Francesco Scacchi- Medico di Fabriano (AN), 7/11/1577 – 11/3/1656
Linventore del Metodo Classico
E se il metodo classico, o della rifermentazione in bottiglia, lo avessimo inventato noi italiani, invece del famoso ed ultranominato frate doltralpe Dom Perignon, che ne direste ? Sembra proprio sia cosi, ed allora ad ognuno i suoi meriti, ed un testo della fine del 1500 inizi 1600 testimonia proprio in tal senso. Il 6 ottobre ci sar a Fabriano, la premiazione del Nastro d’ Oro del Concorso Nazionale Spumanti,( vedi al link: https://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=2429 ), proprio dedicato a questo nostro illustre medico marchigiano, che ancora non salito alle cronache come meriterebbe, per quanto scopri’ per primo in tema di spumantistica-metodo classico !
Buona lettura
Roberto Gatti
Forse pochi immaginano che probabilmente la tradizione spumantistica italiana trovi le sue radici proprio nella Citt di Fabriano in Provincia di Ancona. Il patrimonio enologico del comprensorio Fabrianese oggi custodito da piccole aziende, prevalentemente a conduzione diretta; le produzioni di maggior pregio vengono da alcune localit che rappresentano le zone pi vocate alla viticoltura, come Collamato, Argignano e San Michele, comprese nellarea di produzione del Verdicchio di Matelica, mentre tutto il territorio comunale insiste nellarea di produzione dellEsino DOC.
La tradizione spumantistica marchigiana e italiana alla luce della riscoperta dell’opera “De salubri potu dissertatio” del medico fabrianese Francesco Scacchi. Lautore annota interessanti considerazioni sui vini e soprattutto sul modo di fare i vini frizzanti o spumanti nella sua epoca ( ben prima di pi rinomati personaggi transalpini!). Questo raro e prezioso trattato di ben 235 pagine stato recentemente riproposto in copia anastatica dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana.
Sono ben ventidue capitoli densi di nozioni mediche a carattere soprattutto igienico sul bere (vino, acqua ed altro) o no , se caldo o freddo, se digiuni o dopo pranzo e cos via. Ecco alcune spigolature colte qua e l leggendo per voi la pubblicazione in esame.
Assolutamente strano che lo Scacchi (ma neppure l’autore della moderna introduzione) non citi mai il suo conterraneo (cio delle odierne Marche) e collega Andrea Bacci ( questo avviene anche ai giorni nostri, dove non si incontrano mai ai convegni due illustri accademici di viticoltura italianin.d.r. ) che diede alle stampe sempre a Roma nel 1595 (solo ventisette anni prima) De naturali vinorum historia …in sette volumi, opera notevolissima e rinomatissima: evidentemente non era parso opportuno citare un rivale accademico. Sono comunque pochi i suoi contemporanei a cui fa rimando nel testo.
Tantissimi e dottissimi i rimandi ai classici. Il pi citato il medico greco Claudio Galeno (II – III secolo d. C.) seguito dallo studioso latino Plinio il Vecchio (I secolo d. C.); curioso notare che sono circa 5 -6 i vocaboli che anche l’edizione del 1622 mette scritti in caratteri greci, evidenziando una certa cura tipografica.
Il terzo capitolo il pi lungo (31 pagine): s’intitola Quale bevanda sia stata pi comune presso gli antichi: se fredda o calda o tiepida. Il sesto allega delle curiose immagini di recipienti metallici per scaldare le bevande visti usare dalla delegazione giapponese arrivata da Papa Paolo V a Roma nel 1615 (per il th ed il sak).
Nel XIV (14^) si entra appieno nella storia dei vini con il titolo De origine vini et vinorum differentiis, ma sono solo 7 pagine! Nel quindicesimo finalmente cita i vini piceni (delle Marche quindi): “…, anche i vini piceni sarebbero sceltissimi, essendo state le province di tal genere fornite e provvedute dalla natura di colline non meno numerose che amene, aperte e fruttifere, e avendo tutte le vigne un’ottima posizione, vigne che sebbene per la fertilit di quei luoghi non abbiano assolutamente bisogno di concime, sono solite tuttavia essere concimate, affinch le uve diventino pi abbondanti,…” (pagina 120 della traduzione).
Nel sedicesimo si tratta delle donne e del vino (che meglio tenere distanti) e nel diciassettesimo proprio nelle prime righe si specifica che il vino un alimento vero e proprio, come ci dicono sottolineano i dietologi oggigiorno.
Indubbiamente il capitolo XXI (21^) intitolato Se il vino frizzante, comunemente chiamato piccante, sia utile alla salute ha destato interesse dal punto di vista della storia dell’enologia (anche per motivi campanilistici e di sano amor patrio) e della spumantistica in generale. L’aspetto interessante di questo capitolo rappresentato dalla descrizione dei metodi con cui si rendevano frizzanti i vini a quel tempo. Ad onor del vero anche Andrea Bacci diceva qualcosa del genere sul vino con le bolle e tutti e due concordano che non cos salutare bere addizionato. Al tempo evidentemente vi erano diverse correnti di pensiero sull’argomento che dividevano i giudizi tra i sostenitori delle bevande frizzanti come Baldassarre Pisanelli (Trattato de’ Cibi e del Bere, Bologna 1611) e gli autori sopra citati che mettevano in guardia da un uso fuori modo di tali bevande.

















