Una buona bottiglia di vino, un piatto di spaghetti fumanti, i Musei Vaticani, la Costiera Amalfitana e un concerto di Pollini allAuditorium del Parco della Musica di Roma sono, se vogliamo, un unicum, e sono anche il biglietto da visita dellItalia così come lo potrebbero essere cento altri esempi positivi.
Certo, potremmo anche dire che i taxi abusivi alla Stazione Termini, gli arrivi serali a Fiumicino con la caccia al turista, il traffico caotico di molte città italiane, i prezzi dei ristoranti per turisti e relativa bassa qualità, una minerale in piazza San Marco e via e via sono il biglietto da visita nero di quella stessa Italia.
Cè una cosa che accomuna luna e laltra Italia, quella bella e gradevole e quella insopportabile già per noi italiani, immaginarsi per uno straniero, ed è il livello dei prezzi. Noi siamo al 116° posto, su 124 Paesi del mondo presi in esame, per competitività dei prezzi nel comparto turistico. Se ci può dare consolazione il 124° posto è occupato dal Chad, ma il Giappone, che uno immaginerebbe molto più costoso di noi, sta in questa classifica al 107° posto, davanti allItalia.
La ricerca è stata fatta dal World Economic Forum, organizzatore del summit mondiale sulleconomia di Davos, ma anche di questo rapporto annuale che prende in esame una serie di parametri quali la normativa sul turismo, le strutture turistiche, la priorità al turismo nelle politiche governative, la sicurezza, la salute e ligiene ecc
E così unItalia che tutti direbbero paese turistico per eccellenza è in classifica generale al 33° posto, e non va bene, ma quello che ci deve realmente preoccupare è la classifica dei primi: Svizzera, la migliore; Austria seconda; Germania terza; Islanda quarta; Usa quinti; Hong Kong sesta; Canada settimo; Singapore ottavo; Lussemburgo nono e Gran Bretagna decima, seguita al dodicesimo posto dalla Francia e al quindicesimo dalla Spagna. Come si vede, non paesi del Terzo Mondo con manodopera pagata niente, ma quasi tutti paesi ricchi come il nostro se non di più.
Essere trentatreesimi in classifica generale vuol dire essere appesantiti da un deficit complessivo difficilmente recuperabile in poco tempo perché i nostri concorrenti non staranno sicuramente fermi e per noi sarà una competizione sempre più dura. In questo contesto il turismo enogastronomico si dimostra molto forte e sempre più in grado di attirare turisti dal mondo, ma non può da solo ribaltare una situazione compromessa da mancanza di manodopera qualificata per cui siamo al 98° posto; per il mercato del lavoro e la sua scarsa flessibilità per cui siamo al 114° posto; per la tassazione del settore che ci vede al 120° posto.
Si può continuare a dire che siamo il Paese più bello del mondo, che qui cè il 50% del patrimonio artistico mondiale ecc e contemporaneamente non affrontare i problemi veri: il prossimo anno saremo al 40° posto e scenderemo sempre più. Si può scegliere di affrontare i problemi e in tal caso sarà un lavoro durissimo e lungo. Tertium non datur e questo ci rende pessimisti anche se il vino è buono e gli spaghetti fumanti sono al dente.
( Fonte Stefano Bonilli-Gamberorosso )
















