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«In vent’anni abbiamo fatto miracoli, ma la grande distribuzione è una minaccia»: parola a Giuseppe Caggiano

Il produttore taurasino fresco di Oscar del Vino: «Ciò che andrebbe fatto è lavorare su alcune restrizioni del disciplinare per tutelare la qualità: ciò che purtroppo ancora accade è l’imbottigliamento fuori zona. Sono troppi coloro i quali acquistano il nostro vino sfuso per poi rivenderlo nella grande distribuzione ad un prezzo basso. Questo penalizza le denominazioni di Greco, Fiano e Taurasi»

 

 

La Cantina Caggiano non necessita di presentazioni.

 

Conosciamo tutti il lavoro svolto dagli anni ’90 ad oggi che ha portato questa azienda a raggiungere risultati importanti. Fra questi, in ordine di tempo, ricordiamo il riconoscimento dell’Oscar del Vino assegnato da Bibenda per il Taurasi Vigna Macchia dei Goti 2010.

 

Giuseppe Caggiano si occupa della produzione e della commercializzazione – oltre che di tutte le altre attività di un’azienda a gestione familiare – dei vini che parlano di Taurasi al mondo.

 

Anche Caggiano sarà presto ad Expo – contrariamente a quanto annunciato qualche tempo fa – con le altre 12 cantine dell’ ATI appositamente costituita per parlare di Irpinia.

 

Il momento è d’oro e l’azienda non sembra avvertire i colpi della crisi economica. Come avete fatto?

 

«E’ vero, il fatturato aumenta anno per anno. Bisogna dire prima di tutto che la nostra è una produzione limitata: siamo sulle 150.000 bottiglie annue restando fermi su determinati standard di qualità. Questo avviene sia per le linee più alte, sia per i vini che vendiamo ad un prezzo più basso: per fare un esempio anche su quei vini vengono utilizzati tappi che per noi hanno un certo costo. La nostra ossessione è la pulizia del vino e sembra sia anche una delle cose che col tempo ha premiato il nostro lavoro, ci ha reso riconoscibili. E’ importantissimo vinificare in modo corretto per arrivare alla qualità: per i bianchi è fondamentale il tipo di tecnologia che si usa in cantina, per i rossi lo è ancor di più la materia prima. Serbatoi, silos, tubazioni devono, ovviamente, essere sempre al massimo della pulizia. E’ anche per questo che utilizziamo serbatoi non troppo grandi e pratichiamo le fermentazioni separatamente. La qualità di permette di raggiungere il vero successo, ossia che i clienti tornino ad acquistare i nostri vini. Ovviamente ci affidiamo ad un grande enologo come Luigi Moio – da poco eletto Presidente della Commissione Enologia dell’OIV- e continuiamo a lavorare tenendo come obiettivo la passione e non i soldi. Il bello è salire su una montagna con i propri piedi e non perché ti hanno portato».

 

Il riconoscimento dell’Oscar ha dato molta visibilità alla vostra azienda ma anche all’Irpinia dei vini nel suo complesso che sembra averne ancora tanto bisogno…

 

«Negli ultimi 20 anni l’Irpinia è cresciuta moltissimo perché esistono tanti produttori che lavorano secondo criteri di qualità molto alti e grazie alla fortuna di avere una vetrina come la Costiera Amalfitana dove è possibile far conoscere i nostri vini ad un popolo vastissimo. Ciò che andrebbe fatto è lavorare su alcune restrizioni del disciplinare per tutelare la qualità: ciò che purtroppo ancora accade è l’imbottigliamento fuori zona. Sono troppi coloro i quali acquistano il nostro vino sfuso per poi rivenderlo nella grande distribuzione ad un prezzo basso. Questo penalizza le denominazioni di Greco, Fiano e Taurasi. I nostri vitigni cominciano ad essere conosciuti ed impiantati anche in altre zone d’Italia – certo con risultati diversi – ma è chiaramente un segnale che la situazione sta cambiando».

 

Expo è l’occasione per superare l’atteggiamento individualista che ci contraddistingue. Per citare suo padre in una recente intervista: «Io credo che ci doveva essere un’unica struttura che rappresentasse tutti, sotto un unico marchio chiamato Irpinia», forse non si è riusciti in un’impresa così grande, ma un piccolo passo sembra essere stato compiuto con quest’ATI…

 

«Il principio fondante è che bisogna fare rete, collaborare non solo tra aziende vitivinicole ma anche appartenenti ad altri settori. Sarà una banalità, ma l’unione fa la forza. Ad Expo andremo per parlare del territorio e lo faremo in modo collettivo».

 

E’ ovvio che se parliamo di promozione del territorio dobbiamo parlare anche di accoglienza. Cantine Caggiano ci ha visto lungo già da un po’…

 

«Non vorrei sembrare immodesto nel dirlo ma noi siamo stati i primi a fare accoglienza per gli eno-turisti: contestualmente alla nascita della cantina abbiamo creato uno spazio dedicato alle degustazioni. Uno spazio fatto con materiali del territorio e materiali di recupero, uno spazio autentico per trasmettere l’atmosfera familiare del nostro lavoro. Siamo sempre onorati quando possiamo accogliere visitatori e lo facciamo tutti i giorni, anche nel weekend, gratuitamente e senza limiti di orario, questo vuol dire per noi ragionare sul lungo termine».

 

Cosa si augura per il futuro ?

 

«Per l’azienda l’obiettivo è quello di produrre sempre vini puliti e di qualità. Per il comparto spero si cominci a ragionare con maggiore solidarietà tra istituzioni e aziende superando anche sciocche invidie. La ricchezza di un posto la fanno i visitatori, è chiaro che le aziende devono fare la loro parte ma anche le istituzioni, locali e non, devono attivarsi con gruppi di lavoro capaci di utilizzare le risorse economiche e mentali»

 

Grazie

 

«A Lei…»

 

 

( Fonte Orticalab )