La cooperazione vitivinicola in Italia, strategie per vincere sul mercato

( nella foto l’amico/collega Fabio Piccoli )


 


E’ indispensabile agire sulle leve culturali per ottenere un miglioramento complessivo delle competenze. Il maggior successo deriva da un management di primissimo livello. L’analisi di Fabio Piccoli


di Fabio Piccoli


Dopo esserci occupati, grazie anche all’ottimo lavoro di Roger Sesto, che ringraziamo, della due giorni di Pitigliano, del 22 e 23 agosto scorso, proponiamo ora un delle relazioni del convegno sul tema “Ruolo, opportunit e prospettive che, ancora oggi, sono in grado di offrire le cooperative vitivinicole”.


 


Si trattato di un momento di riflessione molto importante, e per questo ne diamo ampia notizia. La due giorni stata organizzata dallo scrittore Andrea Zanfi e dalla Cantina Cooperativa di Pitigliano, in occasione dei festeggiamenti per il suo 50 anniversario di attivit.


 


Qui di seguito riportiamo il testo dell’intervento del giornalista Fabio Piccoli dal titolo La possibilit delle cooperative di ampliare lesperienza culturale e didattica del gruppo associativo.


A voi tutti buona lettura. (TN)


 


 


Il giornalista Fabio Piccoli


 


 


L’INTERVENTO DI FABIO PICCOLI


 


Ogni volta che si chiamati ad intervenire sul tema della cooperazione vitivinicola nel nostro Paese non si pu prescindere da una indispensabile premessa: il sistema vitivinicolo italiano caratterizzato da un livello di frammentazione elevatissimo. Basti pensare che oggi sono circa mezzo milione i viticoltori (che conferiscono le proprie uve a cantine cooperative o private), sono quasi 40 mila le imprese imbottigliatrici e lazienda vitivinicola italiana caratterizzata da una superficie media di poco superiore ai 2 ettari.


 


Provate ad immaginare cosa sarebbe il sistema vino Italia senza il contributo essenziale della cooperazione in grado di creare quellindispensabile aggregazione e di limitare, pertanto, la vastissima polverizzazione del tessuto produttivo.


Negli ultimi anni, inoltre, si assistito ad un interessante e importante processo di fusione tra cooperative che, ci auguriamo prosegua anche in futuro, garantisca ulteriore capacit di aggregazione del sistema enologico nazionale.


 


Le attuali circa 600 cooperative vitivinicole, infatti, sono molto probabilmente un numero ancora eccessivo che limita il livello di competitivit complessivo del sistema cooperativo nazionale.


Per dare alle cooperative vitivinicole italiane un ruolo ancor pi importante nello sviluppo della competitivit del sistema vitivinicolo nazionale oggi fondamentale agire nelle cosiddette leve culturali attraverso un miglioramento complessivo delle competenze delle risorse umane oggi coinvolte nella cooperazione enologica del nostro Paese.


 


Basta andare ad analizzare le case history delle cooperative del nostro Paese di maggior successo per accorgersi che esse sono dotate un management di primissimo livello.


Da sole, le strategie, infatti, non sono sufficienti per garantire il successo e lampliamento della competitivit delle imprese cooperative.


Ci verrebbe da affermare che se, quanto sopra enunciato, vero per tutte le imprese, lo ancor di pi per le cooperative.


 


La cooperazione, infatti, caratterizzata da due elementi fondamentali:


– i soci (i viticoltori);


– il managment (sia sul versante gestionale, delle strategie, che di quello specificatamente tecnico).


Aumentare, pertanto, il profilo delle professionalit allinterno della cooperazione obbliga unattivit che si deve muovere sia sul versante della base associativa che su quello del managment.


 


La formazione, pertanto, appare una attivit fondamentale per poter aumentare il livello della risorsa umana coinvolta a vari livelli allinterno della cooperazione.


In particolare, per quanto riguarda la base associativa una efficace azione formativa non deve limitarsi agli aspetti prettamente tecnici (gestione del vigneto) ma deve necessariamente accompagnare i viticoltori a diventare veri e propri imprenditori attraverso percorsi formativi che coinvolgano le seguenti tematiche:


 


– analisi dei costi di gestione del vigneto;


– marketing dellimpresa vitivinicola;


– analisi dello scenario competitivo;


– misure di sviluppo dellimpresa vitivinicola (ocm vino,psr, ecc.).


 


A questo proposito ci piace usare lo slogan Pi imprenditori, meno viticoltori per sintetizzare un concetto per noi molto importante: il viticoltore sempre di pi deve diventare lanello chiave dello sviluppo della cooperazione. Ma deve essere un soggetto attivo e completamente coinvolto nellattivit della cooperativa. Limitare il coinvolgimento del socio viticoltore a mero conferitore di materia prima pi o meno differenziata non solo riduttivo ma decisamente pericoloso per il destino della cooperazione.


 


Dal nostro punto di vista il progresso della competenza del socio viticoltore non pu che passare attraverso la pianificazione di una reale e operativa attivit formativa, soprattutto per quanto riguarda le giovani generazioni.


E evidente che i percorsi formativi sopra enunciati diventano ancor pi importanti per chi preposto alle azioni di gestione dellimpresa cooperativa.


Da recenti ricerche emerso in maniera chiara che il principale fattore di competitivit dellimpresa vitivinicola la risorsa umana.


 


Ebbene oggi il sistema vitivinicolo italiano sta pagando un deficit di risorse umane adeguate, soprattutto sul versante commerciale, di gestione e di marketing, enorme.


Stime parlano addirittura che quasi il 60% delle imprese imbottigliatrici italiane non hanno una rete commerciale, una direzione marketing, un responsabile export.


 


Se si vanno ad analizzare nello specifico le imprese cooperative la situazione non migliore. Considerando il ruolo strategico fondamentale della cooperazione per tutto il sistema vitivinicolo nazionale diventa facile giustificare investimenti importanti nella formazione di figure professionali in grado di andare a formare una classe dirigente, quadri ed operatori capaci di sfruttare tutte le potenzialit della cooperazione vitivinicola nazionale.


 


A partire da managment in grado di garantire oggi una maggiore segmentazione dellofferta secondo le esigenze del mercato, una migliore gestione dei costi di produzione evitando cos di agire solo sulla leva del prezzo delle uve da riconoscere ai soci, una efficiente rete commerciale soprattutto sul versante internazionale, riconosciuto oggi come la maggiore opportunit di mercato per i vini del nostro Paese.


 


 


( Fonte Teatronaturale )