Indiana Jones in viaggio tra le cantine della Sardegna

L’immagine della Sardegna e dei suoi vini nelle impressioni di un gruppo di giornalisti stranieri invitati nell’Isola da sette cantine. Per la prima volta, promozione fai da te. Senza contributi pubblici. Un autentico viaggio di studio compiuto con rigore professionale e regole ferree: stesso tempo in ogni azienda, dedicato solo alla degustazione dei vini. Niente folklore o deviazioni vacanziere. Ci pensava il capocomitiva David Furer, americano trapiantato in Inghilterra, a far rispettare la rigorosa tabella di marcia: Siamo qui per lavorare.


Brindisi internazionale con i vini sardi, le cantine mobilitano i giornalisti stranieri per farsi conoscere all’estero. Una pattuglia di dieci rappresentanti di testate dei cinque continenti ha percorso la Sardegna in lungo e in largo alla scoperta dei suoi tesori enologici. E allora via coi bicchieri, infilandoci (quasi) il naso per scoprire i profumi pi segreti del vino, ruotandoli contro luce per ammirare le sfumature dei colori, prima di procedere alla degustazione, con l’aria assorta di chi deve sciogliere un enigma per poi diffonderne la soluzione nel mondo. Perch loro scrivono su autorevoli testate degli Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Sud Africa, Asia e Nuova Zelanda. Marted hanno visitato la Cantina sociale di Santadi, il giorno dopo quella di Dolianova e l’azienda Pala. Nel pomeriggio sono stati a Cabras, da Contini. Mercoled si sono diretti verso nord, prima a Oliena, da Gostolai, poi a Tempio nella Cantina del vermentino. Gioved, infine, chiusura della missione da Sella e Mosca ad Alghero.
PIANETA ENOLOGICO. In altre occasioni giornalisti col taste vin hanno esplorato il pianeta enologico Sardegna, ma stavolta c’ un’importante novit: sette cantine hanno deciso di mettersi insieme per portare a termine una missione di grande impatto mediatico. Senza un euro di contributo pubblico, regionale, nazionale o europeo. Solo con le proprie forze, vincendo lo storico individualismo che, di norma, le induce a farsi la guerra nei mercati mondiali, facendo piazza pulita di puerili quanto sterili gelosie. Forse perch hanno capito che il vino sardo meno di una goccia nel panorama mondiale e se non ci si fa conoscere si destinati a restare marginali. Protagonisti di questa piccola rivoluzione, le cantine di Santadi, Pala (Serdiana), Dolianova, Gostolai (Oliena), Contini, (Cabras), Gallura (Tempio), Sella e Mosca (Alghero). Non stato difficile metterci d’accordo – spiega Fabio Angius, direttore commerciale di Pala e regista dell’iniziativa – anche se purtroppo abbiamo registrato qualche sdegnato rifiuto. Resistono mentalit dure a morire.
DA LONDRA. E infatti il londinese Philip Williamson commenta: Se oggi la Sardegna, zone interne incluse, conosciuta in Inghilterra, lo deve principalmente a iniziative di Ryan Air e Easy Jet. Un tempo era impossibile, a causa degli elevatissimi prezzi dei biglietti aerei. Come dire: sardi, datevi da fare. E il norvegese Arne Ronold rincara la dose: Nel nostro paese, sinora la Sardegna non ha sfruttato la grande popolarit dell’Italia. A pensarci bene, l’isola nota soprattutto per la longevit dei suoi abitanti. Lo stesso Vinci ricorda quella volta che, a Washington, durante una presentazione di vini, gli chiedevano dove fosse la Sardegna, mi procurai una carta geografica Usa ma, con mia grande sorpresa, scoprii che anche l la nostra isola non esisteva.
INNAMORATI. Succede pi spesso di quanto non si creda, anche se molti sardi ritengono di essere al centro del mondo. Utile, perci, il dicono di noi con i rappresentanti della stampa straniera. Come Patricia Guy, americana innamorata dell’Italia (vive a Verona), autrice di numerosi libri, sulla cucina asiatica e le nuove frontiere del gusto. Scrive, inoltre, su riviste enologiche australiane e di Hong Kong: In Australia, dove si produce moltissimo vino, sono conosciuti soprattutto i prodotti siciliani e pugliesi, richiestissimo dagli emigrati italiani. Della Sardegna si conosce soprattutto la Costa Smeralda. Se volete entrare in quel mercato coi vostri vini, dovete puntare su prodotti molto specifici, di alta qualit. Ma non trascurerei anche Singapore, dove, negli ultimi dieci anni, esploso il consumo del vino.
In Australia, come in altri paesi, gli emigrati rappresentano un traino decisivo per i prodotti italiani. Potrebbe accadere lo stesso in Belgio, dove esiste una folta colonia sarda da diverse generazioni. Invece Marc Vanhellemont spiega che nel suo Paese l’elemento pi conosciuto della Sardegna il pecorino. Questo non significa che i vostri vini non siano presenti. In particolare, quelli di Santadi e i vermentini.
un viaggio nella Sardegna enologica quello compiuto dai giornalisti, ma alla loro attenzione non sono sfuggite altre peculiarit dell’Isola. Cos Vanhellemont rimasto molto colpito dalla lingua: ho notato che nel nord si parla come in Corsica, mentre a ovest prevale addirittura il catalano.
DAGLI USA. Dall’Europa agli Stati Uniti, David Furer, del Journal sommelier, scrive anche su altre autorevoli riviste Usa, da Decanter, considerato un’autentica bibbia, ad Harpers, Off licence news e Wines and spirit intermational. Ma cura pure la Revija del vino slovena. Attivit che gli consente di avere un’ottima conoscenza deel mercato inglese e Usa. Anche lui ammette che non tutti in America sanno dove si trova la Sardegna. Ma bisogna considerare che i consumatori degli Stati Uniti, a differenza di quelli europei, si orientano pi con la marca del vino che con la zona di produzione. Oggi i prodotti italiani stanno conoscendo un periodo di grande successo, anche a causa delle presenza di una foltissima comunit che discende dagli emigrati. Sino a una quindicina di anni fa, solo i vini del nord godevano di grande prestigio. Oggi anche quelli del centro sud stanno compiendo notevoli passi avanti. E la Sardegna? Ha grandi potenzialit, se punta sulle sue produzioni tipiche, in particolare sui vini ottenuti da uve autoctone. Ma fondamentale, per sfondare sul mercato Usa, organizzare un’adeguata politica di marketing. 

( Fonte L’ Unione Sarda )