L’Amarone e il sassolino nella scarpa di Gigi Brozzoni









Nel corso della recente anteprima dellAmarone 2004, di cui ho parlato nella news scorsa, il presidente del Consorzio di tutela dei vini di Valpolicella, Emilio Pedron, ha fatto due importanti comunicazioni: la prima, decisamente positiva e quindi data con non celato orgoglio, riguardava la zonazione della Valpolicella che ora, a tre anni dal suo avvio, sta fornendo i primi risultati. E proprio partendo da questi risultati, il dottor Nicola Bottura ha illustrato la realizzazione della carta delle Unità di Paesaggio, spiegando come correlando le indagini pedologiche, climatiche, viticole ed enologiche si sia arrivati a definire le dodici diverse zone che compongono la Valpolicella. Da questa base e attraverso lelaborazione dei dati produttivi degli ultimi anni si giungerà a pubblicare, nel corso del 2008, il Manuale duso del Territorio a servizio del viticoltore per la migliore gestione del vigneto.
Poi, riprendendo la parola, Emilio Pedron è passato alla seconda comunicazione, quella negativa, quella che mi ha messo il sassolino nella scarpa: la pratica per il passaggio dellAmarone alla docg, ha subito una battuta darresto da parte del Comitato di tutela delle denominazioni. In sostanza il Comitato ha respinto il disciplinare di produzione della docg Amarone perché, prevedendo limbottigliamento in zona, andava a scontrarsi con i cosiddetti diritti acquisiti. E qui il sassolino ha cominciato a darmi molto fastidio. I diritti acquisiti, nel caso dellAmarone della Valpolicella, sono rappresentati da 148 aziende imbottigliatrici che continuano ad arrogarsi il diritto di imbottigliare i vini di Valpolicella fuori dalla Valpolicella. Non ci crederete, ma ora il sassolino mi fa davvero male e me lo devo togliere assolutamente. Forse Emilio Pedron non ha voluto dirlo esplicitamente, solo una piccola smorfia nella sua espressione tradiva la sua profonda delusione, ma in sostanza il Comitato di Tutela delle doc, anziché tutelare gli interessi della doc e delle 165 aziende di filiera della Valpolicella, ha preferito tutelare gli interessi di 148 imbottigliatori. E allora mi domando: cosa ce ne facciamo di un Comitato di Tutela che non tutela? Cosa ce ne dobbiamo fare di un Comitato di Tutela che si preoccupa di garantire lincontrollabile? Onorevole Ministro Paolo De Castro, anche se dimissionario, e Senatore Tommaso Zanoletti, anche se già dimesso, non vi siete accorti che il Comitato di Tutela si andava trasformando in una lobby degli imbottigliatori? Al neo-Presidente del Comitato vorrei ricordare che lAmarone della Valpolicella, proprio perché sta crescendo così irresistibilmente, ha impellente ed inderogabile bisogno di essere tutelato e garantito. Dallo Stato.
Noterete che non ho messo il nome del nuovo Presidente del Comitato, perché il nome di Flavio Tattarini, ex Presidente dellEnoteca Italiana di Siena, lo si è fatto solo a Siena; da Roma nulla, tutto tace, da prima dello scioglimento delle Camere. Dovè lo Stato?
Il sassolino me lo sono tolto. Ora mi berrò un buon Amarone.



( Fonte Seminarioveronelli )