i prodotti sistemici e di sintesi per le viti non vanno piu bene, che le modifiche ai disciplinari non vanno bene ecc.


Insomma che L tutto sbagliato, l tutto da rifare .


No, non credo che le cose stiano esattamente cosi, se qualcuno ha sbagliato a non rispettare un disciplinare ne pagher le conseguenze, ma da qui a sostenere che i disciplinari NON sono modificabili, e sono intoccabili nel corso degli anni c ne corre.


I vini che beviamo oggi non sono come quelli di 20 anni fa, sono di gran lunga migliori, ed allora evidente che i cambiamenti apportati negli ultimi 15/20 hanno contribuito a dei miglioramenti innegabili.


Trovo questo appello giusto in alcuni principi di fondo, ma troppo superficiale, demagogico ed affrettato, scritto e pubblicato ( questa la mia sensazione ) solo per fare parlare e salire ancora una volta sul palcoscenico nazionale. Credo che i problemi toccati esistano, siano di non facile soluzione immediata e richiedano seri e costruttivi dibattiti, per i quali bisogner impegnare molte energie e fare uno sforzo collettivo tecnici ed addetti ai lavori, e non solamente firmando questo appello.
Con cordialit a tutti i firmatari e buona lettura a tutti voi, cari amici lettori.


Roberto Gatti


 


 


APPELLO DI PORTHOS


 


Le vicende riguardanti i casi di presunta violazione del disciplinare del Brunello di Montalcino hanno fornito lo spunto per l’ennesimo attacco nei confronti della tipicit e della storia dei vini italiani.


A sferrare l’offensiva sono stati i teorici dell’omologazione, del liberismo selvaggio applicato al settore vitivinicolo, di quella malintesa modernit che vorrebbe qualsiasi prodotto enologico conforme ai canoni della richiesta di mercato. Ma chi sono queste persone? Su Porthos 28, nel pezzo “Il mostruoso equivoco”, si parla di un vero e proprio establishment, formato da consulenti, cantine industriali ma anche produttori medi e piccoli, critici e opinion leader. A unirli la convinzione che il vino sia frutto di un protocollo applicabile ovunque, non a caso molti di loro sono i migliori clienti delle industrie chimiche e biotecnologiche.


 


Approfittando di un momento di enorme confusione mediatica, questi signori ci spiegano che il problema non chi froda – agendo al di fuori delle leggi e ingannando il consumatore – bens l’intero sistema di regole condivise. Parlano di obsolescenza dei disciplinari di produzione, sostengono l’inevitabilit del ricorso ai vitigni “migliorativi” al fine di rendere i vini italiani pi competitivi, pretendono di utilizzare le denominazioni pi prestigiose senza dover rispettare la storia, le tradizioni e il lavoro che hanno contribuito a generarne il mito.


 


Si esprimono quasi sempre senza contraddittorio e trovano ampia cassa di risonanza in diversi organi di stampa a diffusione nazionale; le loro dichiarazioni assumono cos la valenza di prescrizioni inderogabili per la salute dell’intero comparto enologico.


 


Per chi, come noi, considera il vino un bene culturale e un nutrimento dello spirito, tutto questo inaccettabile.


 


I disciplinari di produzione sono stati creati allo scopo di salvaguardare e garantire l’identit e l’integrit dei vini italiani. Negli ultimi quarant’anni, con la complicit e la disattenzione delle autorit di controllo, alcuni dei territori pi significativi sono stati trattati come dei contenitori da riempire, occupare o allargare a dismisura. In numerosi luoghi la vite si trasformata da coltura specializzata a coltivazione dominante, togliendo variet e respiro al paesaggio. S assistito a un’invasione di vitigni alloctoni con l’obiettivo di “migliorare” le specialit italiane e realizzare prodotti pi facili da consumare, senza badare allo svuotamento di contenuti a cui molti vini sarebbero andati incontro. L’establishment continua a modificare i disciplinari senza alcuna progettualit, ma fotografando di volta in volta il cambiamento proposto dal marketing. Tutto ci in nome di un riscontro economico immediato e seguendo i capricci del mercato. Un grave errore dal punto di vista etico ma anche sotto il profilo economico: la standardizzazione dei nostri vini ha come diretta conseguenza, nel medio-lungo periodo, un calo delle vendite e dell’attrattiva turistica esercitata dalle zone di produzione.


 


Per restituire credibilit ai disciplinari e recuperare lo spirito che li ha generati, si dovrebbe condurre una campagna restrittiva, aggiornando e migliorando le regole e i controlli per adeguarli ai nuovi sistemi che l’establishment usa per aggirarli. In questo momento le aziende vinicole possono utilizzare prodotti sistemici che, progressivamente, tolgono vita alla terra e ai vigneti; nella realizzazione del vino non lesinano lieviti, batteri ed enzimi selezionati dalla biotecnologia; inoltre, sono autorizzate sostanze, giustificate da una supposta origine enologica, che dovrebbero aggiustare il liquido. Tutte queste azioni rendono vano il concetto di territorialit.


 


Le ultime leggi hanno autorizzato i consorzi di tutela, formati dalle stesse aziende, delle verifiche sulla corrispondenza tra i vini e i rispettivi disciplinari ma la situazione non migliorata, visto che in Italia la produzione non ha ancora assunto la maturit per procedere a un serio autocontrollo.


 


Il vino lavoro, socialit, commercio. La globalizzazione rappresenta un’opportunit quando permette di conoscere e confrontare prodotti che sono espressioni di territori e culture differenti; invece un pericolo quando impone l’appiattimento della variet, lo svilimento della territorialit, la sostituzione del lavoro e della capacit contadina con la manipolazione industriale e con l’ alchimismo.


 


Per questo noi, che produciamo, raccontiamo, commerciamo, studiamo, amiamo il vino italiano, ribadiamo la nostra contrariet a qualsiasi ipotesi di snaturamento delle denominazioni, sia attraverso l’impiego di vitigni alloctoni sia attraverso pratiche che abbiano la finalit di fare del nostro vino qualcosa di differente da s. La forza del vino italiano risiede nella complessit e nella variet che rappresentano risorse da valorizzare, anzich sacrificarle in nome delle presunte esigenze del gusto globalizzato.


 


Ci proponiamo dunque di dedicare d’ora innanzi un impegno ancora maggiore – che gi si sta concretizzando grazie all’amore con cui molti dei firmatari di questo appello organizzano manifestazioni, convegni, stage, corsi e degustazioni – nel preparare campagne di sensibilizzazione e di informazione in difesa dell’identit del nostro vino, certi che sia l’unica strada percorribile per tutelarlo e continuare a farlo amare nel mondo.


 


Testo a cura di Marco Arturi e Sandro Sangiorgi


 


Per sottoscrivere l’appello: http://www.firmiamo.it/indifesadellidentitadelvinoitaliano


 


 


Per partecipare alla discussione: http://enoidentita.wordpress.com/


 


 


Primi firmatari:


Sandro Sangiorgi e Porthos


Teobaldo Cappellano e Vini Veri


Angiolino Maule e Vin Natur


Luca Gargano – Velier Triple A


Stefano Bellotti – Renaissance Italia


Francesco Paolo Valentini – produttore


Maria Teresa Mascarello – produttore


Corrado Dottori – produttore


Luigi Anania – produttore


Carlo Noro – agricoltore biodinamico


Franco Ziliani – giornalista


Roberto Giuliani – LaVINIum


Marco Arturi – giornalista


Andrea Scanzi – giornalista e scrittore


Paolo Massobrio e Club di Papillon


Sergio Rossi – enotecaro


Remigio Bordini – agronomo


Michele Lorenzetti – enologo


Maurizio Castelli – enologo


 


P.S. ) molto interessante ed istruttivo questo intervento ( commento n. 2 a firma Giorgio B. de Cles ) :


http://enoidentita.wordpress.com/2008/05/30/in-difesa-dellidentita-del-vino-italiano-2/#comments